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29 Marzo 2022 - 10:57
I cercatori d'oro di Ozegna
OZEGNA. Un fine settimana dedicato alla ricerca dell’oro. Complice la secca del torrente Orco, alcuni giovani (Emanuele Moisio in testa), ma anche meno giovani, muniti di metal detector e altre sofisticate attrezzature, hanno cercato filoni di oro lungo il torrente. In realtà, come hanno scritto sui social gli stessi ricercatori, l’impresa non è andata a buon fine: “Non siamo diventati ricchi”, ma è stata l’occasione per trascorrere qualche ora in compagnia, ma anche “per fare pulizia nell’alveo del fiume. Abbiamo rimosso metalli e latte e altri rifiuti che erano stati abbandonati”. In realtà, in passato il torrente Orco era stato meta di diversi cercatori di oro che avevano trovato il metallo prezioso in più occasioni.
L’ultimo cercatore d’oro professionista della zona, Giovanni Vautero, abitava a Feletto ed è scomparso alcuni anni fa. Vautero è stato la memoria storica di questa tradizione, che, in Piemonte, risale ai Romani, i quali estraevano l’oro nella zona della Bessa Biellese e nella Valle del Gorzente. Vautero, vincitore di competizioni internazionali, ex assessore del paese, e promotore dell’associazione “La via dell’acqua d’oro”, che trasmette ai giovani la passione dell’antico cercatore, spiegava che quando si sente il richiamo del torrente in piena, allora è il momento d’iniziare la caccia, “perché sotto le pietre che rotolano c’è l’oro”. Dai racconti del pescatore d’oro, che portava al collo una pepita, spuntava un mondo fatto di carovane che giungevano in paese per comprare l’oro quando era bambino, poi di sveglie all’alba, di batea di noce, il piatto utilizzato per raccogliere il materiale, di zaini, e di stivali al ginocchio.
Vautero iniziò cercare l’oro a sei anni, seguendo il padre e il nonno, che si recavano al bar del paese per scambiare l’oro trovato nell’Orco, puro a 24 carati. Da allora, però, nessuno ha più intrapreso quest’attività. C’è però un sito Internet “Zappetta Gialla sull’Oro” che sostiene che il metallo prezioso continui ad essere abbondante nelle acque del torrente e pubblica alcune pepite che sarebbero state trovate tra Rivarolo Canavese e Feletto. Tra i più conosciuti studiosi che si sono interessati a tutto ciò che riguarda l’oro che si trova in natura, di cui parecchio nei fiumi e in modo particolare nell’Orco, c’è il geologo e ricercatore Giuseppe Pipino, il quale ha allestito un museo che ha cambiato più volte sede. All’interno, la storia racconta di giacimenti auriferi, attraverso documenti che risalgono al Cinquecento, carte topografiche antiche e più recenti, una corposa raccolta bibliografica, giornali, manifesti, fotografie, campioni d’oro, e oggetti d’uso quali piatti e canalette in legno utilizzati nei primi decenni del Novecento.
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