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Avere gli orecchi lunghi.

Avere gli orecchi lunghi.
Avere gli orecchi lunghi. Inizio questa mi riflessione semiseria per affermare che molte volte non capisco nulla, ignorante e cocciuto, come la tradizione vuole che sia l'asino per via delle sue lunghe orecchie. Parlo dell’udito e non solo dell’incredibile abilità nell’utilizzare entrambe le orecchie, di cui sono fornito, per percepire i suoni in movimento nello spazio e quindi la loro provenienza. Il termine tecnico per indicare questa capacità viene detto ascolto binaurale, comunemente conosciuto come udito. Assieme agli altri cinque sensi, l’udito rappresenta un importante flusso di informazioni. La nostra civiltà ruota attorno all'udito Poiché l’udito è sempre stato importante per noi, abbiamo costruito il nostro mondo intorno ad esso. Così le campane scandiscono il passare del tempo; gli impianti di diffusione sonora forniscono informazioni importanti mentre si attraversa una stazione ferroviaria; le applicazioni di navigazione impartiscono comandi verbali che ci consentono di seguire le indicazioni senza abbassare lo sguardo. Usiamo sempre più segnali acustici elettronici che ci dicono, per esempio, se una pietanza è cotta, se il computer si sta avviando o se la cintura di sicurezza è slacciata. Le nostre orecchie ci aiutano anche a mantenere oggetti e apparecchiature funzionanti: i cigolii ci dicono che un oggetto necessita di essere lubrificato; dei colpi ci suggeriscono che qualcosa ha bisogno di manutenzione; uno sferragliamento indica che un componente si è allentato. Senza questi semplici indizi e segnali, la vita diventa un po’ meno semplice. Infatti, attività e stimoli come comunicare e socializzare con il prossimo, interagire e lavorare con il mondo esterno dovrebbero permettere di mantenere il cervello sempre attivo, ma a volte pur ascoltando certi discorsi non riesco a comprenderne il significato. Mi pare di avere gli orecchi foderati di prosciutto. Ma forse più che non sentire fingo, come se avessi le orecchie coperte da grosse fette di prosciutto che non lasciano passare i suoni. Devo insomma aprire bene le orecchie, per prestare la massima attenzione, a chi mi parla. Invidio quelle persone che vivo la vita ad orecchio, simili a musicisti che suonano senza avere il brano davanti e riescono sempre ad improvvisare, ma sicuramente non parlo di altre persone solo per sentito dire perché non è mia abitudine allungare le orecchie per carpire informazioni varie, senza farmi notare. E si quello che devo fare tendere meglio le orecchie prestando sempre la massima attenzione, con chi mi sta parlando. Forse non ho un orecchio, per la musica, figuriamoci se ho un udito fine. Non dico che sono duro d'orecchio, ma per pigrizia a volte fingo di non sentire. Cerco sempre di essere tutt'orecchi, concentrandomi e attento nell’ascoltare il mio interlocutore. Ma a volte nella vita è meglio fare orecchio da mercante, facendo finta di non sentire, come i mercanti che udivano solo quello che faceva loro comodo invocando la confusione della piazza del mercato. Perché con certi personaggi è meglio non aver né bocca né orecchie per evitare di farmi coinvolgere. Con gli amici per le loro confidenze invece non ho né occhi né orecchie, per essere il massimo della discrezione, fingendo di non vedere e non sentire nulla, come se si fossi privi di occhi e di orecchie. Gli amici di penna hanno ragione di tirarmi le orecchie per la mia pigrizia ma tranquilli, le Vostre sollecitazioni non mi entrano da un orecchio e uscire dall'altro, questo secondo una vecchia credenza che la persona a cui è diretto il consiglio gli attraversa fugacemente il cervello e se ne esce senza lasciare traccia. È vero mi sento fischiare le orecchie come un’antica credenza vuole che se qualcuno parla di una persona assente, questa si sente fischiare le orecchie. Si può addirittura stabilire se ne parla in bene o in male a seconda che l'orecchio interessato sia il sinistro oppure il destro, e se poi si vuole cercare d'individuare l'autore del discorso, basta scegliere a caso una lettera dell'alfabeto che ne darà l'iniziale del nome. Il giochetto è talmente antico che ne parla anche Plinio il Vecchio nella sua Storia naturale (XXVIII, 5). Non mi tappo gli orecchi rifiutandomi di ascoltare. Anzi tendo sempre l’orecchio su quello che mi scrive l’amico di penna e spero che non mi tiri le orecchie per la mia assenza. Affermava Zenone di Cizio che la ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno, ma poi se scrivo tanto non è colpa mia, ho due mani. Favria, 15.05.2022 Giorgio Cortese Buona giornata. Non servono grandi ali per spiccare il volo, la vita è molto più vasta di quanto immaginiamo. Felice domenica.
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