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BORGOFRANCO. Soldi del Bim. Francisca ricorre al Tar. "Mi state danneggiando"

Lo ha detto, non stava scherzando e lo ha fatto. Fausto Francisca, sindaco di Borgofranco, attraverso l’avvocato Carlo Emanuele Gallo di Torino ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo regionale contro la delibera dell’Assemblea consorziale del Bacino Imbrifero Montano Dora Baltea Canavesana riunitasi il 16 dicembre dello scorso anno. Chiede l’annullamento della deliberazione attraverso cui si è rinviata la nomina della commissione per la revisione dello statuto e dei regolamenti, nonché l’annullamento della deliberazione dell’assemblea consortile del 20 novembre 2009 con la quale vengono stabiliti i riparti dei sovracanoni. Cos’era successo il 16 dicembre? Incredibile ma vero, con un colpo di mano, davvero a sorpresa (almeno per alcuni) Sabrina Noro, sindaco di Settimo Vittone, era stata eletta presidente in sostituzione di Angelo Canale Capletto sindaco di Quincinetto, tra gli applausi scrosciati di Ellade Peller, sindaco di Nomaglio, a cui si doveva gran parte dell’operazione denominata “#tagliamofuorifrancisca”. “Per la prima volta – commentava Peller – una donna alla  presidenza del nostro Bim e una delle poche donne nel mondo dei Bim ancora troppo al maschile…”. L’elezione era avvenuta a larga maggioranza (26 voti a favore su 30 votanti) e nel discorso di insediamento Noro aveva preannunciato che nei mesi a venire avrebbe avviato l’iter di modifica dello statuto e dei regolamenti di riparto delle quote assegnate a ciascuno Comune e a ciascuna area, con  grande attenzione ad una equa distribuzione dei canoni. Inascoltata la richiesta di Francisca di sospendere l’assemblea, a suo dire irregolare nelle rappresentanze, per procedere alla nomina di una commissione con il compito di elaborare un nuovo statuto con particolare riferimento ai riparti calcolati  in base alla nuova legge, la 228 del 2012.  “Ha votato chi – tuonava Francisca  in base alla nuova legge, non ha più alcuna rappresentanza… Aggiungo che a mio avviso Noro ha delle incompatibilità visto che come libero professionista lavora con alcuni comuni valdostani con cui siamo in lite… Trovo scandaloso che l’Unione Mombarone abbia la presidenza del Bim, di In.Re.te con Ellade Peller e pure la presidente del Gal con Luca Bringhen..” Nello specifico i problemi legati alla Valchiusella facevano e fanno riferimento alle fusioni. Non si capiva più chi doveva dire cosa e se considerare i Comuni che si sono fusi un unico soggetto o meno, sia per la rappresentanza in assemblea, sia per il consiglio direttivo oggi  composto da sei membri secondo una ripartizione divisa su tre ambiti con tre rappresentanti della Valchiusella, due dei Comuni della Bassa e uno dei non rivieraschi. “In assemblea quelli della Val di Chy si sono presentati in tre…. ma stiamo scherzando!” stigmatizzava ancora Franccisca. Poi c’era - ed è ancora lì che frigge - la ben più importante questione legata ai soldi  (e sono tanti) quasi due milioni di euro. Con le nuove disposizioni verrebbero ripartiti in maniera diversa e ci sono dei comuni che ci guadagnerebbero e altri che ci perderebbero un bel po’. Il Bim E per chi non lo sapesse, quando si parla di Bim, parliamo di uno dei più antichi consorzi italiani nato nel 1956 nel solco di una legge del 1953 relativa all’uso delle acque per la produzione di energia elettrica attraverso cui si riconobbe ai comuni un ruolo di partecipazione alla ricchezza prodotta dalle centrali idroelettriche situate entro i confini.  In buona sostanza, tutti i concessionari di centrali idroelettriche con potenza media annua superiore ai 220 kW sono tenuti al pagamento di un sovracanone da destinare (a favore del progresso economico e sociale) alle popolazioni residenti e per il finanziamento di opere di sistemazione montana. Si è aggiunto, di recente, anche il sovracanone da parte delle centrali posizionate sotto i 500 metri dal livello del mare (che prima non c’erano) come l’impianto di Montalto e di Strambinello I ricorsi Insomma, un groviglio, in cui è difficilissimo districarsi. Oggi c’è il ricorso di Borgofranco, ieri quello della Val di Chy. Di contorno anche una lite con la Valle d’Aosta sulla percentuale che spetta a loro e quella che spetta ai piemontesi, pari al 12 per cento del totale. E se il 12 fa quasi due milioni, pensate un po’ a quanto equivale l’88.  La presidenza Infine c’è la presidenza, ma di questo nel ricorso non si parla.  Lo statuto (sempre quello del 1956) la assegna di diritto al comune di Borgofranco.  “Non rinuncio ad essere capoconsorzio…. Ricorrerò anche su questo. Da statuto il presidente sono io. C’era Clapetto perché sei anni fa il Comune di Borgofranco ha rinunciato. Nel 70 rinunciò anche l’ex sindaco Mario Balma che delegò l’ingegner Bertino di Settimo Vittone. Io non rinuncio …” aveva lanciato il guanto di sfida Francisca I nuovi calcoli In base ai nuovo calcoli del Ministero il 10 per cento del totale dei sovracanoni viene suddiviso in parti uguali, il 25% in proporzione alla superficie territoriale, il 20 per cento alla popolazione e il 45 per cento in parti uguali (78.417 cadauno) mai solo ai comuni rivieraschi (Carema, Quassolo, Quincinetto, Settimo Vittone, Tavagnasco, Borgofranco, Traversella, Valchiusa, Vidracco e Vistrorio). A rimetterci più di tutti sarebbe la Val di Chy  cioè quei tre comuni (Pecco, Alice e Lugnacco) colpevoli di essersi fusi tra di loro. Secondo i sindaci del “colpo di stato” si deve riuscire a trovare una quadra all’intero delle sezioni per evitare grosse penalizzazioni. Secondo l’avvocato Carlo Emanuele Gallo: “Esiste un danno grave ed irreparabile perchè Borgofranco viene privato di un’entrata alla quale ha titolo e che potrebbe inserire nel proprio bilancio ed utilizzare così come previsto dalla legge... . Poiché il tempo trascorre, le entrate comunali sono modeste e le esigenze finanziarie notevoli, sussiste l’elemento del periculum in mora. ..”. Da qui la richiesta al giudice di intervento cautelare  con sospensione dell’esecuzione delle delibere del Consorzio.
tabella sovracanoni
 
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