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CAPPELLA DI SAN GRATO

CAPPELLA DI SAN GRATO
Come abbiamo già visto in precedenza, Ivrea è un comune molto grato a San Grato. Quello che non si sa, è se San Grato sia grato di questa gratitudine di Ivrea. Ecco, se volessi potrei andare avanti così per tutto l'articolo, e sarebbe senza riserve comodo. Invece mi sentirei in colpa, e dunque procedo nel parlarvi della Cappella di San Grato, presente alle pendici del Monte Appareglio, il colle che separa i Comuni di Ivrea e Pavone. Si tratta di una chiesetta molto antica, verosimilmente del 1100, con vari rimaneggiamenti successivi. Inizialmente era dedicata a San Giovanni, e forse anche a Sant'Aldo e San Giacomo, in ogni caso quando ci si cacava addosso per la peste ci si diresse risolutamente verso il taumaturgo San Grato. All'inizio la navata era divisa in due campate, ma nel 1600 Georgia Popolo fece notare che non c'è il due senza il tre, quindi ne fecero un'altra. Nello stesso periodo venne costruito un Romitorio, dove doveva abitare chi si prendesse cura della chiesa, dei vigneti e dei boschi circostanti. Chi entrasse noterebbe un intenso profumo di tofeja; infatti nella piccola abitazione visse a lungo tale Gigno Vinia, che si alimentava del tipico piatto canavesano anche in piena estate, come gli aveva suggerito tale Anna Malo, dietologa convinta che si trattasse di un piatto africano sudsahariano. Attualmente la facciata è barocca. All'interno sono conservati dei dipinti del mitologico Giacomino da Ivrea! Vi sono rappresentati San Pietro con la chiave del Paradiso, del Romitorio no perché all'epoca ancora non c'era, e Sant'Andrea, con croce e binario apposito. Sul Monte Appareglio ci sarebbe parecchio altro da dire, ma meglio approfittarne in un secondo momento, ma non troppo avanti, che non vorrei pubblicarlo dopo l'inizio della Guerra Termonucleare Globale tra Usa e Russia. A questo punto conviene pregare Santa Greta.
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