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SALERANO CANAVESE. Rebecchi per ora resta in carcere: aveva sparato e ferito la moglie

SALERANO CANAVESE. Rebecchi per ora resta in carcere: aveva sparato e ferito la moglie

in foto, l’arrivo dei carabinieri di Ivrea per il sopralluogo in via Cavour 17

Resta in carcere Domenico Rebecchi, il postino in pensione di 68 anni che venerdì sera aveva ferito  al torace la moglie, 66 anni, con un colpo di pistola calibro 7,65. Lo ha disposto, ieri, il gip Ombretta Vanini al termine dell’udienza di convalida dell’arresto che ha confermato l’impianto accusatorio del tentato omicidio. 

Ma cosa è accaduto in quella villa in via Cavour 17? Rebecchi, al momento, non parla.  Potrebbe essere stato un incidente. E’ la tesi difensiva portata avanti dal suo legale, l’avvocato Federico Zinetti, che ha annunciato ricorso al tribunale del Riesame.

Venerdì sera era stata proprio la donna ad arrivare in ospedale, accompagnata dal figlio. Era stata lei a denunciare di essere stata ferita dal marito. E da quel momento erano scattate le indagini dei carabinieri che hanno poi rintracciato l’uomo in casa. 

In quella casa e nel giardino, il giorno dopo, i militari, coordinati dal pm Valentina Bossi, hanno effettuato un lungo sopralluogo per cercare l’arma, che ancora non si trova. Nel corso della perquisizione i militari hanno però sequestrato un’altra pistola, a tamburo calibro 42, priva di matricola e marca, modificata artigianalmente oltre a tutta una serie di cartucce, più di cento, e di vario calibro. 

L’unica certezza è che Rebecchi ha sparato un colpo solo e lo dimostrano il bossolo calibro 7,65 rinvenuto nel cortile sotto la finestra della camera da letto e l’ogiva dello stesso calibro trovata nel bagno tra gli indumenti intimi ancora intrisi di sangue.

Ma su questa vicenda, però, ci sono almeno due aspetti ancora tutti da chiarire. Il primo: se effettivamente, come sostiene la difesa, si sia trattato di un incidente e non scaturito dopo una lite (Nel passato della coppia non ci sarebbe alcuna denuncia da parte della donna nei confronti del marito). 

Il secondo: cosa ci facesse Rebecchi con quelle pistole e tutte quelle cartucce?

Le indagini sono rivolte ad accertare anche se Rebecchi fosse in possesso di regolare porto d’armi. 

Incidente o no il paese s’interrega sull’accaduto. 

Mai e poi mai - commenta il sindado di Salerano Tea Enrico - avrei  pensato che Salerano potesse  balzare agli onori della cronaca per un tentativo di omicidio nei confronti di una donna. A nome del paese che ho l’onore di rappresentare voglio esprimere  profondo sgomento per questa vicenda che ha turbato  la nostra comunità che rimane incredula di fronte a tanta violenza.  Come amministratrice comunale mi sento di condannare con forza quanto accaduto, aspettando di capire l’origine di questa follia e confidando nella professionalità degli inquirenti e delle forze dell’ordine che stanno indagando. Salerano è  quindi vicino alla donna che ha subito questa violenza, è vicina a tutte le donne. Ed è per questo che ancora una volta voglio ricordare  che la  tutela delle donne, dei  minori e delle persone vittime di violenza è per noi  una priorità assoluta:  la violenza, il  sopruso, l’arroganza sono modalità inaccettabili in qualsiasi loro  forma. 

Da amministratrice mi sono spesso interrogata su  quali azioni mettere in campo per evitare la tragedia e quali strumenti o azioni utilizzare  per rafforzare,  per aumentare la dimensione di prevenzione e tutela. Perché non basta celebrare il 25 novembre, o sentirsi a posto perché si è  posizionata una panchina rossa nel parco giochi con una seduta riservata,  con Un posto occupato. Perché ritengo sia difficile pensare di fermare la pericolosità sociale con una singola azione, mentre la risposta può venire dallo sviluppo di un sistema di prevenzione che dia diverse forme di supporto, attivando tante azioni di collaborazione e sinergia, coinvolgendo tutti i tutori delle fragilità.  Azioni che possano e debbano iniziare da noi stesse.  Io ci sono. Lo so, può sembrare difficile parlare, affrontare le questioni, esprimere la paura.  Ma sono una donna: insieme possiamo affrontare i problemi: insieme possiamo trovare delle soluzioni, insieme possiamo iniziare a fare squadra.... Perché non si viva più quello che è successo oggi”.

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