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30 Luglio 2022 - 14:59
L'inaugurazione della mostra "Abitare la Pietra"
Il restauro della casa-forte di Servino, nel Comune di Ronco Canavese, diventerà presto realtà. Il progetto, finanziato dal GAL, era stato approvato agli sgoccioli del suo mandato dall’amministrazione Crosasso, che aveva provveduto ad acquisire il bene prima frazionato tra diversi proprietari. E’ stato presentato sabato 9 luglio nel Teatro Comunale, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra “Abitare la Pietra” curata da Marco Cima.
La casa-forte “Gran Betun”, situata ad oltre 1400 metri di quota e raggiungibile in un’ora di cammino, è uno dei più noti ed imponenti edifici di questo tipo presenti nelle valli Orco e Soana. Come le altre case-forti costruite in territori montani, anche questa aveva il compito di presidiare un fondo agricolo, presenta una pianta rettangolare ed un accentuato sviluppo verticale. L’epoca di costruzione è il Medioevo ma a quale periodo risale esattamente?
“Forse all’XI o al XII secolo – ha detto Marco Cima nel suo intervento – quando le grandi famiglie aristocratiche di tradizione franca si spostarono dal novarese al Canavese”.
Uno dei progettisti, il geometra Davide Querio, considera una fortuna potersi occupare di un bene così importante: “Quello di Servino è un fabbricato realizzato con grande maestria e presenta particolari costruttivi poco frequenti negli edifici montani”.
Naturalmente si tratta di un’operazione tutt’altro che facile: “Il recupero va fatto rimanendo il più possibile fedeli all’assetto originario e tutti gli elementi più caratteristici verranno salvaguardati: quel che sarà possibile salvare dei serramenti verrà mantenuto ed il tetto verrà ricostruito con struttura lignea e copertura in lose. Sarà’ tuttavia necessario consolidare le murature e cominceremo da questo: su richiesta precisa della Soprintendenza procederemo con iniezioni di malta ma non sappiamo se funzionerà. Forse sarebbe stato meglio utilizzare delle chiavi metalliche però sarebbero state meno belle”.
Ciò che lascia perplessi in questo elenco è la scelta di procurarsi energia elettrica attraverso “tre pannelli fotovoltaici, il più possibile dissimulati, incastrati e non appoggiati”. E’ vero che lassù la corrente non arriva ma collocare i pannelli su un edificio medievale…!
“Per ottenere il finanziamento – ha poi proseguito il geometra Querio - “occorreva rispettare alcune caratteristiche difficili da garantire, come l’accessibilità per i disabili. Abbiamo risolto il problema decidendo di collocare dei pannelli in Braille per gli ipovedenti”. Bisogna dire che questa prescrizione ha suscitato qualche risata fra il pubblico: “Se uno riesce ad arrivare fin lì vuol dire che non ha grossi problemi a muoversi!” Anche il sindaco Lorenzo Giacomino ha commentato: “E’ una richiesta che fa un po’ sorridere” ed il consigliere regionale Mauro Fava ha ammesso: “Molte volte i bandi vengono creati da qualcuno che vede i luoghi disegnati in piano sulla carta geografica ma non tutto è città…”
Il primo cittadino si è detto orgoglioso di portare avanti l’iniziativa intrapresa dal suo predecessore: “Sembrava impossibile ed invece diventerà realtà. Non sarà un lavoro facile né rapido ma lo dobbiamo sia a chi ha posato quelle pietre sia alle future generazioni. L’amministrazione da sola però non va da nessuna parte: riesce a realizzare cose come questa se ha alle sue spalle una comunità forte e partecipe”. Ha quindi concluso: “Per amministrare ci vuole una visione e ci dev’essere sostanza in ciò che si fa. Critico quei colleghi amministratori che pensano soprattutto a fare marketing”.
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