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24 Ottobre 2022 - 15:36
La casa di riposo “La Quercia”
Ammonta a complessivi tredici anni la richiesta delle pene formulata dal pubblico ministero nel processo in corso al tribunale di Vercelli nato dall’inchiesta sulla casa di riposo “La Quercia”, ex Consolata, di Borgo d’Ale: su due anziani ospiti, nel 2018, erano state trovate delle larve.
Per Valentino Bortoluzzi, legale rappresentante della “Sereni Orizzonti” che gestisce la struttura, la richiesta più alta: tre anni e mezzo; per Sergio Vescovi, all’epoca capo area Nord Italia di “Sereni Orizzonti”, Denise Deriva, capo area del nord ovest e Giuseppe Santamaria, medico direttore sanitario de “La Quercia”, la richiesta è stata di due anni mezzo; per Elisa Cattaneo, direttrice della struttura, sono stati chiesti due anni. Tutti sono imputati per maltrattamenti ed abbandono di incapace.
«I famigliari degli anziani affidavano le vite dei loro parenti agli imputati dietro pagamento» ha detto il pm Elenio Palmisano chiedendo le condanne; «diversi sopralluoghi in struttura hanno evidenziato condizioni igienico sanitarie poco consone: odore di urina, pulizia non delle migliori, mancanza di adeguate strutture come zanzariere ed oscuranti» ha aggiunto, sottolineando come le carenze della struttura abbiano comportato il malessere degli ospiti. Tutti gli imputati sarebbero responsabili in un panorama «di colpevole inerzia di una struttura a piramide»: i budget a disposizione non sarebbero stati investiti nonostante fossero state comunicate le criticità, come la mancanza di zanzariere e gli oscuranti alle finestre. Così mosche ed insetti avrebbero proliferato comportando la presenza di larve su due anziani ospiti allettati, poi deceduti. «Ma zanzariere e oscuranti non erano stati ritenuti necessari fino alle sanzioni del’Asl che aveva stabilito che, fino alla mancata ottemperanza degli obblighi, la struttura non avrebbe potuto ricevere altri ospiti. Solo allora vengono messe le zanzariere, dopo i fatti contestati: le spese vengono fatte solo se sono a fine commerciale e per fare reddito».
Anche le parti civili hanno chiesto le condanne. L’avvocato Angelo Laratta che rappresenta Anna Bulla, l’anziana trovata con le larve addosso, ha chiesto danni per cinquanta mila euro ed una provvisionale da venti mila. Davide Arri, che rappresenta il Cisas, ha chiesto una provvisionale da 15 mila euro sottolinenando che «serve una condanna per onorare la memoria dei due anziani che potevano essere i nostri nonni o genitori. Questa è una sconfitta per tutti».
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