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08 Aprile 2022 - 17:36
Aula di tribunale
La maxi inchiesta sulla ‘ndrangheta che nel maggio del 2021 portò ad arresti e perquisizioni in tutta la provincia orientale, da Chivasso a Volpiano, passando per Settimo Torinese, giunge, dunque, al dibattimento.
Mercoledì scorso s’è aperto il processo che vede sul banco degli imputati 40 persone: devono rispondere, a vario titolo, di 64 capi di imputazione.
Durante la prima udienza preliminare, il comune di Volpiano, assistito dall’avvocato Giulio Calosso, s’è costituito parte civile “per tutelare la sua immagine e per proseguire nell’impegno di tutela della legalità, sulla scia dei precedenti procedimenti per ‘ndrangheta”. E oggi è arrivato il primo simbolico risarcimento verso il Comune di Volpiano di un imputato, del filone di inchiesta minore, che ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato.
Dopo una settimana di valutazioni che hanno creato un po' di "suspence" nella politica chivassese e non solo, anche Chivasso ha dunque sciolto le riserve. Il Comune si è costituito parte civile con riferimento al capo di imputazione 1 (associazione per delinquere di stampo mafioso articolo 416 bis del codice penale), nei confronti di due imputati, Giuseppe e Mario Vazzana. "È stata una iniziativa, quella di costituirsi parte civile, voluta dal sindaco Claudio Castello e dalla giunta, su specifico indirizzo anche del Consiglio comunale, basata esclusivamente sul fatto che il Comune è da anni portabandiera, non solo nel Canavese, della cultura della legalità, dell’antimafia e dell’anticorruzione - spiega l'avvocato Andrea Castelnuovo, a udienza conclusa, che rappresenta l'amministrazione chivassese -. La direzione distrettuale antimafia non aveva individuato il Comune di Chivasso come possibile persona offesa, come ha fatto per altri soggetti, e per questo non era stata notificata al Comune la fissazione dell’udienza preliminare del 30 marzo, perché nessuno dei fatti contemplati nei 64 capi di imputazione è avvenuto sul territorio di Chivasso. Territorio che, pertanto, di per sé, è immune, nel suo tessuto sociale-economico-politico, da quanto emerso dall’inchiesta Platinum". "Il sindaco Castello - aggiunge l'avvocato - ha ritenuto giusto partecipare volontariamente quale parte civile a questo importante processo a tutela di tutta l’attività fatta per debellare il fenomeno mafioso nel proprio territorio, quale segno tangibile di vicinanza alla propria popolazione e al sistema integro e sano rappresentato dall’amministrazione comunale, dagli uffici comunali, dalla cittadinanza, dalle imprese e dalle istituzioni del territorio. Avrebbe potuto limitarsi a prendere atto che l’inchiesta platinum non aveva ad oggetto fatti specifici avvenuti nel territorio di Chivasso ma ha voluto, fortemente, evidenziare e ribadire la netta posizione di rifiuto propria personale e della sua amministrazione rispetto a qualunque fenomeno mafioso che possa riguardare, anche indirettamente, propri cittadini, imprese del territorio, territori vicini e interconnessi".Una nuova udienza del processo si terrà il prossimo 21 aprile, quando verranno formalizzate le scelte processuali di ciascun singolo imputato.
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