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30 Luglio 2022 - 15:34
Il parroco don Armand
A settembre dello scorso anno nelle parrocchie di Brusasco e Cavagnolo è avvenuto l’avvicendamento del parroco. Al posto di don Desirè, designato Vicario del Vescovo di Casale Monferrato, è arrivato il giovane padre Armand Kofi Evame Amuaku. Per le comunità di Brusasco e Cavagnolo semplicemente Don Armand.
La Diocesi di Casale Monferrato, della quale fanno parte le parrocchie di Brusasco, Cavagnolo e Brozolo, per andare incontro alla scarsa vocazione di nuovi sacerdoti, che negli ultimi anni ha colpito la Chiesa, ha avuto un’ottima idea, quella di stipulare un accordo con lo Stato dell’Africa centro occidentale del Togo, con l’intento di far arrivare giovani preti in questo pezzo di Monferrato. Come Don Desirè appunto, Don Armand e Don Magloire, quest’ultimo parrocco di Marcorengo e Brozolo.
Don Armand è un giovane prete, che si presenta come una persona semplice, aperta e umile, quel tanto che basta a conquistare sin da subito la fiducia di tutti i parrocchiani, fedeli e non. Nell’intervista che ne segue, don Armand si è mostrato in tutta la sua natura di uomo semplice e disponibile e non sono mancati anche sorrisi grazie al suo senso dello humor.
Don Armand, come sono andati questi primi 10 mesi da parroco delle parrocchie di Brusasco e Cavagnolo?
“Deo agimus gratias”! Sta andando tutto bene grazie a Dio e all’accoglienza dei fedeli di Brusasco e Cavagnolo, in mezzo ai quali sto svolgendo il mio ministero sacerdotale. I collaboratori ci sono, come ottima è la collaborazione con le amministrazioni comunali dei due paesi. Il catechismo in linea di massima funziona bene. La presenza dei fedeli è effettiva durante le varie celebrazioni liturgiche. Le messe sono animate. Si canta bene in ogni comunità con lo stile ed il genere musicale propri.
Quando è giunto nelle parrocchie di Brusasco e Cavagnolo, quali erano i suoi timori?
Per rispondere a questa domanda, vorrei riprendere le mie primissime parole alle due comunità. Era l’8 settembre 2021, nel salone parrocchiale di Brusasco alle ore 21, quando iniziai la riunione con queste parole: “Stamattina quando pensavo a questa riunione, mi era venuto in mente il romanzo: ‘Diario di un curato di campagna’ di Georges Bernanos, uno scrittore francese. Grosso modo l’autore in esso descrive la vita di un prete, i suoi limiti (ne ho tanti) ma soprattutto le sue paure davanti alla sua nuova missione in un mondo dove si parla sempre meno di Dio”. Timori! È giusto che ci siano! Basta non cadere nella fobia. C’è un detto nel mio dialetto togolese (Ewe) che tradotto letteralmente, significherebbe: «Le cose grandi non possono che suscitare paure». Infatti, se consideriamo la realtà ecclesiale casalese, Brusasco e Cavagnolo sono grandi comunità. Non ho nessuno merito, ma credo in Dio che chiama e manda e mi impegnerò fino alla fine per conservare la fiducia in me posta dal Vescovo che nomina.
Don Armand, si sente ripagato dai suoi parrocchiani?
Ripagato! Sicuramente no! Sarebbe entrare nella logica del “Do ut des”. Qui siamo nell’ambito della fede e questo discorso non funziona. Tutto è grazia e provvidenza. Vorrei soltanto ringraziare le comunità. Vivo in mezzo a gente che sa proteggere la sua identità, le sue usanze e costumi, ma sa anche e soprattutto rispettare chi è “diverso” e cerca di diventare fratello. A questo proposito, per corroborare il mio pensiero, permettetemi di citare Papa Francesco il quale, nell’ambito della crisi sanitaria Covid che ha purtroppo affrettato il divario sociale e la diffidenza tra le persone, ci ha riproposto alcune figure dell’umanità e della storia della chiesa che ci richiamano alla virtù: «In questo spazio di riflessione sulla fraternità universale, mi sono sentito motivato specialmente da San Francesco d’Assisi, e anche da altri fratelli che non sono cattolici: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e molti altri. Ma voglio concludere ricordando un’altra persona di profonda fede, la quale, a partire dalla sua intensa esperienza di Dio, ha compiuto un cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti. Mi riferisco al Beato Charles de Foucauld» (Fratelli tutti n°286).
Padre, ci vuole raccontare a grandi linee, se ce ne sono state, le difficoltà che ha incontrato nelle prime settimane dall’insediamento?
Nella vita di ogni sacerdote, le difficoltà ci saranno sempre soprattutto in un mondo ormai secolarizzato dove si parla persino dell’analfabetismo religioso. Nella mia piccola realtà, devo ancora migliorare la mia conoscenza della lingua di Dante. L’integrazione non è mai un dato scontato. Ci vogliono: tempo, pazienza e persone di buona volontà che ti vengono incontro per aiutare a superare le barriere culturali e sociali.
Vedo che si è integrato benissimo, molto presente con tutti, adulti e bambini, e vedo anche l’affetto che le due comunità le stanno riservando. Se lo aspettava in così poco tempo?
Con gli adulti e anziani, ho anche “coscritti di 80 anni” con cui posso chiacchierare e fare le mie battute. Con i ragazzi, mi ricorderò sempre di tutti i loro dribbling durante le nostre partite di calcio durante il centro estivo appena finito. Spero sarà sempre così. Bisogna però essere soft. L’integrazione è ancora in progress. Concludo la mia riposta a questa domanda con le parole del salmista: «Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria, per la tua fedeltà, per la tua grazia.» (salmo 114, 1).
Questo legame con i fedeli, lo vede come un risultato o un punto di partenza?
Io vedo tutto come un punto di partenza. Sono conscio che la gente si aspetti tanto da me. Mi devo ancora fare le ossa e cercare di essere all’altezza delle loro attese. Non è però una sfida. È desiderio; una ricerca di migliorare per comunicare il Vangelo di Cristo e le mie buone intenzioni. Amo la Chiesa e dedicherò sempre la mia vita al suo servizio.
Durante il passaggio di consegne con Don Désiré a settembre dello scorso anno, c’è stato un passaggio del suo discorso significativo, quando ha chiesto ai parrocchiani di aiutarla. In quelle parole, cera l’umiltà con la quale si è presentato. È dunque questa la chiave per aprire i cuori dei fedeli?
Umiltà? “Esageruma nén”. Ad ogni modo, l’umiltà è una virtù che dobbiamo tutti coltivare nella vita cristiana. Per quanto riguarda questa mia richiesta rivolta ai fedeli, ho soltanto chiesto e chiedo ancora di aiutarmi perché io devo ancora integrare e capire i dettagli delle mie comunità. In effetti, la Chiesa è “Una Santa Cattolica e Apostolica” ma questa universalità si esprime nella particolarità di ogni Chiesa e di ogni comunità che ha le sue tradizioni particolari.
Don Armand, chiudiamo la chiacchierata con la domanda di rito. In tutta franchezza, Padre, qual è il suo sogno?
Il mio più grande sogno è di avere più giovani in chiesa. Rispetto però ogni coscienza ed ogni convinzione religiosa. Vorrei soltanto insistere sul fatto che i problemi inerenti all’esistenza o alla sussistenza sono uguali più o meno per tutti, ma chi ha Dio ha tutto. Perciò invito la gioventù delle parrocchie a me affidate a ritornare a Dio fonte di ogni bene.
Don Armand si mostra con una calma e una semplicità uniche, accompagnate da un bel sorriso disarmante e capace di contagiare positivamente tutti quelli che incontra.
Questi sono gli aspetti che colpiscono di più, perché sono le caratteristiche dell’essere umano in grado di attirare su di sé fiducia. In un periodo storico così pieno di emergenze, dove nemmeno si riesce a superarne una, che già emerge la successiva, la figura di Padre Armand è proprio ciò di cui le due comunità di Brusasco e Cavagnolo avevano e hanno bisogno.
Don Armand è uno di noi.
W Don Armand.
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