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22 Marzo 2022 - 14:56
La villa confiscata di San Giusto Canavese
SAN GIUSTO CANAVESE. In quella villa poco fuori il centro abitato di San Giusto Canavese, qualche anno fa le forze dell’ordine trovarono un tesoro. Almeno un milione di euro in contanti, sotterrati nel giardino.
I soldi, verosimilmente ottenuti con il traffico di droga, sarebbero dovuti servire a Nicola Assisi e alla sua famiglia in caso di estrema necessità. Ora quella casa che è stata confiscata dallo Stato a colui che il Dipartimento Investigativo Antimafia ritiene essere un “boss” della ‘ndrangheta e un narcotrafficante di primo livello, è stata messa a disposizione per accogliere temporaneamente alcuni profughi in fuga dalla guerra in Ucraina.
L’annuncio è stato dato dalla sindaca della cittadina Giosi Boggio: “La casa, ora di proprietà di Città Metropolitana di Torino, è attualmente libera, perché i progetti che dovevano prendere il via al suo interno non sono ancora partiti. Tuttavia, il prefetto Raffaele Ruberto ha già eseguito una ricognizione del bene immobiliare per studiarne il possibile utilizzo in questo frangente di urgenza. Io stessa avevo segnalato questa possibilità alla Prefettura e come ente comunale sarei molto contenta, così come chi amministra con me, se il futuro utilizzo di questa abitazione sarà quello di accogliere chi scappa dalla guerra. La considero, questa, un’ottima destinazione d’uso”.
Attualmente, l’ex proprietario, Nicola assisi, si trova in carcere in Brasile, arrestato dopo 5 anni di latitanza.
Il boss di San Giusto Canavese è considerato il più grande fornitore in Italia di cocaina al servizio dei cartelli della ‘ndrangheta calabrese. Era stato arrestato nel 2019 a Praia Grande, nello Stato di San Paolo.
Insieme a lui era finito in manette anche il figlio Patrick. Durante le fasi dell’arresto erano stati sequestrati milioni di dollari: una quantità tale di banconote che la polizia brasiliana le ha dovute pesare e non contare.
Nonostante le richieste italiane, Assisi non è ancora stato estradato. Su di lui pende una condanna a 30 anni di carcere inflitta dal Tribunale di Ivrea.
Assisi era stato arrestato una prima volta in Portogallo nel 2014, ma era riuscito ad evadere.
Nel frattempo in Italia era cominciata la procedura per la confisca della sua villa bunker che si è conclusa nel 2019. Dario Quesada, presidente della cooperativa che ha la gestione della villa, dedicata alla vittima della mafia Marcella Di Levrano, condivide il possibile utilizzo della villa per accogliere gli sfollati ucraini: “Avevamo già dato la nostra adesione - spiega - alla segreteria del presidente della Regione Alberto Cirio. Con la Prefettura cercheremo di agire in tal senso sia per la ex villa Assisi, sia per un altro appartamento sempre a San Giusto”. Non potranno avere lo stesso utilizzo, invece, una villa e un appartamento confiscati a Cuorgnè e in frazione Pedaggio nel corso dell’operazione Minotauro contro la ‘ndrangheta, perché Comune, Città Metropolitana, Regione e associazioni, tra le quali Libera di don Luigi Ciotti, ancora non hanno siglato un accordo per la gestione.
A Prascorsano, invece, ci sono tre abitazioni che potrebbero essere adatte allo scopo di ospitare chi fugge dalla guerra, anche se attualmente sono abitate. Stessa situazione anche a Salassa, dove la sindaca Roberta Bianchetta conferma che un alloggio in strada Valperga è attualmente abitato e non disponibile.
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