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Il Parco Nazionale del Gran Paradiso in affanno per mancanza di personale

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso in affanno per mancanza di personale

parco gran paradiso

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso è in crisi a causa della carenza di personale ed in grave crisi. Si tratta di un problema annunciato ma non per questo meno grave. Ne aveva parlato il direttore Bruno Bassano in un’intervista concessaci la scorsa estate, pochi giorni prima del suo insediamento, e quanto aveva previsto allora si è puntualmente verificato: il personale è anziano e va in pensione, di concorsi non se ne fanno,  e per di più 7 guardaparco sono no-vax e quindi sospesi dal servizio. ll numero dei dipendenti a disposizione è meno della metà di quanto previsto in organico: quasi settanta persone sulla carta, una trentina quelle effettive.

Questa drammatica situazione comporta implicazioni molto serie e mette in discussione l’esecuzione di compiti fondamentali per l’area protetta. I più noti ed evidenti riguardano la sorveglianza del territorio e dei suoi visitatori per impedire comportamenti erronei ma vi è un altro aspetto irrinunciabile nell’attività dell’Ente Parco: quello concernente la ricerca ed il monitoraggio, che in tempi di profondi cambiamenti climatici diventano assolutamente indispensabili. 

Tutto questo accade mentre ci si appresta a celebrare il centenario dell’area protetta più antica d’Italia! Ci sarà poco da festeggiare se la situazione rimarrà questa. 

Per l’ennesima l’Italia conferma di essere un paese incapace di valorizzare le tante risorse  preziose che possiede: da noi il risparmio viene sempre concepito come privazione e non come razionalizzazione delle risorse e come investimento a medio e lungo termine.  Mentre si continuano  a buttare soldi in progettazioni inutili o dannose, si trascura completamente ciò che dovrebbe essere coccolato e trattato come un gioiello. I timori espressi da almeno una parte del mondo ambientalista rispetto alla scomparsa del Ministero dell’Ambiente, fagocitato da quel grande contenitore che è il nuovo Ministero della Transizione Ecologica, si stanno purtroppo rivelando fondati. Non ha senso confondere ambiti così differenti come lo studio per sviluppare nuove tecnologie – dov’è la mente umana  a condurre il gioco – e lo studio di meccanismi naturali  che seguono logiche proprie, sui quali l’uomo può intervenire per correggere le storture, ridurre i danni, migliorare l’esistente ma sempre tenendo ben presente che la Natura segue meccanismi propri e che con essa non si possono aprire tavoli di trattativa e cercare compromessi. Troppo spesso ce ne scordiamo e poi si contano i danni dei disastri cosiddetti “naturali”, che il più delle volte naturali non sono.

Quanto alle mancate nuove assunzioni vale il medesimo discorso valido per gli ospedali, le scuole, gli uffici pubblici costretti per anni a non sostituire chi andava in pensione finendo in grave affanno: c’è un bisogno disperato di nuovi inserimenti eppure ci si comporta come se mancassero gli aspiranti lavoratori. Siamo un Paese pieno di disoccupati dove tutto il Settore Pubblico annaspa per assenza di addetti! Indire i concorsi dovrebbe essere un’assoluta priorità. 

Nel caso del Parco del Gran Paradiso c’è un pericolo dietro l’angolo, insito nella possibile soluzione. Il ministero potrebbe mandare in aiuto i Carabinieri Forestali e così rientrerebbe dalla finestra ciò che non era entrato dalla porta vent’anni fa: il tentativo di eliminare la figura specifica del guardaparco, inglobandola  il Corpo di Sorveglianza nell’allora Guardia Forestale. Si tratta di una questione fondamentale anche se non di immediata comprensione per un profano. Perché mantenere un Corpo di Sorveglianza specifico che gli altri parchi non hanno? Di primo acchito, sembra quasi una difesa corporativa ma non lo è. Le competenze delle ex-Guardie Forestali – ora Carabinieri Forestali – riguardano ambienti vastissimi e molto differenti gli uni dagli altri. Avere un Corpo di Protezione e Vigilanza proprio consente una specializzazione altrimenti impossibile oltre a permettere procedure più snelle ed una certa autonomia gestionale all’Ente Parco.  Un’autonomia che non arriva purtroppo fino alla possibilità di indire da sé i concorsi. 

Così il neo-direttore, invece di pensare a concretizzare i progetti che pure avrebbe, da conoscitore profondo qual è del Parco del Gran Paradiso, è costretto a fare il contabile cercando la quadratura  del cerchio. 

Se il  Ministero c’è, sarebbe davvero il caso che battesse un colpo!

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