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10 Giugno 2021 - 10:33
La giostra sequestrata a Legnano nel 2017 dopo l’incidente a una ragazza
Ventisei indagati e oltre 200 capi di imputazione.
A distanza di oltre due anni dal giorno in cui vennero sequestrate 1095 attrazioni in 88 province in tutta Italia, la Procura di Vercelli ha chiuso l’inchiesta sui permessi facili alle giostre che venivano rilasciati a Borgo d’Ale. Un “sistema” per cui, secondo l’impianto accusatorio, qui erano rilasciate le certificazioni necessarie a montare le giostre in luna park e fiere in tutta Italia.
Bastava pagare e tutto si sbloccava senza i controlli di prassi. Corruttori, intermediari, periti, giostrai erano gli attori del sistema finiti nel registro degli indagati; ad indagine chiusa, su 36 ne sono rimasti 26.
Tra i reati contestati ci sono falso e corruzione. Il sostituto procuratore Carlo Introvigne, che ha ereditato l’inchiesta dal collega Davide Pretti, ha chiuso l’indagine stralciando alcune posizioni.
Sono ben 39 i faldoni prodotti da un’indagine certosina condotta dal comando provinciale dei carabinieri di Vercelli: i militari hanno passato in rassegna pagine e pagine di documentazione.
Gli ingranaggi del “sistema Borgo d’Ale” avevano iniziato ad incepparsi dopo un incidente su una giostra a Legnano nel 2017, quando una ragazza si era procurata una frattura cadendo a causa di un malfunzionamento.
L’attrazione era aveva avuto il rilascio delle certificazioni di esercizio a Borgo d’Ale. Il riferimento sul territorio individuato dagli investigatori era il capo della Polizia Municipale, Mauro Ferraris.
Il pubblico ufficiale venne arrestato: secondo le indagini era una delle figure chiave del “sistema”; tra il 2016 ed il 2018 avrebbe rilasciato centinaia di codici identificativi per giostre senza che fossero effettuate le verifiche dell’apposita commissione di vigilanza.
Ferraris, che è tra i 26 indagati, ha già versato una somma al Comune come risarcimento. Oltre alle accuse sui permessi per le giostre gli vengono contestati anche altri reati marginali.
L’indagine che si è sviluppata ha scoperchiato un sistema che ha portato a svelare ramificazioni in tutta Italia: Roma, Bari, Rovigo, Tricase, Moncalieri sono solo alcune delle tappe.
Agli albori dell’inchiesta inoltre c’erano già stati anche due stralci, con atti trasmessi da Vercelli alle procure di Torino e Pescara, dove si stava replicando lo stesso sistema che si era inceppato a Borgo d’Ale.
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