Di questi tempi, essendo il livello del Po ai minimi storici, sarebbe stato giocoforza sospendere il servizio, con pesanti conseguenze per tutti. Perché i traghetti o porti natanti che assicuravano, in altra epoca, i collegamenti fra le opposte sponde del fiume non potevano disimpegnare la propria funzione in mancanza d’acqua. Poi, per fortuna, si costruirono i ponti e molti problemi furono risolti.
Di solito i traghetti del grande fiume erano formati da un paio di barconi col fondo piatto e le estremità leggermente rialzate. Sui barconi poggiava un ampio assito con uno o due casotti in legno che fungevano da alloggio per il custode. Un cavo teso fra le opposte rive serviva a facilitare le manovre. «Portoné» si definivano i custodi dei traghetti. Nel tratto fra Torino e Chivasso erano figure assai note: in cambio di un modesto pedaggio, trasportavano persone, animali e mercanzie da una sponda all’altra del fiume che tanta parte aveva nella vita delle comunità rivierasche.
Il porto di Gassino già esisteva all’inizio del quattordicesimo secolo, come attestano i conti della castellania. Nella convenzione a cui pervennero il principe Filippo d’Acaia e la comunità, il 25 ottobre 1307, fu precisato che gli abitanti del luogo erano esenti dal portonaggio, la gabella per l’attraversamento del fiume col traghetto, a meno che non trasportassero merci. Facile preda dei nemici durante le guerre, il porto fu distrutto e sempre ricostruito, essendo di vitale importanza per le comunicazioni e l’economia di tutto il territorio. In epoca più tarda, poiché il Po era diviso in due alvei fra Castiglione Torinese e San Raffaele, esistevano porti natanti su entrambi i rami. Un documento del 1799 precisa che il «porto a cordone» nel braccio maggiore funzionava con poca spesa e nessun provento per le finanze del Comune di Gassino. Anche Castiglione, San Mauro, Lauriano e Monteu avevano propri traghetti sul fiume.
Non è difficile comprendere come il servizio presentasse molti inconvenienti. Quando il fiume era in piena, le imbarcazioni rimanevano attraccate alla banchina per non essere travolte dalla corrente impetuosa. Altrettanto accadeva nei periodi di magra, per timore delle secche. Di notte, inoltre, i pochi utenti dovevano svegliare il traghettatore, al quale era riconosciuto il diritto di aumentare le tariffe.
Nel 1922 l’amministrazione municipale di Settimo incaricò la Società Anonima Cooperativa Carpentieri e Affini di costruire un porto natante per la somma di 25.500 lire. L’opera fu inaugurata il 24 settembre dello stesso anno, mentre il regolare servizio di trasbordo ebbe inizio il giorno seguente. Affondato la mattina del 24 aprile 1945 da militi fascisti in ritirata, il traghetto fu ricostruito dopo la fine della seconda guerra mondiale e rimase in servizio ancora per qualche anno, gestito dal «portoné» Giacomo Benedetto (Gariglio), finché non venne aperto il ponte sul Po. Il traghetto fu allora acquistato dal Comune di San Sebastiano.
L’Archivio storico del Comune di Settimo conserva tutti i tariffari relativi al servizio. Interessante è quello provvisorio approvato dalla giunta municipale nel settembre 1922. All’epoca i prezzi in vigore erano i seguenti: persone, quaranta centesimi; biciclette con ciclista, sessanta centesimi; carri vuoti col conducente, una lira; vetture a cavalli e autoveicoli, rispettivamente una e due lire, oltre alla normale tariffa per le persone; gerle e cesti, dieci centesimi. Un prezzo agevolato di andata e ritorno era stabilito per i tombarelli che si recavano a prelevare sabbia e ghiaia nell’alveo del fiume.
Nel novembre dello stesso anno fu approvato un tariffario più completo. Dal pagamento del diritto di pedaggio vennero esentati i funzionari e gli agenti dei comuni di Settimo e di Castiglione, gli operai dei servizi telegrafici e telefonici dello Stato, i militari e i fittavoli dei terreni di proprietà del comune di Castiglione sulla riva sinistra del Po. Tariffe speciali si applicavano ai bovini e agli ovini che venivano abitualmente condotti al pascolo sull’una e sull’altra sponda del fiume.
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