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06 Settembre 2022 - 09:15
CHIVASSO. Il caro prezzi che mette in ginocchio le imprese agricole. Le misure che la politica intende attuare per far fronte ad una delle più gravi crisi degli ultimi cinquant’anni del comparto.
Come i cambiamenti climatici hanno influito sull’agricoltura italiana ma anche piemontese e soprattutto canavesana e chivassese.
I problemi legati alla siccità. La formazione digitale per il settore.
La sostenibilità. I piani d’azione per l’autunno. E tanto altro ancora.
Di questo si sarebbe potuto parlare nella fiera agricola del Beato Angelo Carletti, che ogni anno si tiene l’ultimo mercoledì di agosto al Parco Mauriziano.
Mai come in questo 2022 sarebbe stato necessario affrontare con serietà il tema.
Mai come quest’anno se ne sarebbe dovuto fare il momento più importante della Patronale. Altro che fuochi piromusicali, sfilate di carnevale o tributi ai Queen.
Sarebbe stata l’occasione per attualizzare una manifestazione che puzza di vecchio, di stantiò, di un mondo che è cambiato tranne che qui, a Chivasso. O, per lo meno, non è cambiato per un giorno, quello della patronale appunto.
La fiera agricola del Beato Angelo Carletti, con la regia dell’assessore Politiche Agricole Fabrizio Debernardi, ha riproposto il solito cliché.
Gli stand dei comuni del chivassese - sempre di meno e sempre meno affollati - uno dietro l’altro nel sentiero del parco, a mettere in mostra il meglio di sè come se l’era digitale non esistesse e come se non avessero, ciascuno, una propria pagina Facebook o un profilo Instagram o TikTok.
Trattori, macchine agricole, palloncini colorati, pony che portano a spasso i bambini, i galli, le galline e le pecore, le bicchierate, gli aperitivi per i politici che vengono qui a farsi la campagna elettorale o semplicemente a ritrovarsi dopo la pausa estiva. Abbronzati e sorridenti.
La fiera agricola del Beato Angelo Carletti è e continua ad essere un mercato un po’ più grande, con gli animali e i trattori al Parco. Con i discorsi del sindaco Claudio Castello che qualcuno gli ha scritto e che sanno di nulla.
E con nulla da offrire per chi di agricoltura vive per davvero.
Come i cinquanta e più agricoltori che solo lo scorso agosto, a pochi chilometri da qui, a Strambino, si erano ritrovati spontaneamente per parlare di misure comuni contro la siccità, dei rincari del prezzo di carburante e dell’energia elettrica. Si erano ritrovati per cercare di capire quali soluzioni adottare e quali sostegni chiedere alle istituzioni di fronte a quella che è la principale preoccupazione di tutti: la riduzione di un terzo del raccolto complessivo. Si erano ritrovati spontaneamente, perché nessuno ha ancora seriamente pensato a loro.
Ecco. La fiera agricola al Parco Mauriziano avrebbe potuto essere questo: un’occasione per una grande tavola rotonda dove far sedere l’uno di fronte all’altro rappresentanti delle istituzioni e lavoratori del settore, preoccupati in vista di un autunno che si annuncia per loro, ma anche per noi, nerissimo.
Avrebbe potuto essere, ma non lo è stato.
Dunque, che cos’è la fiera agricola al Parco Mauriziano oggi se non un appuntamento che si ripete uguale uguale di anno in anno, sempre più fuori contesto e con sempre meno motivi per dire: “Andiamo a farci un giro alla fiera di Chivasso?”.
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