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05 Febbraio 2022 - 12:00
Marianna Fiume
Marianna Fiume, classe 1973, nata a Settimo, racconta di essere da sempre una persona con la voglia di fare mille cose insieme. Da piccolina sognava di diventare poliziotta o dottoressa, ma la vita aveva in serbo altro per lei.
“A 7/ 8 ho imparato a cucire e a lavorare a maglia grazie alla mia nonna. Ancora oggi conservo i vestiti delle Barbie cuciti con le mie mani… sono stati i primi capi che ho realizzato. Non immaginavo neanche lontanamente che quello sarebbe diventato il mio lavoro” racconta.
Marianna si è diplomata al liceo linguistico e successivamente ha fatto svariati lavori sviluppando parallelamente, sempre di più, la passione per il cucito. Ha sempre fatto tutto da autodidatta, guardando giornali e riviste. I vestiti che indossava erano sue creazioni, se li faceva partendo da zero. “Ho poi trovato lavoro come segretaria nello studio di un ingegnere, inoltre ho incontrato quello che sarebbe poi diventato mio marito, cioè Massimo, e il cucito è rimasto una passione - racconta -. Cucivo per Massimo, per gli amici e per chi conoscevo… lo facevo quando non lavoravo e piano piano è diventato più che un secondo lavoro. A mio marito dicevo sempre che prima o poi avrei messo su una sartoria, ma consapevole che per creare una famiglia serviva uno stipendio fisso, ho continuato a fare la segretaria”.
Il 1999 è stato l’anno del suo matrimonio, ma se da un lato è stato un periodo di grande gioia, dall’altro è stato un periodo di dolore… poco prima delle nozze è infatti mancata la nonna di Marianna, e dopo un mese e mezzo dal matrimonio il papà. L’anno successivo la felicità: la scoperta di aspettare un bambino. “Al quinto mese la dottoressa mi ha suggerito di stare a casa in maternità e mi sono trovata ad avere un sacco di tempo libero, stavo bene e mi sono dedicata a cucire come se non ci fosse un domani. L’ho fatto per il mio piccolo Alberto, che sarebbe venuto alla luce di lì a poco, e non solo per lui - spiega -. Mi sono resa conto di essere felice soltanto con l’ago in mano e ho capito che volevo davvero fare quello nella vita. Sono una fatalista e penso che le cose non succedano mai per caso: a gennaio 2002, dopo pochi mesi dalla nascita di mio figlio, ho ricevuto una lettera di licenziamento… mentre la leggevo, in realtà, non ero dispiaciuta… pensavo che fosse una gran cosa, che non mi sarebbe potuto capitare niente di meglio… avrei potuto seguire il mio bimbo e cucire. Ne parlai con mio marito ed ebbi immediatamente il suo benestare, mi disse che se fossi stata più felice io lo sarebbero stati tutti loro”. Con il piccolo Alberto nel passeggino, Marianna ha iniziato a cercare negozi e vicini per cui fare riparazioni sartoriali. Nel giro di un anno aveva tirato su un bel giro di clienti e di negozi e in casa si era creata il suo angolo per cucire.
Nel 2005 è nato il suo secondogenito, Edoardo, hanno cambiato casa e si sono trasferiti a Brandizzo in un alloggio con mansarda. Quest’ultima, dotata di entrata propria, è diventata il suo atelier e il 2006 è stato l’anno in cui Marianna Fiume ha aperto la sua ditta. Il lavoro è cresciuto e si è ampliato. “Ho incontrato la segretaria di una casa di produzione televisiva che doveva girare un film in abiti ottocenteschi sulla vita di Giuseppe Benedetto Cottolengo e sono diventata la costumista del film. Ho lavorato per venticinque giorni con Claudia Koll, Massimo Wertmuller, Francesca Draghetti, Renato Scarpa e Maria Rosaria Omaggio. Questa nuova avventura mi ha dato una carica pazzesca e ho capito che potavo fare ancora di più di ciò che facevo - afferma -. Con il passaparola il giro di clienti è ulteriormente cresciuto, ho conosciuto la manager di una agenzia di modelle, la ‘Studio 2 Fashion’, che si occupava e si occupa di sfilate di alta moda e sono diventata la loro sarta, quella che doveva aiutarli a concludere la collezione di abiti per ‘Camomilla’. Sono andata a Milano e ho partecipato anche con alcuni miei modelli alle sfilate… le mie creazioni servivano per dare risalto agli accessori ‘Camomilla’. Ho poi avuto anche la possibilità di collaborare con un atelier di abiti da sposa” racconta.
Nel frattempo i figli sono cresciuti, Marianna ha cominciato ad avere più tempo per sé e ha aperto il primo negozio, dove ha potuto finalmente esporre le sue creazioni. Il nome è stato fin da subito, fin dai tempi della mansarda, “Creazioni Marianna”. Da un annetto l’attività si è spostata nella nuova sede, un locale più grande e più in vista, sito in piazza Vittorio Veneto 15. “Come vi dicevo prima sono una fatalista e anche in quell’occasione il destino ci ha messo lo zampino… eravamo nel pieno periodo Covid, sono stata male emotivamente, ho pianto tanto, ero abbattuta e avevo deciso di disdire il contratto di affitto del primo negozio. Ero amareggiata perché chiudere a causa dell’emergenza sanitaria era inaccettabile, un conto sarebbe stato chiudere per incapacità mia, ma un altro conto chiudere per Covid - spiega -. Proprio in quel mentre ho incontrato la proprietaria dell’immobile che sarebbe diventato il mio nuovo negozio; era una mia cliente, mi disse di avere il locale vuoto e che ci saremmo potute venire incontro reciprocamente… e così è stato”.
Oggi Marianna Fiume è una donna appagata e felice. Fa il lavoro che ama e spazia in vari ambiti: dalle riparazioni di ogni tipo alla creazione di abiti di tutti i generi, dai tendaggi e dagli arredi casa alla realizzazione di costumi teatrali, dall’oggettistica alle bomboniere personalizzate, dalle idee e gli spunti per cerimonie ai costumi da ballo e agli accessori fatti a mano. “Sono soddisfatta della mia vita, il mio augurio è che il periodo Covid volga al termine per il bene di tutti e l’economia si riprenda. Spero anche di avere la salute e gli ‘occhi buoni’ per andare avanti a cucire finché il cielo me lo permetterà, di modo da continuare a far felici i miei clienti e averne di nuovi. Sento di essere sulla strada giusta e nel posto giusto ora, prima mi mancava sempre un qualcosa, ma ora no, sono completa - afferma -. Ci tengo a concludere ringraziando tanto la mia famiglia: senza di loro non potrei essere quella che sono”.
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