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21 Ottobre 2020 - 10:57
L’associazione di Rodallo che organizza il Premio Amilcare Solferini, ha deciso di donare una mattonella d’inciampo a Sami Modiano che, da bambino, venne deportato nel campo di concentramento di Auschwitz.
Il presidente, Alessandro Actis Grosso, racconta: “Per noi è uno di quei giorni in cui il Concorso Letterario Nazionale Amilcare Solferini Rodallo, associazione e gruppo di amici, si riempie d’orgoglio per il lavoro che porta avanti da almeno cinque anni. Abbiamo incontrato uno dei Giganti del 900, una persona che tuttora, nonostante i suoi 90 anni, porta ancora in giro un messaggio, quello di non dimenticare un periodo buio della nostra storia.
Il 9 ottobre 2020, abbiamo avuto l’onore e la fortuna di potergli donare una mattonella “Inciampare nella cultura” con su inciso il testo di una delle sue poesi:
“Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo.”
L’incontro tra i rappresentanti del Concorso Letterario Nazionale Amilcare Solferini di Rodallo e Sami Modiano è avvenuto nella casa di Ostia dove il novantenne vive gran parte dell’anno.
Sami Modiano nasce nel 1930 nell’isola greca di Rodi, all’epoca provincia italiana, figlio di Giacobbe Modiano. Alla promulgazione delle leggi razziali fasciste nel 1938, frequentava la terza elementare della sua scuola, dalla quale, essendo ebreo, si trovò improvvisamente espulso.
Dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre del 1943, i tedeschi invasero Rodi e il 23 luglio 1944 prelevarono con un inganno tutti gli ebrei presenti sull’isola, senza che nessuno potesse sfuggire, caricandoli nella stiva di un vecchio mercantile. Raggiunto ill Pireo vennero caricati sui treni e il 3 agosto del 1944, stipati nel buio soffocante dei vagoni piombati, partirono diretti verso il campo nazista di Birkenau.
Qui Modiano, quattordicenne, rimase con suo padre. Il suo destino era la morte nella camera a gas, ma il padre Giacobbe riuscì a portarlo nelle file dei superstiti. Nel 1945 quando i sovietici erano a poche decine di chilometri dal campo, i tedeschi presero i superstiti e da Birkenau camminarono verso Auschwitz. Durante la marcia Modiano si accasciò a terra senza forze, abbandonando le speranze, ma fu sollevato da due sconosciuti compagni di sventura che lo portarono a destinazione lasciandolo su un cumulo di cadaveri per mimetizzarlo. Al suo risveglio, ormai salvo, vide una casa in lontananza e ci si trascinò.
Lì trovò altri superstiti del campo fra i quali Primo Levi e l’amico Piero Terracina. Il giorno dopo arrivarono i sovietici. Era il 27 gennaio del 1945.
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