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Virginia Tiraboschi ci denuncia e l’Ordine archivia. “Siamo in democrazia...” questa è la risposta!

Virginia Tiraboschi ci denuncia e l’Ordine archivia. “Siamo in democrazia...” questa è la risposta!

Tiraboschi si instagram in un post di promozione del Centro Benessere...

Qualcuno ha presente quella famosa canzone di Donatella Rettore in cui si stupiva che tutti continuassero “insistentemente” a chiamarla Donatella e non Rettore? Bene. Alla vigilia di una campagna elettorale che durerà il tempo di una birra, Virginia Tiraboschi si è posta su Facebook un problema che dà davvero il senso e la misura dell’impegno politico della nostra classe politica, sua in particolare. Su quel che pensa al mattino dopo aver preso il caffè e su ciò che ritiene sia di fondamentale importanza per i cittadini. Non fosse così, mai le sarebbe venuto in mente di proporre un argomento come questo come spunto di dibattito su un social.  Domanda.... Com’è meglio definirla? Senatrice, Senatora o Senatore? “È vero che la lingua italiana prevede i generi maschile e femminile e non il neutro - insiste -  la lingua italiana, peró, deriva dal latino che contempla il genere “neutro”. Il mio personale pensiero, da persona libera, è lasciare alla donna che ricopre un ruolo istituzionale/professionale  la libertà di scegliere come declinare il titolo/carica assegnatele.  Io continuerei a farmi chiamare Sindaco, Assessore, Senatore, ecc e farei seguire il mio nome e cognome, perché la parità di genere si misura sull’importanza delle cariche ricoperte e non già sulle modalità comunicative dei ruoli rivestiti...”. Va anche peggio con il post precedente “Oggi - scrive la senatrice - ICO Valley ha dato il via al master in Behavioural Design partendo dalla GYM, un progetto di residenza interdisciplinare, che vede una community di allievi e professori interagire tra loro dando spazio alle idee, ai pensieri, alla creatività, alla fantasia, ai sogni, alle ansie, ai problemi, di designer, architetti e artisti visivi che incontrandosi devono tenere conto del pluralismo dei linguaggi e delle innovazioni, provando attraverso una prospettiva di ricerca individuale a trovare una sintesi costruttiva, per individuare soluzioni concrete per una realtà complessa....”. Altra domanda.... Che cosa avrà voluto dire? Incomprensibile! Indecifrabile! Incredibilmente enigmatica... E delle due l’una: o non riesce a spiegarsi lei o non siamo in grado di capirla noi. E allora esiste un problema. Un problema di “lingua italiana”, altro che generi maschili, femminili e neutri. Un problema vero di significato delle parole che probabilmente la senatrice Tiraboschi usa un tanto al chilo e non tanto per il significato che hanno. Vabbè! Ce ne faremo una ragione. Alla fine la colpa è anche un po’ nostra che per mestiere siamo costretti a leggere tutto quel che scrivono i nostri “politici” di riferimento per poi raccontare il lavoro che stan facendo e  “criticarli” laddove esiste un motivo per criticarli.  Un lavoro certosino e quotidiano che evidentemente non piace molto alla Senatrice tant’è che dopo averci querelato per un articolo a commento della “fantasiosa” Ico-Valley (la querela è stata archiviata) è ritornata alla carica con una denuncia al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti per presunto “accanimento giornalistico nei suoi confronti”.  Tra le altre cose lamentandosi delle nostre critiche al suo progetto di un nuovo ospedale a Palazzo Uffici, nello stesso luogo in cui lei è titolare di un centro benessere. L’Ordine ha deliberato il “non luogo” a procedere informando della decisione anche la Procura della Repubblica. “Chi fa politica - scrive l’Ordine - deve mettere in conto il fatto che ci possano essere critiche anche aspre, specialmente su questioni nodali, come la collocazione di un ospedale, o di opportunità riguardante una parlamentare sui social...”. E poi ancora: “E’ vero che la deontologia professionale impone ai giornalisti un dovere rafforzato nel rispettare il principio della continenza espressiva, ma  è altrettanto vero che chi detiene il potere e siede in Parlamento dovrebbe più di altri accettare di essere bersaglio di critiche, anche se aspre e ripetute..”. Come ricorda la Cassazione, infatti: “Il diritto di critica si concretizza nell’espressione di un giudizio o, più genericamente, di un’opinione che sarebbe contradditorio predentere rigorosamente obiettiva, posto che per sua natura la critica non può che essere fondata su un’interpretazione necessariamente soggettiva di fatti e comportamenti”.  Insomma abbiamo avuto il via libera. Potremo continuare a scrivere tutte le volte che su Instagram e facebook, pur rivestendo l’incarico di parlamentare, ci proporrà creme e lozioni, magari facendosi fotografare in accappatoio..
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