“Carneade, chi era costui? – scrive su Facebook e su Instagram la senatrice azzurra Virginia Tiraboschi – Liborio La Mattina (cioè io, ndr) dovrebbe sapere che la progettualità di ICO Valley è decisamente complicata per alcuni (pochi) e alquanto semplice per altri (molti). La sfida è riempire 40.000 mq nel XXI secolo e non negli anni ‘70 e ‘80 del XX. L’ eleganza e la concretezza devono essere la base di un grande progetto la cui pietra angolare è il capitale umano: “ma andiamo, Carneade, liquidare nelle solite 4 righe un grande progetto è, per essere buona, estremamente superficiale”.
Il tutto a corredo di due articoli scansionati dal nostro giornale (e chi se ne impippa del diritto d’autore…) che facevano riferimento ad un corso di Behavioural, al nuovo ospedale di Ivrea e alla Ico Valley questi ultimi due calati su Palazzo Uffici per la gioia del Fondo Prelios.
Aldilà dei contenuti quel che ci stupisce è l’accostamento.“Carneade! Chi era costui?” è infatti la domanda che, nell’ottavo capitolo dei Promessi Sposi, don Abbondio si fa (“ruminava tra sé”, scrive il Manzoni, chissà se s’è messa a ruminare pure la Virgy, così la chiamano gli amici) a proposito del filosofo greco Carneade, la cui citazione è contenuta nel panegirico in onore di San Carlo Borromeo che stava leggendo. A me (e lo dico senza patemi) sta bene fare la parte di Carneade, seguace del probabilismo, figura considerata minore tra i filosofi della sua epoca (213 – 129 ac), ma che pur sempre un filosofo era. A me sta bene se a Tiraboschi sta altrettanto bene fare la parte di “Don Abbondio” che in verità un po’ sta facendo con le sue tante sparate sull’ospedale e quelle frasi in cui dice tutto e non dice niente.«Sapete voi quanti siano gl’impedimenti dirimenti? Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis,….” pare quasi di sentirla.
E invece no! E’ Don Abbondio.In questi anni da parlamentare solo s’è capito che a Tiraboschi sta simpatico il fondo Prelios e, infatti, nelle sue tante visioni, il nuovo ospedale di Ivrea, oltreché a Palazzo Uffici lo avrebbe voluto portare anche negli ex stabilimenti di Scarmagno. E sempre a Palazzo Uffici, s’è immaginata una specie di supermercato del Made in Italy stile Rinascente pagato con i soldi del contribuente o del Pnrr che alla fine pagheremo sempre noi.
Sveglia senatrice Tiraboschi! L’unico in città che la sta applaudendo è il segretario cittadino di Forza Italia Vincenzo Ceratti, in compagnia della vicesindaca azzurra Elisabetta Piccoli. Nessun altro.
Detto questo, aldilà, di chi conosce chi (chissenefrega) mi presento. Di anni ne ho 54 e faccio il giornalista da 34. Lo facevo già ai tempi in cui l’attuale sindaco Stefano Sertoli amministrava La Sentinella del Canavese e io ne ero collaboratore. Dei giornalisti di quel tempo sono uno dei pochi rimasti. Il giornalista ho continuato peraltro a farlo, senza soluzione di continuità, anche quando lei ad Ivrea non si faceva vedere affaccendata com’era nelle sue cose, a Torino, negli alberghi o con Costa Crociere, divisa tra l’Italia e la Svizzera. E mi sono occupato di Ivrea, anche in questi anni, tutti i giorni e non un giorno sì e un giorno no. Da direttore de la Voce ho avuto tra i collaboratori anche Tommaso Gilardini e Ludovico Capussella. Per qualche anno La Voce ha pure potuto contare su una redazione sopra la testa di Ceratti. E parliamo del lontano 2003. Poi come lei ben dice, siamo nel XXI secolo e di redazioni ne abbiamo chiusa qualcuna. S’aggiungono quattro confronti pubblici elettorali organizzati da questa testata, in Santa Marta nel 2008, alla Serra nel 2013, a San Bernardo e a Santa Marta nel 2018. E’ poco? E tanto? Boh! Faccia lei...
Una certezza. In questi 30 anni ho visto tanti parlamentari della sua stessa statura uscire dalla scena con la stessa velocità con la quale l’avevano occupata e questo mi ha sempre fatto tirare dei bei sospiri di sollievo.
Liborio La Mattina
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