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DEPOSITO NUCLEARE. «Ci sono omissioni procedurali nell’iter per l’individuazione del sito per il Deposito nazionale»: i quattro Comuni dell’area To-10 incaricano un legale di presentare un esposto contro la Sogin

DEPOSITO NUCLEARE. «Ci sono omissioni procedurali nell’iter per l’individuazione del sito per il Deposito nazionale»: i quattro Comuni dell’area To-10 incaricano un legale di presentare un esposto contro la Sogin

Antonio Magnone, sindaco di Rondissone, Claudio Castello, sindaco di Chivasso, Marco Formia, sindaco di Mazzè, Maria Rosa Cena, sindaco di Caluso

La Giunta comunale di Rondissone, presieduta dal sindaco Antonio Magnone, il 4 ottobre ha deliberato di presentare un esposto all’Autorità Giudiziaria, “unitamente ai Comuni di Caluso, Chivasso e Mazzè”, “in merito alla procedura per la localizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”, con costituzione di parte offesa.

La Giunta rondissonese ritiene infatti che sussistano “omissioni procedurali concretizzatesi nell’iter che ha condotto, sino ad ora, Sogin spa alla redazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai) alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi”. La Cnai non è ancora stata pubblicata, ma nella Cnapi - la Carta delle aree potenzialmente idonee - Sogin aveva inserito anche un’area, denominata To-10, che insiste sul territorio dei comuni di Rondissone, Mazzè e Caluso.

La Giunta intende chiedere all’Autorità Giudiziaria di “valutare la sussistenza di eventuali reati in danno dei Comuni interessati e delle loro popolazioni, eventualmente compiuti da dirigenti e/o funzionari Sogin preposti alla procedura di individuazione delle Aree idonee, in ragione di violazioni di legge e/o di regolamenti, tanto di carattere amministrativo quanto di carattere ambientale”. Viene infatti evidenziato che “le procedure tenutesi sino ad oggi sono state contrassegnate da gravissime carenze e da una totale opacità di confronto e comunicazione, con particolare riferimento alla mancata pubblicazione dei rilievi critici che sono stati rappresentati nel corso del la procedura stessa”; si sottolinea inoltre che “le osservazioni e gli approfondimenti inoltrati dai Comuni e dai loro consulenti tecnici sono stati ad oggi totalmente pretermessi”.

A rappresentare i Comuni è stato individuato l’avv. Vincenzo Enrichens, che tra febbraio e marzo aveva già redatto e inviato a Sogin due atti di diffida (uno a nome dei quattro Comuni, l’altro solo in favore di Mazzè e Rondissone).

L’applicazione del criterio dei “livelli piezometrici affioranti”

A far inalberare l’Amministrazione rondissonese è stato l’intervento del geologo Michele Rosati al Seminario Nazionale organizzato da Sogin.

Nella “Guida Tecnica n. 29” redatta da Ispra nel 2014, che contiene i criteri in base ai quali valutare l’idoneità o meno delle aree, è compreso il criterio di esclusione CE10: “sono escluse le aree caratterizzate da livelli piezometrici affioranti o che, comunque, possano interferire con le strutture di fondazione del Deposito. La prossimità di acque del sottosuolo, nelle loro variazioni di livello stagionali e non stagionali conosciute può ridurre il grado di isolamento del Deposito e favorire fenomeni di trasferimento di radionuclidi verso la biosfera”. Un criterio che quindi porterebbe all’esclusione dell’area To-10 dalla mappa.

Rosati, invece, nel Seminario ha sostenuto che tra le barriere fisiche che impediscono ai radionuclidi di essere trasferiti all’ambiente va annoverata la “nona barriera, ovvero la barriera del terreno insaturo al di sopra della falda”.

Tali considerazioni sono apparse “gravemente inesatte” ai tecnici incaricati dalle Amministrazioni di Mazzè, Rondissone, Caluso e Chivasso: “non possono essere in alcun modo condivise e risultano essere del tutto fuorvianti in ordine al’applicazione del criterio escludente ed al significato effettivo del termine “barriera geologica” quale barriera effettivamente esistente nelle condizioni naturali geologiche del sito, così come indicato dal’International Atomic Energy Agency (Iaea)”.

Le diffide inviate a febbraio e marzo, però, non sembrano aver sortito finora alcun effetto su Sogin. Ecco perché ora si intende procedere con un esposto.

Si aggiunge Chivasso

Il territorio di Chivasso non è compreso nell’area To-10, ma è molto vicino. La Giunta chivassese presieduta dal sindaco Claudio Castello il 6 ottobre ha quindi deliberato di condividere l’azione dei Comuni di Mazzè e Rondissone (ma, a differenza della delibera rondissonese, in questa e nel comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi non viene citato Caluso) “per la predisposizione di un esposto e la costituzione di parte offesa in relazione al Deposito nazionale rifiuti radioattivi”, “ai fini di tutelare le aree e la popolazione del territorio chivassese da ricadute negative di carattere ambientale, economico e di sicurezza dovute all’imprecisa valutazione dei criteri di previsione e scelta dei siti inseriti nella carta Cnapi per l’individuazione del Deposito”, e di “avvalersi del medesimo studio legale individuato dai Comuni di Rondissone e Mazzè in un’ottica di ottimizzazione, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.

Al 22 ottobre, però, contrariamente a quanto affermato nella delibera di Rondissone non erano ancora comparsi né all’albo pretorio di Mazzè né a quello di Caluso analoghi provvedimenti di incarico all’avv. Enrichens per la predisposizione dell’esposto.

Mazzè aveva presentato un ricorso al Tar contro il rigetto da parte di Sogin di un’istanza di accesso

Il 26 luglio 2021 il Comune di Mazzè aveva presentato a Sogin un’istanza di accesso civico generalizzato relativa a documentazione utilizzata per la predisposizione della Cnapi. Un mese più tardi, il 26 luglio, Sogin aveva rigettato l’istanza.

Il Comune aveva allora deciso di impugnare il provvedimento di diniego presentando un ricorso al Tar, “per l’annullamento del provvedimento stesso e per l’accertamento del diritto del Comune di accedere alla documentazione richiesta e per la condanna di Sogin all’ostensione di quanto richiesto”. Il 18 agosto la Giunta, presenti tre componenti su cinque (il sindaco Formia, il vice Mila e l’assessore Actis) aveva quindi deliberato di proporre ricorso, di autorizzare il sindaco a stare in giudizio e di affidare il patrocinio agli avvocati Stefano Cresta e Anteo Massone di Torino, con una spesa di 3300 euro.

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