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31 Ottobre 2021 - 11:20
Il tribunale di Ivrea
Non ci fu associazione a delinquere, ma solo singoli episodi di spaccio di stupefacenti. Le motivazioni della sentenza saranno pubblicata tra sessanta giorni, ma giovedì scorso, in tribunale a Ivrea il collegio dei giudici ha condannato due su cinque imputati finiti nell’inchiesta Cerbero, il maxi blitz scattato nel novembre 2019 e che aveva colpito le locali di ‘ndrangheta di Volpiano e San Giusto Canavese oltre a smantellare il narcotraffico tra Italia e Sudamerica.
Inchiesta che aveva poi portato all’arresto in Sudamerica di Nicola e Patrik Assisi, entrambi localizzati a San Paolo in Brasile.
Il processo principale si è chiuso con 46 condanne su 62 imputati. Anni di carcere totali: 237. A Ivrea, invece, si sono giudicati gli imputati che avevano scelto il rito ordinario. Il collegio presieduto dalla giudice Elena Stoppini ha inflitto la pena più alta ad Angelo Sgambati, 39 anni, di San Benigno, condannato a sette anni di reclusione e al pagamento di 34 mila euro di multa; quattro anni di carcere e 8 mila euro di multa sono stati inflitti a Massimiliano Lastella, 45 anni, di Borgaro Torinese.
Il collegio giudicante ha, invece, assolto per tutti i reati contestati Domenico Spagnolo, 42 anni (l’unico accusato anche di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso), Mattia Corgnati, 29 anni, di Cigliano (Vercelli) e l’unica ragazza, Sharan Neretti, 34 anni, di Livorno Ferraris (Vercelli). Proprio lei, madre di tre figli, durante la scorsa udienza, davanti ai giudici aveva chiesto perdono: “Sono dispiaciuta perché ho tradito la mia famiglia”.
Le condanne di ieri si riferiscono a episodi di spaccio; per Lastella solo 3 rispetto ai 4 contestati commessi tra Settimo, Volpiano e Borgaro. La sentenza li ha assolti anche dai reati associativi di spaccio.
A luglio la pm Laura Ruffino della Dda aveva chiesto la condanna per quattro imputati per un totale di oltre 35 anni di carcere (la pena più alta, 12 anni, era stata chiesta per Lastella). L’unico a cui la pm aveva chiesto l’assoluzione era Mattia Corgnati, imputato per un solo episodio di spaccio di stupefacenti.
Escludendo, dunque, i reati associativi, con la sentenza di ieri il tribunale non ha riconosciuto nulla alle parti civili: Regione Piemonte e Comune di Volpiano. Amministrazione volpianese che attraverso l’avvocato Giulio Calosso aveva chiesto una provvisionale di 10 mila euro. Durante la sua arringa, in aula, l’avvocato Calosso aveva ripercorso la vicenda facendo proprie le parole pronunciate dal pentito Domenico Agresta che aveva detto come la locale di Volpiano avesse una “vocazione suprematista”. E nel processo era emerso come la locale di Volpiano sia riuscita ad espandere lo spaccio anche fuori città. Mentre altre organizzazioni o locali non riuscivano a fare i loro traffici a Volpiano.
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