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SETTIMO TORINESE. L’ultimo saluto a Egidio Capuzzo, volontario della Croce Rossa e appassionato dei viaggi

SETTIMO TORINESE. L’ultimo saluto a Egidio Capuzzo, volontario della Croce Rossa e appassionato dei viaggi

In foto, Egidio Capuzzo

SETTIMO TORINESE. Alla vigilia di Pasqua è venuto a mancare agli affetti dei suoi cari, Egidio Capuzzo, volto noto ai settimesi per il suo impegno nel volontariato locale. Aveva 82 anni. 

Nato a Ospedaletto Euganeo, in provincia di Padova il 10 luglio 1939, terzo di quattro fratelli, si trasferì, alla fine del conflitto mondiale con la famiglia, direzione Torino, a quel tempo “città dell’automobile” per antonomasia. Dopo alcune esperienze minori, viene assunto alla Fiat Iveco, dove lavorerà per oltre 30 anni, occupandosi prima di produzione, poi di collaudo e infine di magazzino. Nel frattempo arriva il 1966 e conosce Maria, la giovane ragazza pugliese che sposerà il 23 luglio del ‘67, e insieme alla quale metterà al mondo i figli Monica e Alessandro. Sul lavoro, la sua abnegazione e correttezza verranno presto premiate con la promozione a caposquadra, ruolo che ricoprirà fino alla pensione, ottenuta dopo 35 anni di versamenti che, essendo iniziati molto presto, lo vedranno pensionato alla tenera età di 50 anni. Troppo giovane per smettere di essere un membro attivo della società, inizia quindi subito a fare l’autista in Croce Rossa, impegno che assumerà per 25 anni con tale dedizione da viverlo come un lavoro, seppur retribuito esclusivamente dalla gioia di fare del bene. 

Oltre al volontariato, si dedicava alla lettura di romanzi di fantascienza, passione di una vita, si prendeva cura di un delizioso orticello, e dopo aver comprato un piccolo camper usato, insieme all’amata moglie, si dedicava ai viaggi che le incombenze della vita gli avevano impedito di affrontare nel passato. Hanno girato l’Italia in lungo e in largo, per anni, e ogni tanto si avventurano anche oltre i confini nazionali. Poi è arrivata la malattia, spietata, che lentamente lo ha debilitato, sottraendogli un po’ alla volta tutti gli interessi, incapace però di spegnere la dolcezza del suo sguardo, la correttezza della sua morale e la modestia del suo cuore. E’ mancato  nella notte di sabato 16 aprile, lasciando, come dice il figlio Alessandro, un vuoto tra i suoi cari e una riga di cancellino nella parte di lavagna in cui si segnano i buoni.

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