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04 Febbraio 2022 - 16:33
In foto, Alessandro Ussia, in arte Xel, mentre opera in studio.
SETTIMO TORINESE. Xel come tutti gli artisti, è stato profondamente colpito dagli effetti della pandemia.
Xel, il suo vero nome è Alessandro Ussia, ha 46 anni ed è uno degli “artisti di strada” più apprezzati e quotati dell’area torinese. Vive a Settimo fin da bambino, si è diplomato presso l’istituto Bodoni a Torino come grafico creativo. Disegnatore da sempre, writer fin da adolescente, oggi artista di professione.
Ha esposto alla Biennale di Venezia padiglione Italia a Torino, nelle mostre personali in Italia e all’estero, venduto opere in tutta Italia e nel mondo, realizzato opere murali per importanti progetti di arte pubblica, ha collaborato con importanti partner tra cui la Rai. Collabora ed espone presso Galleria La Rocca a Torino. Le opere e il curriculum di Xel si trovano sul suo sito www.xel-artist.it.
Ha una passione smisurata per la musica rap e coltiva il piacere della lettura e dello sport. Appassionato di cultura spagnola, segue le serie tv in lingua spagnola e inglese.
“Il mio stile oggi è definito da un tratto volutamente semplice e grafico con accenni al 3d. Dipingo prevalentemente su tela e anche su carta - dice -
Non mi piacciono gli esercizi di stile, preferisco comunicare una sensazione, magari un’emozione, con una certa cura degli spazi e delle forme che mi deriva dalla formazione grafica”.
Come hai vissuto questi due anni senza poter praticamente svolgere attività in pubblico, come le opere murali?
Non proprio bene. Non tanto per il fatto di non poter realizzare opere murali, alle quali sono affezionato ma che non rappresentavano già prima della pandemia la parte prevalente del mio lavoro, piuttosto per via del fatto che nel complesso la mia attività, che era in crescita costante, ha subito un durissimo contraccolpo per via delle chiusure. Penso ad esempio al grosso lavoro che svolgevo con le scuole in qualità di esperto esterno con i miei laboratori didattici e che non è stato più possibile svolgere.
Hai sentito qualche altro tuo collega in questo tempo? Cosa vi siete detti?
Si ho sentito qualche collega e addetto ai lavori in genere del settore artistico e culturale, le persone con le quali mi sono confrontato io sono tutte più o meno sulla stessa lunghezza d’onda, indubbiamente è un settore che è stato colpito duramente da questa emergenza.
E i tuoi estimatori, galleristi, clienti, ti hanno cercato?
E’ stata la nota positiva di questi due anni, anzi per dirla tutta è stata una soddisfazione continua. Premetto che non ho mai progettato la mia attività pensando di svolgerla solo ed esclusivamente in studio a dipingere quadri, bensì ho sempre cercato di diversificarla.
La situazione pandemica ci ha costretti in casa e per chi era abituato come me a relazionarsi con tante persone, a viaggiare, si è interrotto quel flusso di pubbliche relazioni che per questo tipo di lavoro è fondamentale.
Allo stesso modo però, il fatto di avere molto più tempo da dedicare al lavoro in studio, mi ha permesso di stare di più di fronte a me stesso, di trasferire tutta la creatività su tela e carta, di sperimentare di più e migliorare così la qualità della proposta creativa fortemente influenzata dallo stato emotivo causato dall’emergenza.
Non sono mancati importanti eventi d’arte contemporanea che hanno avuto un’importante rilevanza sui media e ai quali ho partecipato.
Inoltre, la collaborazione che ho da qualche anno con la storica e prestigiosa Galleria La Rocca a Torino con l’opportunità di esporre in vetrina in centro a Torino le mie opere insieme ad artisti di primissimo livello e il rapporto splendido con i galleristi, ha indubbiamente contribuito ad arricchire la qualità della mia produzione.
Ho avuto molte richieste da parte di nuovi appassionati, giovani e adulti: questo è stato di fondamentale importanza.
Posso tranquillamente affermare che questa parte del lavoro è migliorata molto rispetto a prima.
Ora, secondo te, ci sarà un ritorno alla normalità oppure cambierà il modo di intendere l’arte?
Per quanto mi riguarda non credo alla normalità di prima.Neppure io sono quello di prima: sarà una nuova normalità.
Allargando il punto di vista sull’arte non saprei, ci sono osservatori più competenti di me per questo tipo di analisi, la mia modesta opinione è che l’interesse da parte delle persone c’è, forse bisognerebbe convogliarla ancora di più verso artisti contemporanei e vivi, sono loro che hanno bisogno di sostegno per crescere.
Quale sarà la tua prima opera in pubblico o, almeno, quale sarebbe il tuo desiderio? Hai realizzato diverse opere murali a Settimo, cosa ti piacerebbe disegnare ancora e su quale superficie?
Sarò molto sincero, in questo periodo non mi è mancato dipingere muri, non è questa l’urgenza che sento ora.
Se dovessi pensare ad un lavoro su Settimo penserei più a un rifacimento di un’opera che risulta da restaurare, come il murales degli Antichi Mestieri in via Moglia.
Sono più attratto però verso il lavoro in studio, mi sento molto ispirato ed è su questo aspetto che vorrei concentrare gli sforzi, esplorando nuovi campi come l’illustrazione, ad esempio, l’editoria per ragazzi o la realizzazione di copertine di libri, collaborazioni una tantum con brand. Immagino questo, senza assolutamente voler rinnegare la mia matrice che comunque è la street art.
Hai mai pensato di cambiare lavoro, di riprogrammare la tua attività dopo questa pandemia?
Sì certo. L’impatto psicologico ed economico da lavoratore autonomo è stato importante, non dimentichiamo che l’artista ha una partita Iva ed emette fatture. Però io sono Xel da quando ho 12 anni e lo sarò per sempre, impossibile smettere di disegnare e dipingere. Questo accadrà sempre, cercando di consolidare e migliorare.
Cambiare lavoro non saprei, ma sto lavorando ad una riprogrammazione della mia vita professionale, magari affiancando un’altra attività anche distante dall’arte che possa servire a slegarmi dall’obbligo di vendere le mie produzioni, cosa che sicuramente lascerebbe ancora più spazio ad una creatività più spontanea.
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