Prosegue l’impegno dall’Amministrazione comunale per riportare agli antichi splendori Casa Matta. Oltre alla realizzazione degli impianti elettrici, alla ripavimentazione del piano terra e alla sostituzione di infissi esterni e interni, sono anche cominciati i lavori al tetto dove si prevede l’istallazione di un impianto fotovoltaico sul lato posteriore della casa.
Per il riscaldamento verrà inserita una pompa di calore con caldaia a condensazione di backup e, al posto dei termosifoni, verranno installati ventilconvettori. Verrà, infine, installato un sistema di allarme e una videocamera collegate al sistema di videosorveglianza comunale. Meno veloci le iniziative sul Regio Fonte di San Genesio. Sono stati portati avanti alcuni interventi di pulizia della zona ma nulla di più. “L’idea di promuovere l’acqua di San Genesio nelle bottiglie-campione è stato un tentativo di marketing e sono rimasto rimasto stupito per l’interesse dimostrato dai giornalisti”. L’intenzione comunque è quella di riuscire, prima o poi, a riaprire i locali.
Il Regio Fonte
Ubicato nei pressi della chiesa e un piccolo edificio dentro il quale è racchiusa una sorgente di acqua sulfurea; le acque sono bromo-iodico-sulfuree, efficaci come idropinoterapia contro le malattie polmonari e ghiandolari, le ostruzioni addominali, le infezioni cutanee e ginecologiche; sin dai tempi antichi quest'acqua è stata considerata miracolosa.
La Leggenda
Si narra che San Genesio di Arles, recandosi in pellegrinaggio dalla Francia a Roma, passò per Castagneto ove tenne a battesimo il figlio di un falegname. Rientrando in patria, ripassò per il medesimo luogo incontrando il figlioccio oramai cresciuto e gli regalò un tappo d’oro della propria fiaschetta, che stuzzicò sibito le avide fantasie di alcuni malandrini che gli tesero un agguato credendo di racimolare chissà che bottino. Lo uccisero ma si ritrovarono a mani vuote e ne seppellirono il corpo sul luogo del delitto. Tempo dopo, alcuni devoti al Santo vennero dalla Francia per recuperarne la salma: la levarono dalla sepoltura, lasciandovene però un dito poi conservato in una teca della chiesa a lui dedicata.
Rimosso il corpo, iniziarono a zampillare tre sorgenti, rispettivamente di latte, di olio e di zolfo. Finché i terrazzani le usarono per i loro bisogni, il Santo lasciò fare, ma quando essi ne fecero commercio per arricchirsi, allora egli le confuse tutt'e tre e da lì nacque la caratteristica acqua lisciviale, con odor di zolfo e dal color biancastro che sgorga in questo luogo. In realtà quel San Genesio morì ai tempi di Diocleziano sulle rive del Rodano per ben altri motivi.
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