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LIVORNO FERRARIS. Non ha capito come funziona

LIVORNO FERRARIS. Non ha capito come funziona

Federico Pizzamiglio

Federico Pizzamiglio è fuori dalla maggioranza consiliare livornese perché, pur essendo stato eletto nella lista del sindaco, in quasi dieci anni non ha capito come funziona l’Amministrazione Corgnati e quali sono le dinamiche interne al gruppo “Unione per Livorno”. Due cose, soprattutto, non ha capito: la prima è che devi stare al tuo posto e aspettare pazientemente il tuo turno, se mai verrà. La seconda: che Corgnati non tollera il dissenso, se non approvi tutto quel che propone incorri nelle sue ire e non ti salvi.

Con la cinquantina di preferenze raccolte alle elezioni del 2018, il rampante Pizzamiglio non aveva un bottino sufficiente per aspirare a una poltrona di assessore; ma siccome scalpitava gli fu comunque assegnata una simbolica delega di affiancamento all’assessore al commercio e, per avere un po’ di visibilità, la carica di presidente della Consulta Giovani (con annesso contributo comunale). Se se ne fosse stato lì tranquillo, occupandosi di Palio dei Rioni, premi e cotillons per ampliare un po’ il suo esiguo bacino elettorale, e intanto continuando a votare in Consiglio senza fare storie i provvedimenti proposti dal sindaco, il giovanotto alle elezioni del 2023 avrebbe forse avuto qualche possibilità. Ma quando ha visto che Corgnati intendeva cambiare lo Statuto del Comune inserendo la figura di presidente del Consiglio comunale (che, in un paese con meno di cinquemila abitanti, ha francamente poco senso) e, soprattutto, ha capito che quella poltrona non sarebbe andata a lui, ha osato disobbedire, annunciando l’astensione. Poi, certo, rimbrottato dai colleghi di lista, è immediatamente rientrato nei ranghi e ha votato con loro, ma ormai la frittata era fatta: il sindaco non sopporta atti di insubordinazione.

La storia amministrativa di Corgnati - ed è questo che Pizzamiglio ha sottovalutato - è infatti caratterizzata dal non sopportare d’avere avversari: li avvicina, li irretisce, li avvolge e li porta con sé. Nel 2013 vinse le elezioni anticipate con poco più di 1300 voti mettendosi in lista Franco Sandra e Matteo Capizzi (e i loro complessivi, fondamentali mille voti), che due anni prima come candidati sindaci avevano conteso la vittoria al masoeriano Marco Michelone. Cinque anni dopo, grazie ad alcuni mirati investimenti del Comune nel settore cestistico, si assicura anche il sostegno di Gian Franco Falchetti - che l’aveva sfidato alle precedenti elezioni, e che era l’unico in grado di organizzare un’opposizione decente - e, in più, porta in maggioranza Davide Mosca (e lo nomina prima capogruppo e poi assessore). Nel corso della consiliatura, infine, porta via alla disastrata minoranza di Chiara Barone (compagine che comunque alle elezioni gli era servita: se ci fosse stata una sola lista Corgnati avrebbe rischiato di non raggiungere il quorum) anche il consigliere Elia Demin. Pas d’ennemis à gauche, insomma.

La modifica dello Statuto comunale a metà del suo secondo mandato non è solo, come potrebbe apparire agli ingenui, una formalità: serve a Corgnati per mettere a posto un po’ di cose in maggioranza in vista delle elezioni del 2023. Il rampante Pizzamiglio, con l’annunciata astensione, ha rischiato di rovinare tutto; poi, certo, «il voto finale espresso favorevolmente rispetto alla proposta di delibera» ha «attenuato la frattura politica», ma - gli scrivono Corgnati e Mosca - «ciò non ha tuttavia ricomposto il rapporto fiduciario con il sindaco e la compattezza attraverso cui la maggioranza esprime i propri indirizzi e le proprie azioni nelle sedute consiliari».

Quindi ora Pizzamiglio è fuori dalla maggioranza e oltretutto gli è stato tolto, con modalità sbrigative e discutibili, anche il giocattolo della Consulta Giovani. Ha avuto troppa fretta, ha alzato la testa quando non doveva e quindi si è macchiato di lesa maestà: a Livorno Ferraris non si sgarra, queste cose le paghi.

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