Si apprende oggi che la sbandierata “novità” per il Borgo Nuovo sarebbe la piccolaparte di un progetto di 30 anni fa della Giunta Ossola datato 1992 e denominato PRU (Piano di Recupero Urbano) che già prevedeva (e inseriva in apposita convenzione) la dismissione di alcune proprietà di Antibioticos in cambio di diritti edificatori per un nuovo magazzino e un fabbricato dedicato ai servizi oltre che la restituzione degli oneri di urbanizzazione versati.
In tale progetto era inclusa la convenzione con le Ferrovie dello Stato che portò prima alla realizzazione del cavalcavia di Corso Piemonte lato est (a carico del Comune) realizzato nel 2001 e poi la realizzazione del sottopasso pedonale in stazione (a carico di Ferrovia) e realizzato assieme al parcheggio di via Solferino dalla Giunta Puppo nel 2016.
La realizzazione di un nuovo sottopasso in congiunzione con via Cascina Nuova e chiusura dei “tre ponti” non fu realizzato per i costi esorbitanti che avrebbe generato a carico del Comune (circa 20 milioni di Euro).
Come va di moda adesso, il vecchio progetto diventa una nuova idea da vendersi da parte della Sindaca sui giornali e sui social dopo averlo farcito con il solito PNRR che non è una pernacchia ma dovrebbe essere quella pioggia di fondi che l’Europa ha promesso all’Italia per la Ripresa e la Resilienza ma che se verranno spesi per investimenti improduttivi saranno poi a carico delle nuove generazioni che dovranno restituirlo come nuovo debito pubblico.
Ovviamente, per ora, non è possibile sapere cosa sia stato promesso, in cambio delle dismissioni di aree e di locali all’Antibioticos.
Tanto rumore per nulla. Qualche metro di pista ciclabile e qualche promessa di nuovi spazi pubblici (se si facessero funzionare quelli già esistenti sarebbe già una buona cosa), non migliorerà la vita al Borgo Nuovo. Per trasformare la città ci sarebbe bisogno di idee nuove capaci di cogliere davvero l’opportunità dei fondi europei a disposizione.
Ad esempio penso che potrebbe essere questo il momento per riaprire con Antibioticos, Regione Piemonte e Città Metropolitana il tema, presente fin dagli anni ’80, del trasferimento delle attività produttive in un’area industriale idonea ad ospitarle. Occorrono soldi ma se non ora quando ? Oppure si pensa che i settimesi siano condannati a vita a tenersi un’industria chimica nel pieno centro della città ?
Bisognerebbe riprendere l’accordo i 30 anni fa con le Ferrovie dello Stato e definire anche con il Ministero dei Trasporti e la Regione la possibilità concreta di trasferimento e arricchimento della Stazione riprendendo il tema dell’abbassamento dei binari e della ricucitura della città. Sarebbe utile richiedere nuovi investimenti sulla linea ferroviaria allo scopo di rafforzarne (da subito e non tra trent’anni) la vocazione di trasporto metropolitano già in grado di garantire collegamenti efficienti in tutta la città metropolitana.
Dipingere passerotti o fantasticare su musei inesistenti non aiuteranno il Borgo Nuovo e la città di Settimo ad uscire da una sempre più preoccupante marginalità nella quale una politica miope ed autoreferenziale la sta via via chiudendo.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.