Manifestazione studenti a Torino (foto d'archivio)
Sono oltre 40 le Scuole secondarie di primo e secondo grado che, solo in provincia di Torino, risultano occupate in questo fine settimana. Altre se ne aggiungeranno se continuerà questo assurdo braccio di ferro tra il Ministro all’istruzione e gli studenti.
Le rivendicazioni degli studenti sono chiare e riguardano principalmente l’abolizione dell’alternanza scuola lavoro e la riforma dell’esame di maturità e dell’esame di Stato. La protesta però chiama in causa ancora una volta un modello anacronistico di formazione ed istruzione, la richiesta di investimenti in edilizia scolastica, un diverso atteggiamento delle istituzioni verso la principale risorsa culturale del nostro paese.
La morte di Lorenzo e Giuseppe durante le ore di alternanza scuola lavoro e di stage ha risvegliato sentimenti di solidarietà, di rabbia e di frustrazione per non essere ascoltati, in centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi. La reazione violenta della polizia durante le prime manifestazioni e l’indisponibilità alla discussione dimostrata dal saccente Ministro Bianchi e dal Governo ha fatto il resto coagulando attorno alla protesta la maggioranza dei giovani studenti medi (e non solo). A scavare ulteriormente il solco tra le istituzioni democratiche e queste nuove, vere, giovani generazioni si è aggiunta la sentenza della Corte Costituzionale di non ammissibilità dei due referendum che avevano alla base una fortissima domanda giovanile di libertà e auto determinazione. Una tempesta perfetta alla quale la politica risponde ancora una volta con uno stucchevole paternalismo. Alle irresponsabili inerzie dei vecchi leader si aggiungono ora le patetiche e ipocrite dichiarazioni social dei falsi giovani (ex rottamatori compresi) i quali, dopo anni di gestione del potere pubblico sono direttamente responsabili delle mancate riforme come delle nuove disastrose invenzioni.
Tra queste spicca la cosiddetta alternanza scuola lavoro introdotta dal governo Renzi nell’ordinamento italiano e poi modificata dalla Ministra Fedeli (governo Gentiloni) che, da buona ex sindacalista, aveva pensato di cavarsela cambiandone il nome in “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO)” e riducendone l’impatto.
Gli studenti che frequentano gli ultimi tre anni di scuola di secondo grado sono oltre un milione e questa “invenzione” si è rivelata subito per ciò che è. Un provvedimento classista che consente a chi ha qualificate relazioni parentali e famigliari o frequenta ambienti ed istituti scolastici di maggior prestigio di onorare il debito formativo con attività curriculari “alte” (sport, convegni, corsi) percorsi formativi di indubbio interesse che già delineano il “destino” di classe dirigente di coloro che li frequentano. Per tutti gli altri il debito deve essere onorato nell’ambito di sfruttamenti più o meno espliciti delineando anche in questo caso il futuro “destino” lavorativo.
Ora che le morti di Lorenzo e Giuseppe sono lì come dei macigni a richiamare tutti alle proprie responsabilità molti sono coloro che esprimono indignazione e solidarietà. Ma dov’erano questi signori e signore nel 2016 e nel 2018 quando Renzi e Gentiloni e Martina (e chi se lo ricordava ?) e l’intero stato maggiore del PD magnificavano la “riforma della buona scuola” ?
Io, nel mio piccolo, posso dire che fui sempre e coerentemente contrario alla natura falsamente riformista di questi provvedimenti. Ricordo con piacere un intervento alla Direzione Metropolitana del PD nel quale chiesi di pronunciarsi per la revoca dell’obbligo all’alternanza e una conseguente richiesta all’allora assessore regionale all’istruzione, Gianna Pentenero, per una presa di posizione in tal senso. Inutile dire che tutti si girarono dall’altra parte (in quel periodo Renzi andava di moda).
Anche l’attuale Sindaca non fu da meno.
Forse pochi ricordano che a luglio del 2018, nello stesso mese e anno nel quale la ministra Fedeli istituiva i PCTO (Percorsi per e Competenze Trasversali e l’Orientamento), dei quali oggi gli studenti chiedono l’abolizione, il giornale su cui scrivo titolava: “Complimenti a Elena Piastra nuova responsabile nazionale del Dipartimento scuola del PD. Buon lavoro”. Proseguiva poi: “L’annuncio lo ha dato su Facebook l’ex senatore torinese Stefano Esposito. Così l’ex vice sindaco, Elena Piastra, entrerà a far parte dei nuovi responsabili dei dipartimenti tematici che affiancheranno il segretario del Pd, Maurizio Martina…”. Come vedete, per essere di sinistra, non basta appendere il manifesto di Che Guevara nella propria camera o leggere Pasolini, né tanto meno si può sempre dare la colpa agli altri e sfuggire dalle proprie responsabilità.
Spero vivamente che la forza di questo movimento si allarghi e che costringa tutti all’ascolto. Un nuovo mondo ci aspetta, facciamo che sia migliore a partire dalle risposte serie che si possono e debbono dare alle giuste critiche e proposte dei giovani studenti.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.