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26 Luglio 2021 - 16:30
Franco Cappellino ex sindaco del paese
Da sinistra: Luciana Trombadore, sindaco uscente. Giulio Bosso e Anna Marolo, candidati a sindaco alle prossime amministrativeBRUSASCO. “Mi considero un arzillo pensionato in disaccordo con la propria età anagrafica”.
Franco Cappellino, 67 anni, è un pensionato della politica brusaschese.
Per due mandati è stato vicesindaco con l’amministrazione di Giulio Bosso (dal 1997 al 2006) e per due volte è stato sindaco del paese, dal 2006 al 2016, scegliendo poi di non ricandidarsi per un terzo mandato. Dopo la lunga parentesi amministrativa è tornato a fare l’agricoltore a tempo pieno, mestiere che aveva scelto dopo il servizio militare.
Franco Cappellino, sei stato sindaco di Brusasco fino alla primavera del 2016. Che comune è, oggi, quello che hai amministrato per tanti anni?
E’ diverso dal paese in cui sono nato e cresciuto, soprattutto nelle persone e di conseguenza nelle abitudini e le relazioni proprie del mondo contadino che era presente fino a non molti anni fa. Per il resto Brusasco è sempre stato in linea con le tendenze nazionali: la complessità di persone e situazioni che stimolavano e arricchivano la vita sociale è stata sostituita da crescenti disagi a vari livelli che portano ad una apatia relazionale che trova sfogo in parte sui nuovi strumenti di comunicazione con aspetti molto superficiali, a volte chiassosi e frettolosi. Ma forse è questione di punti di vista, io appartengo all’altro secolo!
E’ questa la Brusasco che ti immaginavi di vedere cinque anni dopo la fine del tuo mandato?
E purtroppo quella che temevo!
Quant’è cambiato il paese dai tempi tuoi ad oggi? In meglio o in peggio?
Ritengo abbia perso molto in termini di cura del territorio, di valorizzazione del patrimonio, di rapporti e considerazione sovracomunali, di associazionismo organizzato ed integrato, di efficienza della struttura comunale.
Un giudizio - e perché - sull’amministrazione di Luciana Trombadore.
Faccio alcune puntualizzazioni per poter esprimere un giudizio oggettivo e non condizionato: la mia visione è certamente critica perché deriva da esperienze vissute e difficoltà sempre presenti, dove l’imprevisto è sempre stato la normalità. In linea con le motivazioni che mi hanno portato a lasciare la vita amministrativa, mi sono volutamente tenuto in disparte per non influire e condizionare la vita istituzionale del Comune, prerogativa della maggioranza e delle minoranze, pur seguendo e mantenendo una corposa memoria delle situazioni.
Parliamo di Amministrazione Comunale nel suo insieme e non di Luciana Trombadore verso cui non nutro alcuna avversione e con cui ho diviso i primi anni nell’amministrazione Bosso. Ciò premesso, è noto che io non abbia apprezzato in termini operativi l’operato di questa amministrazione. Più che sui singoli atti, sul modo improvvisato e irrazionale dell’attività in genere, frutto di una gestione personalistica ed autoreferenziale, l’esatto contrario di quello spirito di servizio che richiederebbe umiltà, ascolto, disponibilità per una capacità di giudizio serena ed efficace.
Qual è la pecca maggiore dell’attuale amministrazione uscente.
Non tanto per me ma per l’efficacia degli obiettivi necessari al paese, l’aver ignorato volutamente quanto fatto dalle precedenti amministrazioni, una sorta di terra bruciata col passato, come se Brusasco fosse nato nel 2016, non accettando di fatto osservazioni, consigli, anche critiche costruttive che avrebbero potuto far crescere anche personalmente la statura dell’amministrazione.
Quasi due anni di Covid non possono essere considerati un’attenuante?
Non ci sono le attenuanti in campo amministrativo. Come ho già detto, l’imprevisto è sempre la normalità. Non si va in festa. Quello che conta è essere organizzati col proprio bagaglio di capacità e soprattutto di collegialità per affrontarle. Il Covid è stata e sarà ancora per molto tempo una piaga da gestire.
E’ stato fatto, credo bene come in tutti i nostri comuni, ma occorre anche ringraziare chi si è messo a disposizione per contribuire al risultato. Parlo di Alpini e Croce Rossa, ben strutturati al di fuori della macchina amministrativa. Sicuramente però la gestione della pandemia ha distolto l’attenzione da problemi e situazioni passate in secondo piano.
La cosa migliore fatta dall’amministrazione Trombadore?
La comunicazione data pubblicamente in più occasioni sulla intenzione di non ricandidarsi alle prossime elezioni. Lo considero una presa d’atto e un apprezzabile atto di amore verso il paese.
Alla fine dell’estate si vota per il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Come non dovrà essere la futura amministrazione di Brusasco?
Non dovrà essere una amministrazione personalistica e chiusa ma aperta alla collaborazione con le realtà presenti in paese ed esterne ad esso. Le sfide si superano con la collaborazione, superando gli egoismi e facendo squadra, altrimenti le nostre realtà sono troppo deboli per sopravvivere.
Di cosa hanno bisogno Brusasco e Marcorengo?
Hanno bisogno che venga creata una sinergia tra i nuovi abitanti, che aumenti la partecipazione e sostituisca e migliori i rapporti ormai superati dal calo demografico e dal ricambio generazionale e sociale.
Hai mai pensato di ricandidarti?
Sempre.
Te l’hanno chiesto?
Si certo ed ho motivo di credere che fosse con sincerità.
Alle ultime elezioni amministrative avevi lasciato campo libero a chi sarebbe venuto dopo di te. Oggi chi ti sentiresti di indicare, come migliore sindaco di Brusasco? Se non proprio un nome, almeno un identikit di qualità e valori.
Purtroppo non ero riuscito nel compito più arduo e cioè trovare un seguito. Per chi si ricorda, avevo però lasciato le mie riflessioni nelle comunicazioni di fine mandato.
Non ho e non voglio dare un identikit, sarebbe presuntuoso da parte mia. Leggendo queste righe credo appaiano evidenti le qualità che ritengo necessarie. Voglio invece fare una riflessione sulla partecipazione alla corsa elettorale. Credo che nei nostri comuni le liste presentate debbano essere due e non di più.
Ciò garantisce una necessaria alternativa democratica. Con un numero superiore si crea una dispersione di voti che rischia di premiare formazioni anche non efficientemente organizzate, ma soprattutto di trovarsi con più minoranze non coese che diminuiscono l’efficacia delle proprie attività. Nel corso della mia esperienza ho avuto minoranze solide e combattive che però mi hanno sempre pungolato a fare bene, ad arrivare prima e che non mi avrebbero concesso errori.
Ciò nonostante, le ricordo con apprezzamento. Non sta a me fare anticipazioni ma se le liste saranno quelle che sento in gestazione, credo che Brusasco avrà la necessaria e valida scelta. Naturalmente in questo caso sarà facile capire la parte che sceglierò, ma questa è una posizione assolutamente personale.
Un’ultima domanda: ti sei mai pentito di non esserti ricandidato cinque anni fa?
Non posso dire di essermi pentito perché è stata una decisione sofferta ma presa lucidamente e per motivi che sono tuttora validi. Ero consapevole del salto nel buio per Brusasco e questo mi ha sempre creato un senso di dispiacere insieme a un po’di malinconia.
Auguro di cuore tante buone cose all’amministrazione uscente, alle nuove presenze ed al mio Brusasco, il paese dove sono nato cresciuto ed al quale devo molto sperando di aver ricambiato almeno in parte.
Sarò comunque sempre presente con occhi, orecchie e cuore.
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