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27 Gennaio 2021 - 12:44
Claudio Bethaz assessore
L’assessore Claudio Bethaz ha espresso in un intervento dettagliato la sua posizione sul documento messo ai voti e di conseguenza anche sul sito per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi.
“Quando in Italia si parla di nucleare – ha esordito - si scatenano reazioni istintive e si pone poca attenzione nell’approfondimento delle questioni. Abbiamo l’obbligo di dotarci di un deposito definitivo per i rifiuti nucleari e bassa e media intensità, prodotti in larga parte dall’industria biomedica (sia in ambito terapeutico che diagnostico) e dagli ospedali ed in parte dalle industrie che utilizzano queste sostanze per alcune lavorazioni. Oggi gli scarti sono collocati in depositi provvisori, alcuni dei quali si trovano in Piemonte (a Saluggia e nell’ex-centrale di Trino Vercellese). Siamo la regione con più scorie e quindi con maggiori pericoli per la salute umana; quelle del Lazio sono più voluminose ma meno attive. L’Italia è già stata oggetto di richiamo. Lo scopo di questo deposito è la sicurezza: dovrà essere monitorato per 300 anni ed alla fine, quando sarà completato il processo di decadimento, queste sostanze non saranno più pericolose per l’organismo umano. Diverso sarebbe il discorso per le scorie delle centrali nucleari ma due referendum ne hanno decretato la chiusura”.
Bethaz ha poi ricordato che sono stati individuati 29 criteri di esclusione nel determinare l’idoneità dei luoghi e che da questi è emersa la Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee. Una parte del sito scelto sarà dedicata allo stoccaggio ed un’altra alla ricerca “ovvero a laboratori e polo tecnologico con la creazione - secondo stime anche un po’ esagerate – di 4 o 5.000 posti di lavoro sul territorio”.
Si è dichiarato d’accordo con il documento votato dal consiglio su un aspetto: i tempi tecnici sbagliati. “Dopo che la Carta viene pubblicata c’è tempo due mesi per le osservazioni. Chiunque faccia l’amministratore sa che dovendo affrontare il Covid ed in questo periodo dell’anno nel quale si lavora al bilancio, l’ente locale non ha il tempo e forse nemmeno la forza economica per queste analisi complesse. So però che in parlamento sono state presentate 4 o 5 mozioni da parte dei diversi schieramenti per allungare i tempi: il ministro Costa ha dato la sua disponibilità e la Regione ha messo a disposizione la sua forza economica e la sua competenza tecnica insieme alla Città Metropolitana. Quello che contesto è che questo vada a danneggiare irrimediabilmente l’immagine e la salute di un territorio. Lo scopo principe dev’essere la sicurezza e non ci sarà un posto al mondo più sicuro di questo per quanto riguarda la fuoruscita di radiazioni. Parliamo ovviamente di un complesso eseguito a regola d’arte però, se con un atteggiamento tipicamente all’italiana, si dice che non possiamo farlo perché gli italiani non sono capaci, non ci doteremo mai di questo sito”.
Nell’annunciare la propria astensione ha spiegato: “Ad oggi non sono in grado di rispondere alla domanda se il sito sia migliore o peggiore, idoneo o no: servono analisi tecniche. Quello che so per certo – e quindi non posso votare a favore della mozione –è che un deposito come questo non danneggerà in modo irreparabile l’immagine turistica e le colture circostanti. Il progetto è preso da quello del sito più grande della Francia (dove il 75% dell’energia elettrica deriva dal nucleare, energia che in parte compriamo anche noi). Si trova nella regione di produzione dello champagne e dubito che qualcuno di voi si farebbe per questo problemi a comprarlo. Disconosco i toni terroristici con cui si parla dell’ “orrore peggiore di tutti i tempi” ma spero che il tema venga approfondito e non spaventi, altrimenti saremo sempre la nazione in cui l’esame medico chiamato “risonanza magnetica nucleare” dev’essere definito solo “risonanza magnetica”…
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