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Dai Bonnie & Clyde di Chivasso passando dal “Lago Just Blue” di Bollengo all'hamburgheria di Settimo Torinese

Dai Bonnie & Clyde di Chivasso passando dal “Lago Just Blue” di Bollengo all'hamburgheria di Settimo Torinese

Stefano Ignazzi e Rossella Ravizzoli, Bonnie & Clyde di Chivasso

L’indagine che si è conclusa mercoledì scorso con 14 misure cautelari e con la denuncia a piede libero di 115 persone, era iniziata nel 2019 con il maxi sequestro, nel gennaio di quell’anno, di un tesoretto di un milione e 300 mila euro in lingotti d’oro in un deposito di Torino.  Era stato Jackie, un cane dell’antidroga, a fiutare qualcosa di strano in quel box e a condurre gli investigatori ai lingotti e al primo arresto, quello di un imprenditore.  [embed]https://www.giornalelavoce.it/ottenevano-soldi-facili-dalle-banche-con-false-fatture-e-poi-si-dedicavano-al-riciclaggio-e-allusursa-tutto-il-resto-era-oro-465423[/embed] Poi il numero degli indagati era salito a 4 e i carabinieri avevano cominciato a ricostruire il castello societario usato dal gruppo di professionisti. I quattro stavano tentando di fuggire all’estero dopo aver scoperto che il deposito dell’oro era stato violato.  Ora i militari hanno individuato 25 società costruite per gli affari del sodalizio con documenti falsificati o la complicità di terze persone, finite tutte nel lungo elenco degli indagati. Ma c’è un altro fatto che ha portato i carabinieri a scoprire, proprio di recente, la «componente malavitosa» dell’organizzazione.  Raffica di mitra a Bollengo Una raffica di mitra contro la sede dell’ex circolo “Lago Just Blu” a Bollengo.  Trenta colpi esplosi il 1 giugno  scorso,  contro l’edificio che si trova in  aperta campagna e già dato a fuoco nell’inverno del 2016. Indagando su questo fatto, i carabinieri hanno composto definitivamente un puzzle da rompicapo.  Riciclaggio, estorsioni, truffe e altro ancora. I protagonisti in negativo di questa vicenda, si evince dalla pagine della lunga ordinanza emessa dal Gip, «interpretavano l’attività delinquenziale, come fosse una vera professione».  Bonnie e Clyde di Chivasso E’ il caso, ad esempio, di Rossella Ravizzoli, procace ex “Bela Tolera” del carnevale di Chivasso del 2002 e attualmente compagna di Stefano Ignazzi, anche lui coinvolto nell’inchiesta e finito in carcere. La “prima donna”del carnevale si trova ora ai domiciliari perché accusata, insieme ad altri dell’organizzazione, compreso il suo compagno, d’aver messo in piedi un sistema truffaldino per raggirare gli istituti di credito e ottenere finanziamenti, attraverso lo sconto di fatture, per una serie di società decotte. Ma sulla carta queste imprese, invece, apparivano floride e con ottimi fatturati e bilanci in ordine.  A questo pensavano i consulenti, i commercialisti avvicinati dall’organizzazione e, alcuni, elementi attivi della stessa. Ovviamente a Chivasso l’arresto della ex “Bela Tolera” ha fatto scalpore, anche se nel recente passato, sia lei che il compagno, erano stati coinvolti in un’inchiesta per tentato furto, ma poi erano stati completamente scagionati.  E poi c’è Pasquale Motta Tra gli indagati spicca anche il nome di Pasquale Motta, già arrestato dai carabinieri a luglio 2018 al termine di un’indagine che aveva coinvolto anche una società agricola riconducibile all’ex allenatore del Milan Gennaro Gattuso.

Tutto è cominciato a Settimo Torinese nel 2019 grazie al fiuto del cane Jackie dell’antidroga

    Una trentina di società con un  volume d’affari di 250 milioni di euro, 79 conti correnti bancari, otto immobili, sei auto fuori serie e lingotti d’oro per un valore di oltre 2,5 milioni erano stati sequestrati nel febbraio del 2019 dai carabinieri del Comando provinciale di Torino nell’ambito dell’operazione ‘Avatar’. Un  sequestro preventivo per riciclaggio, auto-riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, disposto da un gip di Torino per colpire al ‘cuore’ la ‘banda dei lingotti d’oro’: un gruppo criminale che stando al castello accusatorio avrebbe gestito una fitta rete di società di comodo, create per mettere a segno truffe, incassare finanziamenti bancari, ottenere rimborsi Iva per operazioni inesistenti, commercializzare certificati energetici. Sei di loro, titolari di ditte individuali o con partecipazioni societarie, erano finiti in manette. Altre 31 persone erano state invece indagate e a 29 società erano stati messi i sigilli. Tra queste anche l’Hamburgheria di Eataly, marchio estraneo a quel locale in franchising come pure il centro commerciale che lo ospitava a Settimo Torinese.  La nota catena fondata da Oscar Farinetti, nell’esprimere “amarezza e contrarietà” nel vedere il proprio nome abbinato a una vicenda del genere, fece subito sapere di avere provveduto “alla richiesta di immediata cessazione dell’utilizzo del marchio” oltre a interrompere “qualsivoglia legame di affiliazione commerciale tra il locale di Settimo e la rete di franchising”. L’inchiesta, coordinata dal pm Ruggero Crupi e condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino, era scattata proprio dopo l’arresto del titolare dell’Hamburgheria, Giuseppe Soldano, affittuario di un ‘self storage’ di Torino, depositi a lungo termine di merce privata. E’ qui che gli inquirenti avevano trovato lingotti d’oro e denaro contante per 1,3 milioni di euro. Un vero e proprio tesoro dall’origine misteriosa, trovato durante i controlli per il contrasto al traffico di stupefacente grazie all’eccezionale fiuto del cane antidroga Jackie. Dalle successive indagini emerse che l’imprenditore faceva parte di un gruppo criminale che, in Italia e all’estero, aveva costituito, a partire da identità telematiche false, società fantasma – Avatar appunto, da cui il nome dell’operazione – per ottenere finanziamenti per milioni di euro. La banda, in sintesi, accumulava ricchezza raggirando lo Stato e le banche e investiva i proventi in oro e immobili all’estero. Quattro degli imprenditori arrestati  in quei giorni (Elio Miegge, 59 anni, Luca Vittorio Villata, 49 anni, Simone Giorgio Marietta, 40 anni, e Luca Pifferi, 50 anni) vennero fermati nel centro di Torino, mentre cercavano di lasciare la città. Avevano capito di essere stati scoperti e si erano dati appuntamento davanti a un hotel di corso Vittorio. 
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