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70 anni fa l'attentato di von Stauffenberg contro Hitler

70 anni fa l'attentato di von Stauffenberg contro Hitler

Claus von Stauffenberg prima di essere ferito in Nord-Africa dove perse un occhio e un braccio.

Settant'anni fa, il 20 luglio 1944, una bomba, posta dal colonnello della riserva Claus Philipp Maria Schenk Graf von Stauffenberg nella "Tana del lupo" del quartier generale a Rastenburg, in Prussia Orientale (oggi Kętrzyn, in Polonia), esplose senza uccidere Adolf Hitler. Ma l'operazione "Valchiria"  -  ossia la mobilitazione della milizia territoriale in caso di colpo di stato o insurrezione interna, opportunamente modificato dal colonnello von Stauffenberg - era ormai in moto e per qualche ora i congiurati sfiorarono la possibilità di occupare i centri nevralgici di Berlino e Praga e far arrestare le SS e le alte gerarchie naziste. Ma poi tutto precipitò perché Hitler riuscì a dimostrare alla radio e per telefono ai suoi fedeli, di essere sopravvissuto e in poche ore i congiurati vennero catturati e giustiziati. Cosa ispirò la fronda più aristocratica della Wehrmacht ad agire dopo la disfatta di Stalingrado e lo sbarco Alleato in Normandia? Sicuramente la consapevolezza che la guerra, per la seconda volta nel Novecento, era irrimediabilmente perduta e malgrado ciò, la percezione della possibilità di ottenere una resa condizionata in maniera alquanto irreale, contro le decisioni di Roosevelt e Churchill prese a Casablanca nel 1943. Secondo i progetti dei congiurati la Germania retta da un Governo Militare, avrebbe mantenuto i territori acquisiti fino al 1939, quindi l'Austria, la Boemia e Moravia, la Polonia occidentale insieme all'Italia del Nord, di fatto occupato dalle truppe tedesche. L'Alsazia e la Lorena sarebbero diventate regioni autonome all'interno del Reich, mentre le provincie di Bolzano e Merano, già gestite dall'Alpenvorland, sarebbero state annesse alla Germania. Il piano di pace dei congiurati prevedeva inoltre il ritiro delle truppe ad ovest, ma non da est, in Unione Sovietica. Churchill, sempre pronto ad aiutare l'antinazismo nel cuore dell'Europa attraverso i servizi segreti britannici, non prese nessuna iniziativa per non turbare il delicato rapporto di alleanza antigermanica con Stalin. Insomma, l'azione di von Stauffenberg, non avrebbe potuto trovare alcun sostegno tra gli Alleati. Sicuramente l'uscita italiana dalla guerra nel settembre del 1943, tradendo l'alleanza al Reich hitleriano, con la caduta in luglio di Mussolini decretata dal Gran Consiglio del Fascismo, l'organo supremo del suo stesso partito, portò i suoi pesanti influssi: Hitler ormai stava diventando il responsabile di un immane conflitto perduto che faceva toccare con mano all'aristocrazia militare tedesca, la fine della Germania stessa e i valori che essa incarnava. Il fallimento dell'attentato e del complotto portò ad una vera e propria epurazione con tanto di processi farsa ed esecuzioni: Hitler ordinò che i condannati dal "Tribunale del Popolo" di Berlino venissero impiccati con corde di pianoforte e poi lasciati penzolare a ganci da macelleria nella sala attrezzata al bisogno nel carcere berlinese di Plötzensee. Ordinò anche le riprese cinematografiche delle esecuzioni e si fece proiettare, per il proprio piacere personale, il film, della durata di 4 ore. Dopo la guerra venne proiettato ancora nel 1950 a Berlino per poi sparire. L'idea di uccidere Hitler era presente nelle alte gerarchie fin dal 1942, incarnata dal colonnello Henning von Tresckow che attuò tre tentativi falliti, prima del 20 luglio 1944. L'idea dell'uccisione e dello sfruttamento del piano "Valchiria" per mettere fuori gioco le SS venne discussa proprio nel fatidico settembre del 1943, mentre l'ex-alleato italiano, stava passando con gli Alleati. L'incontro avvenne nell'appartamento del generale Olbricht a cui parteciparono il generale a riposo Ludwig Beck, il feldmaresciallo Günther von Kluge e il dottor Carl Friedrich Goerdeler, già sindaco di Lipsia. Tutti oppositori di Hitler. Ma verso le 19 del 21 luglio il fallimento del piano era evidente e si scatenò la repressione: le SS ripresero il controllo e le truppe che avevano eseguito gli ordini dei cospiratori, tra cui un'unità corazzata, si erano mosse su Berlino, ma poi tornarono al loro posto: Poco dopo la mezzanotte del 21 luglio, il colonnello Claus von Stauffenberg, il generale Friedrich Olbricht, il colonnello Albrecht Mertz von Quirnheim ed il tenente Werner von Haeften, su ordine del generale Fromm vennero arrestati e fucilati. Pochi minuti dopo lo Standartenführer  Otto Skorzeny (il liberatore di Benito Mussolini dalla prigionia al Gran Sasso d'Italia) arrivò con una squadra di SS e, dopo aver vietato altre esecuzioni, arrestò i congiurati rimasti e li consegnò alla Gestapo, che immediatamente si attivò per scoprire tutte le persone coinvolte nell'attentato. Duecento persone furono giustiziate secondo le sentenze del Tribunale del Popolo e 5000 arrestate. Il feldmaresciallo Erwin Rommel l'eroe che aveva sfondato le linee italiane di Tolmino e a Caporetto nel 1917, il più giovane ufficiale che si meritò la più alta onoreficenza tedesca, la croce "Pour le Mérite", la Volpe del deserto che aveva condotto il Deutsches Afrikakorps fin quasi in Egitto, fu scoperto tra i congiurati e indotto a suicidarsi per evitare lo scandalo il 14 ottobre 1944. Non furono scoperti, ma si suicidarono, il feldmaresciallo von Kluge ed i generali Wagner e von Tresckow che si tolse la vita con una bomba da fucile che si fece esplodere sulla testa per simulare uno scontro con i partigiani e sviare, vanamente, le indagini della Gestapo. Il suo corpo fu riesumato e incenerito in un forno crematorio. Von Stauffenberg mentre veniva fucilato gridò: "Viva la santa Germania!" Seppellito con le medaglie (era un eroe di guerra), venne riesumato per essere spogliato delle onoreficenze il giorno dopo. Suo fratello venne ucciso, la moglie, incinta, separata dai figli e rinchiusa a Bolzano, riuscì a riabbracciare la famiglia superstite dopo la guerra.
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