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SETTIMO TORINESE. Carmine Masucci, una vita da arbitro e tanti ricordi: “Bisogna sempre avere buon senso”

SETTIMO TORINESE. Carmine Masucci, una vita da arbitro e tanti ricordi: “Bisogna sempre avere buon senso”

Carmine Masucci

SETTIMO TORINESE. Quando le persone lo incontrano a Settimo, lo salutano ancora chiamandolo “arbitro”. Carmine Masucci ha compiuto 75 anni, il 22 febbraio. E’ una fonte di innumerevoli aneddoti, una vita vissuta tra l’infanzia in Basilicata, la Pirelli e i campi da calcio. Una carriera che nella sua semplicità ha lasciato un segno nella comunità settimese. 

Originario di Rionero in Vulture, terra lucana delle acque minerali e del vino Aglianico, Carmine è arrivato a Torino quando era un ragazzo, nel gennaio 1964. I primi lavori da tornitore nelle aziende settimesi, poi in un bar a Torino, finché non conobbe Adriana, che sarebbe poi diventata sua moglie. Si sposarono giovanissimi, non avevano ancora raggiunto la maggiore età (all’epoca era a 21 anni) perché Adriana aspettava un bambino. Purtroppo lo perse. In seguito nacque Barbara e poi, a distanza di quattro anni, arrivò Monica.

La signora Adriana è mancata qualche anno fa, Carmine l’ha accudita fino al suo ultimo istante di vita. E’ nonno di Valentina. Ha uno spirito forte e gagliardo, si mantiene in forma con lunghe camminate. E’ un anziano Pirelli, era diventato un punto di riferimento per le prime delegazioni di cinesi, in epoche ancora distanti dalle recenti acquisizioni. Sono stati persino ospiti a pranzo, a casa sua, e gli orientali sono rimasti folgorati dalla bellezza del presepe allestito in pieno stile lucano. Gli avevano mandato dalla Cina dei messaggi di auguri e lettere commoventi, pur nella loro semplicità. “Era il 1992. mi dicevano che ero una persona buona, un amico - dice Carmine Masucci - perché io sono sempre andato d’accordo con tutti, credo in quello che si dice “avere buon senso”. Così in campo, ma anche nella vita”.

Il corso da arbitro lo fece nella sezione di Chivasso, con il capitano Ventura a tenere le lezioni: “E veniva al campo anche sua figlia, appassionata di calcio, una ragazzina che si chiamava Simona - ricorda - . Simona Ventura”. Nella sua carriera ha arbitrato più di 5mila partite, non solo di calcio a 11, soprattutto nei tornei interni della Pirelli, ma anche di calcio a cinque e tanto calcio giovanile. Ha prestato la propria opera per i tornei di beneficenza, per la “Ricerca sul Cancro” o per il “Torneo del Cavolo”, organizzato dalla Pro Loco per la Fera Dij Coj. “Ho arbitrato la prima finale del torneo Pasqua Eureka, nel 1983, vinse la francese Toulousaine in finale con l’Eureka - dice Masucci - e tantissime altre partite. Ho iniziato nel 1976, con una partita dei Giovanissimi a Venaria. Ho smesso nel 1984 in Figc per dedicarmi alle giovanili e ai campionati amatoriali”.

Centinaia di calciatori lo riconoscono ancora: ha usato il proprio fischietto per dirigere le gare interne delle giovanili di ProSettimo, Eureka e Settimo. Ha smesso di arbitrare da qualche anno, l’età avanza e non si può più correre dietro ai calciatori. Custodisce gelosamente i suoi fischietti e le fotografie di una vita trascorsa sui campi “Qualche acciacco, ma mi sento abbastanza bene - conclude - vado a giocare a carte e non ho cambiato idea: continuo a pensare che oggi il buon senso servirebbe tanto”. Son parole sagge, da vero arbitro.

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