“Sono anni che si conoscono i rischi che gli adolescenti possono incontrare sui social. Mi riferisco ad atteggiamenti sfidanti, pericolosi. Giochi che in certi casi possono portare all’estrema conseguenza della morte”.
La dottoressa Deborah Milanesio, psicologa e psicoterapeuta traccia un quadro delle problematiche adolescenziali ai tempi di Tik Tok.
“Sia chiaro - sottolinea la dottoressa Milanesio - i social sono solo dei contenitori di comportamenti. Dei contenitori ai quali i nostri figli si rivolgono nel tentativo di un riconoscimento che all’esterno non trovano. Non è quindi tutta colpa dei social. Il problema è a monte”.
C’è un problema di confronto?“Sicuramente sì. Sono anni che il confronto tra le generazioni è sempre minore, ma resta il bisogno degli adolescenti di sperimentare le emozioni che li condurranno a diventare adulti. E allora cercano altri adolescenti come loro e si ritrovano in luoghi- i social - dove cercano risposte a questo bisogno di sperimentare emozioni. Sfide vere e proprie senza alcun filtro. Ma noi adulti tutto questo dovremmo saperlo. E’ anni che si parla della pericolosità di questi social”.Il lockdown ha peggiorato la condizione dei ragazzi?
“Sicuramente la mancanza di contatti reali porta alla ricerca di quelli virtuali. Qui trovano il riconoscimento che avrebbero cercato nella società normale. E spesso si confrontano con la loro fragilità”.
Cosa manca loro?
“Mancano gli strumenti per sentirsi abbastanza forti da affrontare questo momento di crescita”.L’autolesionismo è un atteggiamento diffuso?
“Più di quanto si possa immaginare. Lo è sempre di più tra i giovani, in modo quasi esponenziale”.Nasce come richiesta di auto?
“No. E’ uno strumento per contenere l’angoscia e lo stress emotivo. farsi male per non sentire quel vuoto profondo che si ha dentro. Poi certo, lasciando segni evidenti deve essere interpretato dalla famiglia come un campanello d’allarme, ma non nasce come una richiesta di aiuto”.E il suicidio in età così precoce è un fenomeno nuovo?
“No, assolutamente. Il suicidio infantile è sempre esistito e non è mai stato limitato solo ad alcune categorie sociali. Prima il fenomeno era meno evidente solo a causa della mancanza di informazione, ma c’è sempre stato. Il fenomeno del tutto nuovo, invece è quello della depressione. E non parlo degli adolescenti, ma anche dei bambini. Assistiamo a disturbi come attacchi di ansia e di panico in età sempre più precoce. Un fenomeno che dovrebbe molto farci riflettere sul disagio che le nuove generazioni si ritrovano a vivere”.
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