Barulla, barullare, biroccio!
La barulla che deriva da barullare è in edilizia un arco di mattoni che collega, nelle fondazioni discontinue in muratura, le testate dei pilastri, e ha funzione di appoggio alle murature maestre del fabbricato. La parola deriva da barellare, forma contratta del termine latino roteola diminutivo di rota, cioè ruota. La barulla oltre a connettere gli elementi fondali, contribuisce al sostegno delle murature portanti del fabbricato. Nell’uso comune indica anche i semicerchi della centina o la muratura provvisoria impiegati per la costruzione degli archi. Il verbo barulla deriva da rullare, rotolare, fare rotolare. Arrivo al biroccio che secondo alcuni deriva dal lemma barulla, un carro a due ruote a trazione animale per il trasporto di cose, e occasionalmente di persone, detto anche baroccio o barroccio. La parola deriva dalla parola latina birotium, composto di bi, due, e rota, ruota. Il biroccio era solitamente realizzato in legno, con ampio pianale di carico e trainato da un cavallo, un asino o una coppia di buoi. Al di là delle caratteristiche del carro, il termine biroccio era legato anche al tipo di impiego: a differenza di un qualsiasi carro agricolo, che era di proprietà di una famiglia contadina o dell’azienda agricola, il biroccio era condotto da un birocciaio, o barocciaio, piccolo imprenditore di classe sociale umile, proprietario del mezzo, che effettuava trasporti consegne per conto terzi. Il birocciaio era quindi equiparabile alla moderna figura del padroncino nel trasporto su gomma. Per estensione, in passato il termine biroccio era utilizzato ad indicare anche altri tipi di vettura, sia a due ruote come il calesse, per il trasporto di persone, sia a quattro ruote come il cabriolet, poi vettura francese. Il diminutivo biroccino o baroccino, poteva indicare invece un piccolo carro a due ruote per il trasporto di persone, come il calesse o il calessino, o un carretto a mano di piccole dimensioni utilizzato dai venditori ambulanti. Del resto, in mancanza di uno tandard sulle caratteristiche e la nomenclatura dei carri, queste denominazioni avevano contorni definiti dall’uso locale, più che dalle caratteristiche del veicolo.
Oggi il termine biroccio è rimasto nell’uso moderno ad indicare in modo ironico, per analogia con il frugale carretto a trazione animale, un’automobile o altro mezzo a motore sgangherato, traballante o particolarmente economico.
Concludo qui, chiedendo scusa del mio essere barulla che in fiorentino significa una persona che dice stupidaggini
Buona serata.
Favria, 25.02.2022 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ogni giorno cerco di essere sempre ottimista perché in mezzo al nulla c'è sempre una speranza. Felice venerdì.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.