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Deposito nazionale per lo stoccaggio di scorie e materiale radioattivo: tra le 67 aree potenzialmente idonee ce n’è una anche nel Chivassese

Deposito nazionale per lo stoccaggio di scorie e materiale radioattivo: tra le 67 aree potenzialmente idonee ce n’è una anche nel Chivassese

L’area To-10 è una delle 67 individuate da Sogin in base ai criteri definiti da Ispra

Il 5 dicembre Sogin, la società di Stato incaricata della gestione dei siti nucleari italiani e del materiale radioattivo, è stata autorizzata dal Governo a pubblicare (sul sito depositonazionale.it) la “Carta delle aree potenzialmente idonee” per la costruzione del Deposito Nazionale per scorie e materiale radioattivo, redatta sulla base di criteri definiti dall’ente di controllo Ispra. Ne sono state individuate 67, di cui 8 in Piemonte. Una di queste, denominata To-10, si trova sul territorio del Comune di Mazzè e in parte su quelli di Caluso e Rondissone.
CNAPI In verde le aree “potenzialmente idonee” sul territorio nazionale
La pubblicazione della Cnapi è solo l’inizio di un processo lungo, complesso e partecipato, che dovrebbe portare all’individuazione del sito definitivo. Pubblicato l’elenco delle aree potenzialmente idonee, per almeno due mesi si potrà consultare la documentazione. Entro fine anno sarà organizzato un Seminario Nazionale con enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca: saranno esaminati tutti gli aspetti legati al deposito, dalla sicurezza all’economia. In base ai risultati del Seminario Nazionale, Sogin aggiornerà la Cnapi. La Carta verrà nuovamente sottoposta ai pareri dei Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, e dell’ente di controllo Isin. Dopo queste valutazioni si predisporrà la versione definitiva del documento: la Cnai, la Carta Nazionale delle Aree Idonee. “Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente - precisa il Ministero dell’Ambiente - condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini, e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei Comuni”. A quel punto spetterà al Governo scegliere il sito definitivo.
Dove si trovano attualmente i rifiuti radioattivi in Italia     (fonte: Isin)
La Sogin prevede che per la realizzazione del Deposito saranno necessari quattro anni di cantieri. La struttura occuperà 150 ettari: 110 per il deposito e 40 per un Parco tecnologico dedicato alla ricerca e alla formazione. Il deposito sarà costituito da 90 costruzioni in calcestruzzo, le “celle”. All’interno saranno conservati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i “moduli”. Questi conterranno a loro volta i bidoni metallici dei rifiuti radioattivi stabilizzati, i “manufatti”. Nelle celle verranno sistemati circa 78 mila metri cubi di rifiuti ad attività bassa o molto bassa. In un’apposita area del deposito saranno stoccati temporaneamente anche 17 mila metri cubi di rifiuti a media e alta attività, quelli che rimangono radioattivi per migliaia di anni. Questi dovranno poi essere sistemati definitivamente in un deposito sotterraneo ancora da individuare, probabilmente a livello europeo. L’impianto costerà 900 milioni di euro, finanziati con la quota delle bollette elettriche destinata allo smantellamento degli impianti nucleari. Per gli altri rifiuti (ad esempio quelli medicali), pagherà chi li smaltirà lì. Il decreto legislativo 31 del 2010 riconosce poi al territorio che ospiterà il Deposito un contributo economico.
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