Allenarsi in santa pace e poter stare in compagnia a Chivasso sembra un’impresa impossibile. Almeno per i ragazzi che amano il rugby e che fin da piccolissimi hanno deciso di avvicinarsi a questo sport. Quello che è successo la scorsa settimana alla società Chivasso Rugby Onlus ha dell’incredibile. Udite un po’. Dall’inizio di maggio, dopo aver giocato nel campo sportivo Paolo Rava, i ragazzi hanno cominciato ad allenarsi nell’impianto in erba sintetica all’esterno del Palalancia, in via Favorita. Così avrebbero dovuto fare anche venerdì pomeriggio: peccato che all’arrivo in via Favorita, accompagnati dai genitori, questi giovanissimi chivassesi abbiano trovato l’area del Palazzetto chiusa. Off limits per chiunque: a presidiarla, i carabinieri che dovevano vigilare sulla serata “contro le mafie” e sull’arrivo di don Luigi Ciotti, ospite, per l’occasione, del Comune e della sezione chivassese di Libera che hanno organizzato nell’ultimo week end il festival della legalità. Peccato che a Palazzo Santa Chiara, dall’assessore allo Sport Giulia Mazzoli in giù, nessuno si sia ricordato di avvisare i ragazzi del Chivasso Rugby Onlus.
Adriano Cerutti, responsabile del società rugbistica, è ovviamente amareggiato per l’accaduto: “Non vogliamo fare alcuna polemica, soltanto vogliamo essere presi in considerazione ed è quello che in questo caso non è successo. Siamo arrivati come ogni venerdì per allenarci e abbiamo trovato il cancello chiuso presieduto da vigili urbani e carabinieri che non ci hanno fatto entrare. Nessuno ci ha avvisato di questo cambio di programma e questa è la cosa che ci fa più male. Bastava semplicemente dirci che venerdì scorso non era possibile usufruire della struttura e noi ci saremmo organizzati in altro modo”.
“Nonostante tutto, vogliamo comunque spezzare una lancia in favore del Comune di Chivasso che ci ha dato la possibilità di allenarci in questa struttura - conclude il responsabile della società rugbistica -. In qualche modo ci siamo arrangiati trovando come si suol dire su un ‘campo di fortuna’, ma questa situazione si poteva evitare con una semplice telefonata...”.
Il rugby non sarà uno sport di massa, ma almeno un po’ di rispetto per chi lo pratica glielo possiamo portare, no?
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