Kaliningrad, un territorio russo che però non si trova in Russia.
Kaliningrad, in tedesco Konigsberg, in lituano Karaliaucius, per la precisione, la exclave di Kaliningrad, è un territorio russo che però non si trova in Russia, ed è la patria dell’ambra essendo il 90% del minerale del pianeta estratto qui. Adesso vi spiego il perché? Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la gloriosa Konigsberg diventò una città sovietica con il nome di Kaliningrad in onore del rivoluzionario bolscevico Kalinin, stretto collaboratore di Stalin, morto del giugno 1946. Con la classica teoria escogitata a posteriori, fu lo stesso Stalin a formulare la tesi secondo cui la regione di Kalinin era stata da sempre terra slava. Di lì a poco iniziò il trasferimento in massa nella regione di cittadini sovietici da ogni angolo dell’URSS. La sovietizzazione della regione comportò anche la cancellazione di gran parte degli edifici che testimoniavano sette secoli di presenza tedesca, fra cui decine di chiese cattoliche e luterane. Per qualche tempo i coloni sovietici convissero con la popolazione locale, ma tra il 1947 e il 1949 dalla regione di Kaliningrad furono espulsi oltre 200.000 tedeschi. L’enclave di Kaliningrad appartiene tutt’ora alla Federazione Russa. Questo è il frutto amaro e meno noto, prodotto dagli accordi tra le grandi potenze alle conferenze di Jalta e Potsdam, un’anomalia storica e geografica in piena Europa che dura tuttora e che anzi adesso è uno dei bastioni dell’Orso Russo nello lo scacchiere della Nato. Prima del 1946 la città si chiamava Konigsberg, capoluogo della Prussia orientale, ed era una città di primaria importanza storica per i tedeschi: fondata dai cavalieri teutoni nel 1255, guidati da Ottocaro II re di Boemia, ed in onore del quale assunse il nome Konigsberg. Dopo la distruzione ad opera dei Prussi o Prussiani, popolazioni baltiche, pagane, abitanti quei luoghi che nel 1263 la distrussero nella loro rivolta, la città venne ricostruita sul luogo attuale ed elevata a città nel 1286.
Königsberg entrò a far parte nel 1340 nella della Lega anseatica e divenne residenza del gran maestro dell’Ordine Teutonico nel 1457. In seguito fu capitale dei duchi di Prussia, i cui re vi furono incoronati dal 1701. Nel 1544 il duca Alberto di Brandeburgo fondò l’università Albertina. Fu per secoli uno dei più importanti centri politici e culturali della Prussia e in seguito dell’impero tedesco. Qui nacquero o lavorarono alcune personalità significative della cultura tedesca e mondiale, primo fra tutti il filosofo Immanuel Kant, ma anche lo scrittore E. Hoffmann e molti altri. Venne occupata dai Russi nel 1758 e dai Francesi di G. Murat nel 1807 e poi nel 1813 si ribellò a Napoleone I. In età moderna, grazie alle comunicazioni ferroviarie tra Russia e Prussia, diventò il massimo centro per l’importazione dei prodotti cerealicoli dalla Russia.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, città in quanto parte del sistema difensivo tedesco nella Prussia Orientale, fu il primo obiettivo dell’armata sovietica venne assalita il 27 gennaio 1945, capitolò soltanto dopo accanita resistenza il 9 aprile.
Oggi la exclave di Kaliningrad, è un territorio russo che però non si trova in Russia se non attraverso il corridoio di Suwalki. La regione di Suwałki, terra di confine a cavallo di Polonia e Lituania, una sinuosa frontiera di 104 chilometri divide l’estremità nordorientale del voivodato di Podlachia dall’ultimo lembo meridionale dell’antica Suduva lituana. Chiuso a nord-ovest dall’oblast, provincia di Kaliningrad russa, a sud-est dalla Bielorussia, questo corridoio largo 65,5 chilometri che prende il nome da una cittadina polacca di 69 mila abitanti è l’unica via terrestre d’accesso dall’Unione Europea alle tre repubbliche baltiche. In queste foreste primordiali di pini, ontani, lecci e betulle, con centinaia di laghi e paludi, uniti da un dedalo di vie d’acqua è il tallone d’Achille della Nato che taglia fuori le repubbliche Baltiche. La guerra, dopo Kiev, potrebbe spostarsi qui.
Favria, 28.04.2022 Giorgio Cortese
Buona giornata. Nella vita quotidiana, quando abbiamo una meta anche il deserto diventa strada. Felice giovedì.
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