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SETTIMO TORINESE. “La Traccia” difende le relazioni tra i detenuti e i loro figli

Sara leone crimonologa penitenziaria e collaboratrice dell’associazione La Traccia di Settimo

Anche i padri hanno dei diritti affettivi. Sara Leone, 44 anni, criminologa penitenziaria, ha lavorato per due anni presso la Casa Circondariale di San Vittore a Milano, mentre ora professa alla Casa Circondariale Lorusso Cutugno di Torino e in quella di Ivrea. Collabora con l’APS La Traccia di Settimo e insieme a Irene Saporito, assistente sociale al SERD del carcere di Ivrea e vicepresidente dell’associazione La Traccia in via Vercelli, hanno messo in piedi un progetto “Inside/Outside” di sostegno alla genitorialità in carcere.

“Io mi occupo da anni del reinserimento e della valutazione all’interno delle carceri e, anche se è scontato dirlo, la detenzione deteriora i rapporti familiari. Per cui è importante promuovere la relazione tra detenuti e figli. E questo è salutare sia per il recupero di chi può aver commesso un reato sia per i figli stessi, maggiormente se sono minori. La detenzione crea uno strappo prima fisico, ma poi è l’aspetto relazionale e affettivo che si danneggia e che viene meno. E questo è il fine del nostro lavoro: ricreare quei legami che possono fare solo bene. Non è sempre facile, ma a volte riesce. Ci sono tantissimi papà che richiedono di non interrompere il loro rapporto con i figli. Un esempio per tutti è la storia di un collaboratore di giustizia, che ovviamente vive in un luogo protetto e segreto, e per lui il contatto non solo telefonico ma anche fisico con la figlia è importantissimo per continuare e approfondire la sua collaborazione con le legge. Molti hanno voglia di riscattarsi, di studiare e di non interrompere le dinamiche familiari”. La relazione tra padri e figli è importante ed è primordiale e, sempre secondo Sara, occorre saper distinguere il reato dalla persona. Questo a volte è difficile da attuare, ma è necessario e doveroso per il rispetto dell’individuo, nell’evitare una interruzione della relazione che può far male a tutte e due. Un figlio ha bisogno di capire il perché il padre può aver sbagliato e può saper perdonare. Ed è da lì che parte il perdono e quindi tutto il percorso della riabilitazione personale nella società. Prendere in considerazione la fragilità e il perdono è un’opzione che deve essere concessa a tutti. Chi sbaglia paga, ma si deve dare una seconda possibilità. Ognuno ha la sua storia e bisogna rispettarla.

Sara ci legge alcune lettere ricevute dei detenuti che segue da cui traiamo alcune immagini che possono farci capire come il suo lavoro di trade union tra un padre e un/a figlio/a possa avere una valenza per il recupero sociale delle persone e soprattutto per comprendere cosa si possa fare per dare una seconda possibilità a tutti.

Scrive D.N.Il freddo nel cuore, tutto mi sembra effimero e perdo ogni interesse nella mia squallida esistenza, ma poi arriva un sorriso, quello di mia figlia, che ha fatto nascere in me il seme della speranza di un futuro migliore”.

I.M.Erano sei anni che non vedevo mio figlio e appena l’ho incontrato mi si è spaccato il cuore. Ho capito che ho perso tempo, che ho perso lui, i suoi anni e la sua vicinanza. Grazie a questo progetto riesco a recuperare, forse, quel poco che ancora ho”.

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