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30 Giugno 2022 - 15:21
Il Tribunale Superiore della Acque Pubbliche di Torino ha dato ragione al sindaco di Borgofranco Fausto Francisca: risale al dicembre 2021 la sentenza definitiva con cui l’organo (sostanzialmente riconducibile ad una sezione specializzata della Corte d’Appello e deputato alla gestione delle controversie legate alla tutela delle acque) ha stabilito la nullità dei provvedimenti presi dal 2019 in merito alla ripartizione dei sovracanoni derivanti dalla presenza delle centrali idroelettriche lungo la Dora Baltea. Oggi, a sei mesi di distanza, Francisca chiede al direttivo del Bim di adeguarsi a quanto disposto dal Tribunale. Il direttivo, in mano al sindaco di Settimo Vittone Sabrina Noro, ha invece chiesto una sospensiva con la finalità, evidente, di ricorrere in Cassazione.
Il risultato è uno stallo, una paralisi senza precedenti che potrebbe portare diversi comuni sull’orlo del tracollo. Le risorse a disposizione del Bim (circa 5milioni di euro) sono in pratica congelate. Diversi comuni - Rueglio in primis - potrebbero rischiare il dissesto finanziario.
Il direttivo, di fronte a questo, non ha però intenzione di mollare l’osso e persiste nel braccio di ferro. Anzi. Risale a pochi giorni fa la lettera con cui il sindaco di Nomaglio Ellade Peller, la principale antagoniste di Francisca, chiede alla presidente settimese la “riapprovazione con altra idonea motivazione degli atti annullati dal Tribunale speciale delle Acque Pubbliche”.
Una richiesta che ha fatto gelare il sangue al sindaco di Borgofranco e anche a quello di Quincinetto, Angelo Canale Clapetto, predecessore della Noro fintanto che, nel 2019, fu estromesso con uno sgambetto politico.
Al centro della contesa, la nuova ripartizione dei sovracanoni che non tiene più conto delle differenze di altitudini tra comuni sopra o sotto i 500 metri di altitudine. Secondo la legge 228 del 2012 - che Francisca punta a far rispettare - la ripartizione dovrebbe essere questa: una quota (il 10%) viene suddivisa in parti uguali, u’altra (il 20%) in base alla popolazione, un’altra quota (il 25%) in base all’estensione territoriale, infine la fetta più grande della torta (il 45%) andrebbe divisa in parti uguali tra i comuni rivieraschi, senza differenze di altitudini, appunto. Per Borgofranco significherebbe passare da una somma di 44mila euro a 160mila euro circa.
La direttiva ha scatenato il putiferio con una situazione rimasta bloccata fino al 2018 per via dei ricorsi intanto presentati dalle sociatà energivore contro i concomitanti aumenti disposti dal Governo e contro la decisione di far pagare a tutte le aziende, oltre al canone rivierasco, anche il sovracanone a cui prima erano sottoposte solo le centrali situate oltre i 500 metri di altezza (in origine era infatti una compensazione data dagli anni ‘50 ai comuni per aver occupato terreni fino a prima destinati prevalentemente a pascolo). Dopo il 2018, sbloccata la situazione, Canale, alla scadenza del mandato, è stato quasi defenestrato per mano degli amministratori indisposti ad assorbire le modifiche.
“Chi è causa del suo mal pianga se stesso” tuona oggi il sindaco Borgofranco Fausto Francisca, il solo ad aver ricorso affinché le modifiche venissero recepite e contro il quale si erano levati gli scudi di una maggioranza assai lauta. La stoccata è indirizzata alla Peller e alle lagnanze messe nero su bianco nella lettera rivolta a Noro, datata 1° giugno 2022: un “accorato appello - è la lettera di Peller - affinché il direttivo del Consorzio Bim trovi una soluzione transitoria, in attesa di quella giurisdizionale, per far fronte alla grave situazione che è venuta a crearsi. Si sono dovute arrestare tutte le attività di investimento. Inoltre il Comune di Nomaglio rischia a breve di non rispettare i termini di pagamento dei fornitori e di non poter pagare gli stipendi dei dipendenti avendo quasi esaurito il limite spendibile in anticipazione di cassa mediante la propria tesoreria”.
“Le leggi , confermate dalle sentenze, debbono essere rispettate - ribatte Francisca -.
Anche le maggioranze si debbono adeguare. Se il Bim Dora Baltea si fosse immediatamente adeguato oggi non ci troveremo in questa spiacevole situazione”.
“Chi è rimasto su Marte - aggiunge Canale Clapetto di Quincinetto - abbia l’accortezza, l’umiltà e il dovere istituzionale di rimettere i piedi in terra ed affrontare la realtà. Sicuramente se il mio appello al buon senso e alla responsabilità fosse stata ascoltato, non ci troveremmo in questa drammatica situazione! La premura a tutti i costi di voler ribaltare la maggioranza di allora e di allontanarmi per mano di alcuni imprudenti voltagabbana è risultata una scelta non solo moralmente deplorevole per me, ma politicamente fallimentare per il nostro Bim”.
Canale lo aveva predetto. Ed ora offre la sua per barcamenarsi fintanto che lo Statuto non sarà adeguato: “chiedo ai tecnici - dice - di verificare la possibilità di garantire almeno ad ogni Comune la quota minima che spetterebbe in applicazione della sentenza pronunciata”.
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