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TORRAZZA PIEMONTE. Zitta che non paghi la Tari! Bufera in Consiglio

TORRAZZA PIEMONTE. “Vogliamo le dimissioni della consigliera comunale Annamaria Memmo!”. E’ un coro unanime, quello che si leva dalle opposizioni torrazzesi.  Da Marinella Bracco a Luigi Corna e a Rocco Muscedra, la richiesta è identica: dopo l’ultimo Consiglio comunale, Memmo deve rimettere il suo mandato. Scoppia il finimondo a Torrazza Piemonte per l’attacco personale che la consigliera di minoranza Bracco ha ricevuto dalla collega di maggioranza in occasione di una discussione sull’adozione del Piano Economico Finanziario del servizio di gestione dei rifiuti. Infastidita dalle domande della Bracco, Memmo ha sbroccato, accusandola di sollevare “domande insistenti sull’argomento TARI nonostante avesse dimenticato alcuni pagamenti nell’ultimo periodo”. Non accorgendosi dello scivolone che stava commettendo, Memmo ha pure puntualizzato affinché questa sua risposta venisse messa a verbale. Apriti cielo. Il j’accuse della consigliera dell’amministrazione di Massimo Rozzino - peraltro, a sentire Marinella Bracco, ingiustificato (“Ho sempre pagato tutto, non mi risultano debiti con il Comune”, ha puntualizzato, ndr) è infatti in contrasto con l’articolo 55 del Regolamento del Consiglio comunale, che disciplina i dibattiti sui cosiddetti “fatti personali”. Al comma 1, l’articolo statuisce che “costituisce fatto personale l’essere attaccato sulla propria condotta o sentirsi attribuire fatti ritenuti non veri od opinioni e dichiarazioni diverse da quelle espresse”. E ancora, al comma 2: “Il Consigliere che domanda la parola per fatto personale deve precisarne i motivi; il Presidente decide se il fatto sussiste o meno. Se il Consigliere insiste anche dopo la pronuncia negativa del Presidente decide il Consiglio, senza discussione, con votazione palese”. Per finire, al comma 4: “Qualora nel corso della discussione un Consigliere sia accusato di fatti che ledono la sua onorabilità, può chiedere al Presidente di nominare o di far nominare dal Consiglio, nel suo interno, una commissione arbitrale composta da tre membri, appartenenti o non al Consiglio, che indaghi e riferisca sulla fondatezza dell’accusa…”. Insomma, Memmo, da qualsiasi lato la si guardi, l’ha fatta, come si dice, “fuori dal vaso”. “Non mi aspettavo assolutamente un attacco del genere - replica, a bocce ferme, Marinella Bracco -. In primis perché non ho pendenze nei confronti del comune, poi perché avevo fatto delle domande che potevano anche consentire all’amministrazione l’opportunità di dare risposte che sarebbero state positive per la cittadinanza. Penso ad esempio alla qualità di raccolta differenziata che stiamo facendo, sicuramente a livelli elevati. Oppure domandavo se, nei costi dei rifiuti, è compresa anche la tariffa pagata per il nuovo parcheggio dei camion nell’area Amazon. Insomma, interrogativi leciti a cui i torrazzesi vorrebbero delle risposte. Ma…”.  Ma Memmo, evidentemente, la pensava in maniera differente. “Quello che mi preoccupa di questa vicenda è il cercare di buttare fango addosso agli altri, metterla sul personale quando si fanno delle domande di interesse pubblico - aggiunge -. Calunnia, diffamazione? E che ne so, io volevo solo fare delle domande. Eventualmente, mi informerò con gli organi competenti per capire un po’ di più. Mi chiedo: ma se non posso fare domande, che ci vado a fare in Consiglio?”. “Il fatto più inquietante è che si vadano a dare notizie che Memmo non doveva sapere - inforca Muscedra -. E’ una violazione della privacy, a questo punto qualsiasi cittadino può sentirsi violato della sua privacy dall’amministrazione comunale. In tre anni non è mai stata convocata la conferenza dei capigruppo, che serve per discutere gli argomenti all’ordine del giorno. Questo sì che sarebbe un segnale di vera apertura verso le opposizioni, non gli attacchi personali”. “La sensazione - aggiunge Corna - meno informazioni circolino dal Comune e meglio è. Abbiamo chiesto, quando Memmo ha voluto far mettere a verbale la sua affermazione, che il sindaco intervenisse, ma è stato muto. Il consiglio comunale è un momento di discussione, di confronto. chi non ha capito che è lì anche per rispondere alle nostre domande deve fare un passo indietro…”. “Chiediamo - concludono i tre consiglieri di opposizione - le dimissioni di Memmo: il suo non è un comportamento consono ad un Consiglio comunale. Anzi, è un metodo subdolo per intimorirci. Se questa è la cifra con cui intendono amministrare, c’è da preoccuparsi…”.
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