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Perché non ci fermiamo mai?

L’arte di togliere per vivere meglio.

Perché non ci fermiamo mai?

Per molti di noi, oggi, "rallentare" è diventato più faticoso che correre.

Capita spesso di riempire le giornate con mille attività, spinti dall'impulso di "aggiungere" anche quando non ce n'è una reale esigenza. Ci sentiamo quasi in colpa se non siamo produttivi: così finiamo per controllare le mail mentre siamo in coda al supermercato o per pianificare l'agenda durante la pausa pranzo.

Ma perché stare fermi — e restare nel silenzio — è diventato così difficile?

La trappola della mente e l'illusione della dopamina

La spiegazione risiede nella nostra mente, che teme il "vuoto" e la noia. Questa tendenza intrinseca è oggi esasperata dalla tecnologia, che ci mantiene in uno stato di iper-attivazione costante. Ogni notifica, ogni stimolo digitale viene interpretato dal nostro cervello come un segnale di allerta, attivando la modalità arcaica di "attacco o fuga".

In questo loop, diventiamo involontariamente dei "drogati di produttività". Ogni volta che spuntiamo una voce dalla to-do list o riceviamo un "like", il cervello rilascia una scarica di dopamina. È un piacere breve e superficiale, ma crea una dipendenza tale da spingerci a cercare subito il compito successivo, senza mai assaporare il traguardo raggiunto.

Correre per non ascoltare

A volte, i mille impegni non sono solo necessità, ma veri e propri diversivi. Riempire il tempo serve a coprire quel "rumore interno" da cui emergono le domande scomode:

“Sono felice?”

“Che senso ha ciò che sto facendo?”

“Quali sono i miei bisogni reali?”

In questo senso, correre diventa un modo per evitare sé stessi: finché siamo occupati, possiamo posticipare il confronto con la nostra dimensione più autentica ed esistenziale.

Il costo del "Sempre Attivi"

Il prezzo da pagare è alto. Quando non ci fermiamo mai, la nostra “finestra di tolleranza” — ovvero lo spazio emotivo entro cui riusciamo a gestire lo stress — si restringe. Il risultato? Diventiamo irritabili, la creatività si spegne e scivoliamo in quella che i medici definiscono “stanchezza cronica cognitiva”.

Rieducare il sistema nervoso: piccoli passi verso il vuoto

Uscire da questa condizione non richiede grandi stravolgimenti, ma una rieducazione costante attraverso piccoli gesti:

1. Il Vuoto Programmato: Inserisci in agenda dieci minuti di "nulla totale". Senza telefono, senza libri, senza distrazioni. All'inizio sarà scomodo, poi diventerà rigenerante.

2. L’allenamento al Monotasking: Scegli alcune attività da svolgere una alla volta. Comincia dal pasto: mangia senza schermi, riconnettendoti ai sapori e al momento presente.

3. L’ascolto del corpo: Quando senti l’impulso frenetico di fare l’ennesima cosa, fermati. Chiediti: "Mi serve davvero o sto solo scappando dalla stanchezza?".

La nostra cultura celebra chi è costantemente busy, ma la saggezza antica ci ricorda che un arco sempre teso finisce per spezzarsi.

Fermarsi non è un segno di debolezza, ma un atto di ribellione consapevole per riprendere il comando della propria vita. Non si tratta di fare meno, ma di essere di più.

E tu, a cosa sei disposto a rinunciare, oggi, per rendere la tua giornata più consapevole?

Buona settimana a tutti!

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