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31 Gennaio 2020 - 11:39
bimbo davanti al pc
L’uso prolungato del telefono cellulare può causare tumori alla testa. Lo sostiene la Corte d’Appello di Torino che, oggi, ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea, emessa nel 2017, sul caso sollevato da un dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico.
Il pronunciamento riapre il dibattito, ma l’estate scorsa un rapporto curato da Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea non ha dato conferme all’aumento di neoplasie legato all’uso del cellulare. La sentenza della Corte d’Appello di Torino condanna l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a un dipendente di Telecom Italia, Roberto Romeo, affetto da neurinoma del nervo acustico. Per i giudici c’è un nesso con l’utilizzo frequente del telefono fato dal lavoratore, anche 4 o 5 ore al giorno. Ma non è tutto, i giudici, infatti, hanno menzionato anche il caso del Comune di Borgofranco, l’unico ad avere posizionato, all’interno delle scuole, un impianto via cavo per il collegamento ad internet eliminando, quindi, il rischio causato dalle onde elettromagnetiche.
In tante scuole ancora sognano una connessione internet, invece il Comune di Borgofranco d’Ivrea, alcuni anni fa, ha deciso di togliere tutti i dispositivi wi-fi presenti nelle sue elementari e medie. Il motivo? L’applicazione del principio di precauzione e prevenzione a fronte di possibili rischi.
Insomma, le frequenze elettromagnetiche potrebbero essere pericolose, dunque, nel dubbio, l’amministrazione comunale fece togliere tutto.
“È vero - racconta il sindaco Fausto Francisca - alcuni anni fa l’ex sindaco Tola decise di agire così per proteggere gli studenti. È altrettanto vero, però, come in tutta la città la presenza di wifi e campi elettromagnetici sia piuttosto sviluppata. Le onde sono state tolte dalle scuole ma restano in paese anche perché non è pensabile fare collegamenti via cavo ovunque, a maggior ragione in zone più isolate, difficilmente raggiungibili”.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), nel 2011 ha classificato, sulla base di studi epidemiologici, i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni. “Questo significa - spiega Alessandro Vittorio Polichetti, primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, si occupa di Salute e campi elettromagnetici - che di fatto, nessuna correlazione è stata ancora stabilita a differenza delle sostanze classificate come certamente cancerogene per l’uomo (raggi UV, alcol, sigarette) e di quelle probabilmente cancerogene, ovvero il cui nesso col tumore è stato dimostrato sugli animali (come il consumo di carni rosse)”. Il tema è stato ampiamente studiato in tutto il mondo “Ma - aggiunge Polichetti - I pochi studi che hanno mostrato qualche debole evidenza sul legame tumori e cellulari, erano limitati da problemi metodologici, dovuti al fatto che sono indagini retrospettive condotte su persone che hanno avuto una diagnosi di tumore e che, nel ricordare l’uso fatto degli smartphone negli anni precedenti, potrebbero esser portate a sovrastimarne l’utilizzo”.
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