Difficile non sorridere per chi è della mia generazione (anni 80/90), dinanzi a queste nuove occupazioni da parte degli studenti, cominciate qualche settimana fa in seguito alla morte di un ragazzo durante uno stage scolastico e poi allargatesi dopo l’annuncio del ministro dell’istruzione Bianchi di ripristinare l’esame di Stato come era prima della pandemia.
Sorrido dell’innocenza di questi giovani che lentamente si stanno riprendendo i loro spazi, sempre nel rispetto delle norme anticovid. Libertà sì, ma senza esagerare. Protestare sì, ma guidati da un civile conformismo.
Sorrido bonariamente perché questi nuovi studenti non sanno nulla di politica e nemmeno se ne interessano. La maggior parte, infatti, crede che occupazione sia sinonimo di autogestione. Non vorrei essere troppo severa ma dalle interviste che ho visto su internet mi sembra che davvero alcuni vivano nel paese dei Balocchi. Ho sempre pensato, tra l’altro, che Pinocchio come romanzo valesse almeno quanto i Promessi Sposi, se non di più, per il significato simbolico dell’importanza della scuola e dell’istruzione unico mezzo per non finire nelle mani del furbo di turno e passare la vita a lavorare come un somaro.
Ma forse sono io che sono ‘’arretrata’’. Infatti, in una di queste scuole si è presentato J AX, sì proprio il rapper, quello che una volta impersonava il ribelle cantando Ohi Maria, e che adesso come il grande Vasco, gioca il ruolo del bravo ragazzo attempato, tutto regole e conformismo, tranne per il linguaggio che resta sempre da seconda media bocciato. E cosa ci fa lui in una scuola occupata?
Nulla di sorprendente, è solo un personaggio che dice nulla e niente racchiuso tra un ‘’bella raga’’ e ‘’ciao zio’’ e tutti ad appaludire.
Non so perché ma ora mi viene in mente il personaggio di Lorenzo di Corrado Guzzanti...mah! Altri tempi gli anni ‘90, tempi in cui si faceva satira politica per davvero, tempi in cui si scendeva in piazza per il diritto allo studio e al lavoro, tempi nei quali si studiava e basta perchè i libri anche se ‘’parlano di cose vecchie’’, per citare una studentessa, sono uno strumento di crescita, mentre lo studio è fatica! Gli studenti di quegli anni avevano sempre un libro in mano, magari di uno scrittore dissidente o di un poeta maledetto. Adesso hanno tutti il cellulare, punto, basta quello. Bella raga!
Alla fine ammiro di più quei ragazzi che ne hanno approfittato per godersi due giorni di libertà in giro per la loro città, o di quelli che hanno organizzato la partitella con i giubbini a terra a mo’ di porta.
Di certo finalmente dopo due anni di prigionia avranno tutti riscoperto quel sapore unico della libertà di stare insieme, che è anche essa momento di crescita. Chissà se alla fine di queste occupazioni/autogestioni, saranno ancora propensi ad accettare una sfilza di regole e di divieti senza lamentarsi mai in cambio di un esame facilitato. E gli insegnanti? Non pervenuto.
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