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BRUSASCO. Un Museo del Tempo, lascito dell'uomo delle Meridiane

BRUSASCO. Un Museo del Tempo, lascito dell'uomo delle Meridiane

Mario Tebenghi, primo a sinistra

A Brusasco, poco prima delle scuole, andando verso Crescentino, c'è un luogo pieno zeppo di oggetti che raccontano storie che si perdono nel tempo, e che al suo incedere sono legati. Questo luogo è un vero e proprio Museo del Tempo. Il padrone di casa è Danilo Tebenghi, figlio dell'uomo delle meridiane, Mario Tebenghi, capace di creare in poco più di 20 anni, cioè dalla metà degli anni ottanta al 2005, più di 500 meridiane sparse principalmente in Piemonte ma anche in altri luoghi d'Italia. Quest'anno tra l'altro, ricorre il centenario della sua nascita, visto che nacque a Montiglio Monferrato nel 1922. Una volta dentro questo locale, si viene assaliti da stampe, disegni, oggettistica varia, gnomoni, strumenti per la misurazione del tempo e dello spazio, foto, targhe, e meridiane, un'infinità di meridiane, che sembra ci si trovi in un tempio del Dio greco Crono. "Tutto questo materiale era stipato in cantina," confida Danilo, che conosce a menadito lo stupore che tutto quel materiale provoca sui visitatori, e dopo una pausa, come se avesse dato il tempo sufficiente per immaginare una cantina piena di tutto quegli oggetti, riprende, "ho dovuto portare tutto qui sopra, per evitare che si rovinasse. E poi, piano piano sto cercando di catalogare ogni cosa, ma di materiale mio papà ne ha raccolto e prodotto davvero moltissimo." Appesa alla parete destra c'è una cornice con all'interno un foglio bianco stretto e lungo, sembra una pergamena medievale, con un testo scritto a matita, perché Tebenghi utilizzava sempre la matita sia per disegnare che per scrivere, che inizia così: "Io…Mario Tebenghi, sono nato e vissuto nelle vecchie botteghe." Le parole del testo formano frasi perfettamente dritte, senza una cancellatura, e l'ultima parte è una poesia  condita di filosofia, antropologia e psicologia, e recita così: "la meridiana fa parte della prima necessità che l'uomo primitivo ha avuto per la misura del proprio vivere." Danilo racconta che il papà, figlio di un fornaio di Montiglio Monferrato, da ragazzino fece da garzone a "Cichin", l'anziano sacrestano e campanaro del paese e abile costruttore di meridiane. Il prete recuperava principalmente affreschi ma talvolta capitava di restaurare una meridiane. Mario, bambino, andò a piedi di paese in paese insieme a Cichin, portando la borsa con i pennelli. Partivano da Montiglio per recarsi dove vi era un affresco o una meridiana da restaurare. Spesso capitava che trascorressero settimane fuori casa, dormendo nei fienili, mangiando un piatto di minestra cucinata dal committente. Fu allora, quando Tebenghi era ancora bambino, che nacque la sua passione per le meridiane. Mario Tebenghi raccontò spesso che rimase folgorato dalle meridiane quando il sacrestano dovette tarare l'orologio del campanile di Montiglio. Sul campanile vi era una meridiana orizzontale con la quale tarare l'orologio, che ovviamente avrebbe segnato l'ora di quel determinato posto. Prima del 1925 non esisteva neppure il segnale orario e quindi l'unico sistema per la taratura degli orologi era la meridiana. E ovviamente quella meridiana avrebbe segnato l'ora del paese. Quell’ombra provocata dallo gnomone, e che scorreva lungo le linee orarie con il trascorrere dei minuti, folgorò appunto Mario. Quell'immagine fu l'inizio della passione di Mario Tebenghi per le meridiane. Scrisse Mario Tebenghi: "un dialogo poetico tra te e il sole alle prese con quella sfuggente ombra che pare immobile ma che quando cerchi di fermarla, ti accorgi che va velocissima. Nell'infinitesimo attimo che si è pronti a fermarla, essa già è fuggita. Si cerca di impadronirsi di una piccola ombra per farla obbedire ai propri voleri, rendendola docile." Danilo spiega che nulla arriva dal nulla: "Mio papà fin da bambino era bravo nel disegno, aveva la manualità giusta per porre le basi per le sue meridiane." E c'è una foto appesa alla parete, che ritrae Tebenghi bambino mentre disegna il Duce a cavallo, siamo durante il ventennio, e Mussolini era il soggetto di molti quadri e rappresentazioni. Da ragazzino vinse anche un concorso di disegno che l'avrebbe portato a studiare pittura a Roma, ma nella panetteria di famiglia c'era bisogno di lui per consegnare il pane, quindi tornò a casa per aiutare il papà. Successivamente, lo scoppio della guerra interruppe definitivamente tutto. Dopo la guerra, durante la ricostruzione, lui trasformò questa sua dote, che possedeva nel disegno, in un lavoro. Mario Tebenghi divenne era pittore letterista, cioè scriveva, rigorosamente a mano, con pennello e smalti, dai modellini per il Museo dell'automobile di Torino, ai cartelloni pubblicitari come ad esempio quelli della Campari, a scritte su capannoni industriali. La Fiat fu un committente importante per il suo lavoro. Fece anche le scritte sulle barche da competizione off-shore della Martini Racing. Fino alla metà degli anni 80 si mantenne con questo lavoro. Le meridiane iniziò a disegnarle nel 1973 ma finché lavorò, ne fece poche. Mario Tebenghi aveva imparato a disegnare le meridiane da Cichin quand'era ragazzino, ma dopo tutti quei decenni trascorsi a lavorare, non si ricordava più come si facesse una meridiana. In giro non vi erano esperti di meridiane e incontrò qualche difficoltà; spesso si offriva di disegnare meridiane gratis con il solo scopo di fare delle prove di esercizio, per poi cancellarle, finché trovò lo gnomonista Giorgio Mesturini di Casale Monferrato e con lui riprese quel cammino interrotto tanti anni prima, lavorando al suo fianco per molti anni. Riacquisì così quegli insegnamenti ricevuti dal sacrestano quand'era ragazzino. In un’'altra foto, che ritrae Mario mentre sul ponteggio addossato alla parete di un capannone, l'uomo delle meridiane è intento a scrivere una frase. Le lettere sono incredibilmente e perfettamente dritte, come se avesse utilizzato un normografo. "Mio papà scriveva a mano libera," dice Danilo, e prendendo una specie di pennello che al posto della punta è applicata una palla di carta, continua "questo legno gli permetteva di appoggiare il braccio mentre scriveva". C'è una cosa importante da sottolineare e cioè che Tebenghi, per costruire le meridiane che segnassero l'ora corretta, faceva tutti i calcoli del caso, non si accontentava di disegnare meridiane di abbellimento come fossero semplici affreschi. "Una volta," racconta Danilo, "dopo aver disegnato una meridiana, si accorse che i calcoli erano sbagliati. Li rifece per giorni, mentre il committente gli diceva che a lui non importava se quella meridiana non fosse precisa. Alla fine scoprì che il muro aveva una pendenza e così rifece i calcoli inserendo quel nuovo dato e disegnò una meridiana che avrebbe segnato l'ora precisa." "C'è un bell'aneddoto," racconta Danilo, "ne ho tantissimi, ma quello della meridiana del miracolo mi piace sempre raccontarlo. Un giorno mio papà stava andando a Pinerolo. Siccome la strada provinciale era interrotta per lavori, dovette deviare, passando dentro il paese di Airasca. Nella piazza del paese vide un ponteggio con gli operai sopra che stavano lavorando sulla facciata di una chiesa. Notò subito una meridiana proprio dove gli operai stavano imbiancando il muro. Si disse tra sé che quella meridiana sarebbe sparita sicuramente; quale operaio edile recupererebbe una meridiana durante i lavori sulla facciata di una chiesa. Erano le 9 del mattino. Scese dall'auto, fermò gli operai increduli ed entrò in parrocchia. All'interno della sacrestia trovò la perpetua alla quale si presentò dicendole di non fare cancellare quella meridiane perché lui le restaurata. La donna rispose che lei non aveva potere decisionale sui lavori. Combinazione il Parroco era in pellegrinaggio a Lourdes e che sarebbe tornato tra qualche giorno. Nel tira e molla che ne nacque, uscì fuori che la donna era originaria di un paesino vicino Montiglio e grazie a questa coincidenza, la perpetua acquistò un po' di fiducia in mio padre, il quale si offrì di sistemare la meridiana in cambio di un piatto di minestra. Se al rientro il parroco non avesse voluto la meridiana, lui stesso sarebbe tornato a cancellarla. Quella stessa mattina alla stessa ora, cioè alle 9, il parroco, con il bus, passò in un paese in Francia e vide una meridiana sul campanile di una chiesa. Pensò che anche la sua chiesa ne aveva una ma che a quell'ora fosse già stata cancellata dai lavoratori, come da contratto. Al Parroco, una volta tornato a casa, la perpetua, timorosa, gli raccontò di quell'uomo e della meridiana recuperata sulla facciata della chiesa. Il parroco sorpreso, uscì di casa, prese l'auto e andò davanti alla chiesa e con i fari illuminò il muro. Quando vide la meridiana restaura gridò al miracolo. Il giorno dopo chiamò mio papà, che aveva lasciato il numero di telefono alla perpetua, e lo apostrofò "lei è l'uomo del miracolo". I due non si incontrarono mai, e questa storia venne fuori soltanto dopo anni, grazie alla curiosità di una giornalista." Io…Mario Tebenghi, sono nato e vissuto nelle vecchie botteghe.  
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