A che punto siamo con il progetto “Sabbiunè”? Lo chiediamo oggi al sindaco Claudio Castello e alla sua Giunta dopo aver fatto un giro, la scorsa settimana, sulla spondasinistra del Po, passeggiando sulla riva cui si può giungere dalla pista ciclabile sull’argine o dalla stradina sterrata che, poco prima del ponte, conduce di fianco al fiume. Lo chiediamo perchè sono passati tanti anni da quando l’allora assessore della Giunta Ciuffreda, Annalisa De Col, presentò con la consueta enfasi che contraddistingueva quell’amministrazione il progetto in conferenza stampa e perché, da allora, non s’è saputo più nulla. Nè dell’andamento dei lavori, nè della loro conclusione, nè delle condizioni in cui i quattro addetti hanno lavorato fino a poco tempo fa. Ma procediamo con ordine.
A giudicare da quanto abbiamo visto, i lavori non sembrano ancora conclusi. L’area è stata spianata, l’erba tagliata, i percorsi a piedi tracciati mentre le panchine non sono ancora “agibili”: non sono fissate al terreno, per questo sono ancora protette con del nastro. Idem i contenitori dell’immondizia.
L’altro giorno, giovedì 19 aprile, alle 16, per la cronaca, non abbiamo visto alcun operaio all’opera.
“Sabbiuné”, insieme al progetto “Da ponte a ponte”, avrebbe dovuto riqualificare l’intera sponda del Po dalla confluenza con il torrente Orco fino al ponte di Chivasso.
“Da ponte a ponte” era il più grande (un’estensione di 600.000 metri quadri) e il più costoso: circa tre milioni e mezzo di euro di investimento. Il Comune aveva cominciato ad ottenere dalla Regione cinquemila euro per elaborare il progetto ma sono passati anni e non se n’è fatto nulla. Fortemente voluto dall’allora vice sindaco e assessore all’Ambiente Massimo Corcione, “Da ponte a ponte” è stato abbandonato.
“Sabbiunè”, invece, pareva un intervento rapidamente fattibile. Un’area più piccola. Un costo minore: 100.000 euro (la Regione paga l’80% e il Comune il resto). Soprattutto una pratica ben avviata. Il lavoro assegnato alla Cooperativa Aurora, l’unica azienda ad avere presentato la candidatura. I quattro lavoratori chivassesi, individuati dal Centro per l’Impiego, all’opera.
Data prevista di conclusione dei lavori: marzo 2015. Siamo ad aprile 2018 e non sappiamo ancora se il progetto è da ritenersi concluso o meno. Se non altro, dovrebbero essere rese disponibili almeno le panchine, ma tant’è...
Le caratteristiche di “Sabbiunè” sono sommariamente descritte nel documento distribuito durante la conferenza stampa di qualche anno fa: “L’intervento consiste nel ripristino accessibilità, pulizia, riqualificazione ambientale e restituzione all’utilizzo pubblico di un’ampia area, già sede di attività estrattiva, adiacente la riva destra (in realtà è la riva sinistra, n.d.r) del Po a monte del ponte sul fiume. A lavoro eseguito si prevede l’insediamento di campi di gara ed attività sportive (pesca, canoa, fitness, tiro con l’arco)”.
La riqualificazione dell’area può dirsi conclusa?
Giriamo la domanda a Palazzo Santa Chiara e ci aspettiamo una risposta.
Una risposta che aspettano anche almeno la metà dei lavoratori impiegati nel progetto.
Due, dei quattro, lamentano infatti situazioni al limite dell’accettabile.
“Sono in ritardo con i pagamenti - inforcano, all’unisono, Vincenzo Pontieri e Rosetta Azzinari Basile -, di almeno un mese. Abbiamo lavorato fino a febbraioin condizioni ‘al limite’: non avevamo a disposizione nemmeno i servizi igienici. Nè ci è stato fatto alcun corso di formazione. E’ normale tutto questo?”.
Per la cronaca oggi, martedì 24 aprile, l’assessore alle Politiche Sociali Claudio Moretti, subentrato ad Annalisa De Col, incontrerà uno dei lavoratori di “Sabbiunè”. Chissà che non si possa vedere un po’ più chiaro in tutta questa vicenda...
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