mimmo zardo
con il piccolo erik
in una foto
di tanti anni fa.
Oggi il piccolo
si trova in Ucraina
con la madre
“Sarei disposto ad accoglierli. Vorrei rivedere il mio Erik sano e salvo. Sulla mia ex moglie pende però un mandato di cattura internazionale. Se andassein Polonia o altrove per scappare dai bombardamenti a quel punto sarebbe in trappola. La arresterebbero. Ho paura che rimarranno in Ucraina, mentre c’è la guerra, mentre cadono le bombe. Mio figlio Erik è in pericolo …”.
Così, con le lacrime agli occhi e un groppo in gola, Luigi Renato Zardo, 43 anni, da tutti conosciuto come Mimmo.
Parole di speranza e rammarico. La storia del rapimento di suo figlio è una di quelle che ha fatto piangere e commosso tutta la Valchiusella e che ha tenuto banco sui giornaliper anni.“Ho perso tutto - ci dice - Non so più quanti soldi ho speso in processi, ricerche, viaggi, investigatori privati…Quello che ancora non ho perso è la speranza di ritrovare Erik e poterlo riabbracciare…Vorrei che qualcuno mi dicesse se mio figlio è vivo. Mi creda: non so cosa darei per saperlo. E vorrei riabbracciarlo, tenerlo qui con me. Scacciare la sua paura e dirgli che qui non cadono le bombe...”.
E’ il settembre del 2011 quando dopo anni di convivenza Mimmo e la moglie Tetyana, di origini Ucraine, dividono le proprie strade. Da qui parte l’escalation che stravolge completamente la vita del povero padre. Dopo averlo denunciato per violenza e maltrattamenti e con in mano una sentenza di separazione dell’aprile del 2012 che prevede anche il mantenimento di 600, Tetyana Gordyenko allontana Erik dal padre e torna in Ucraina. Si susseguono mille processi. Richieste rigettate, archiviazioni, tre rogatorie internazionali, denunce, e forse pure qualche leggerezza da parte dei servizi sociali. Nel 2018 l’ultima sentenza, firmata dal giudice Paola Meroni del Tribunale Torino a carico di Tetyana Gordiyenko, accusata di sequestro di persona e sottrazione internazionale di minori. Viene condannata a 3 anni e 6 mesi. Al padre i giudici riconoscono l’affidamento esclusivo, giudicando decaduta la patria potestà della donna. Nei fatti, però, c’è la distanza di migliaia di chilometri. Tutto inutile e tardivo.
L’ultima volta che il bambino è stato rintracciato - tramite l’Interpol - risale a due anni fa. Abitava a Zhytomyr una città di 200 mila abitanti vicino a Kiev. Ed è la città con il condominio sventrato da una bomba lanciata dai russi, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo.
Il figlio, oggi di 14 anni, Mimmo Zardo lo ha visto poche volte e di sfuggita, nelle rare occasioni che la Gordyenko gli ha concesso. Tante scuse da parte della donna e della sua famiglia e la ferma volontà di privare il padre dell’affetto del figlio.“Prego Dio che Erik non si trovi più in quella città. Spero che mio figlio con la mia ex moglie abbiano già oltrepassato il confine e si trovino in salvo in Polonia. Ormai Erik è plagiato, alienato, per quello non mi cerca. L’ultima l’ho visto nel dicembre 2016. Da allora è calato il buio: io non so più nulla di nulla. Il loro telefono non funziona più..”
E alla fine? Alla fine il vuoto più totale. “La guerra la c’è da anni in verità - dice Mimmo - ma ora è ancora più evidente. Se non sono stato aiutato prima figuriamoci adesso. Nessuno mi ha mai voltuo davvero aiutare in questa battaglia”.Mimmo, nei giorni scorsi, tramite il suo avvocato Rita Ronchi ha scritto all’Ambasciata italiana, a quella in Ucraina e a quella italiana in Polonia.
La prossima protesta di Mimmo sarà fuori dal tribunale di Ivrea, giovedì 10 marzo per contestare contro il sistema giustizia eporediese che, a detta sua, avrebbe permesso che la situazione precipitasse fino a questo punto.
“Negli anni ho visto tutti fare spallucce di fronte alla mia storia - conclude Mimmo - ma io non ci sto. Sai cosa mi ha tenuto a gall? La Valchiusella. Io vedo questo prato davanti a casa e penso a quando ci correva mio figlio. Questo piccolo angolo di natura ora è l’unico posto che mi resta ormai. Un tempo era un posto felice per me…”.
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