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CHIVASSO. Il grido disperato di una madre sola: «Io e i miei tre figli rischiamo di finire senza un tetto se non troviamo chi ci fa da garante»

CHIVASSO. Il grido disperato di una madre sola: «Io e i miei tre figli rischiamo di finire senza un tetto se non troviamo chi ci fa da garante»

Maria (nome di fantasia) in redazione

CHIVASSO. “Se qualcuno non mi fa da garante o non mi aiuta, rischiamo di rimanere in quattro senza un tetto. Che colpa ne ho, io, se sono una madre single?”. Maria (nome di fantasia, per tutelare la sua ultima figlia minorenne, ndr), 55 anni, il 12 settembre rischia di dover lasciare, con la sentenza di sfratto che molto probabilmente arriverà in tribunale a Ivrea, l’alloggio in centro a Chivasso dove vive con tre dei suoi quattro figli: uno di quasi trent’anni, una poco più che ventenne e la più piccola di soli dodici anni.

Maria è una madre single, così ha voluto la vita. Una madre che combatte tutti i giorni contro le salite che la vita può mettere davanti. 

Collaboratrice scolastica in un istituto del circondario, da quasi due anni è casa per effetto della legge 104: “Mio figlio è disabile e deambula con un tutor roller dopo che, quando aveva 17 anni, gli è stato diagnosticato un medullo blastoma cerebellare ad alto rischio con metastasi - spiega Maria -. Le sue condizioni di salute sono precarie e dal mese di maggio 2021 abbiamo dovuto iniziare un percorso medico più intenso presso l’ospedale Molinette di Torino”.

Il che vuol dire: più spese economiche per i trasporti. E disagi a non finire.

Mi sono mangiata ferie e permessi prima che mi riconoscessero la 104 - dice -. Per andare a Torino in ospedale non possiamo prendere il treno, visto il rischio di contrarre il Covid che per mio figlio potrebbe essere devastante, così siamo costretti a noleggiare un’auto. Il mio non è un lusso, ma una necessità”.

Ho pagato l’affitto fino all’anno scorso, fino a quando le condizioni di mio figlio sono peggiorate - racconta -: da allora non ce l’ho più fatta. Ora chi mi è stata riconosciuta la 104 le cose vanno meglio, ma non basta. Mi è stato intimato lo sfratto con lo sgombero dell’abitazione dal proprietario che, tra l’altro, mi aveva promesso quando ho firmato il contratto che avrebbe sistemato le infiltrazioni d’acqua dal tetto, i serramenti rotti, ecc… ecc… ma non ha mai fatto nulla. Lo Stato ci sta dando una mano, ma io dalle agenzie immobiliari di Torino, a cui ho chiesto di trovare un appartamento per me ed i miei figli, mi sono sentita rispondere che non ho i requisiti necessari. Ossia, che essendo monogenitore, percepisco un solo reddito ed avrei bisogno di un garante…”.

Ho chiesto aiuto all’assistente sociale, che si è attivata con l’Ufficio Politiche Sociali del Comune  - prosegue nel suo racconto Maria -. Peccato che in questo ufficio abbia trovato poca umanità. Mi sono sentita dire che non devo piangere sul latte versato, di cercarmi una casa ammobiliata in corso Giulio Cesare e non in zone “in”, di mettere i miei mobili in un garage ed ad adattarmi a dormire con le mie figlie lasciando cane e gatto da qualcuno e di non lamentarmi e offrendomi un sostegno per le spese di cauzione. Ben venga, per carità, questo aiuto, ma se poi non vogliono darmi una casa, cosa cambia? L’assistente sociale mi sprona a continuare a cercare, ma io sono stanca. Il 12 settembre avrò l’udienza per lo sfratto e tutto ciò che mi rimane, a poco più di un mese da quella data, è la sensazione che le donne sole come me si trovano pesantemente penalizzate in situazioni come queste. Ho chiesto di parlare con il sindaco, ma ad oggi nessuno mi ha contattato dal Comune…”.

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