“Ad oggi siamo qui a gestire tracciamenti e fornire report settimanali al Ministero sullo stato dei contagi, senza soste. I dirigenti scolastici hanno continuato a gestire la situazione insieme ai docenti referenti covid e al personale di segreteria, cercando di prepararsi al peggio, anche durante la sospensione delle attività didattiche per il periodo natalizio, le loro istanze sono state ignorate e, a volte, derise o tacciate come la pretesa di allungare le già scandalosamente lunghe vacanze del personale fannullone della scuola. A partire dal 10 gennaio si è scatenato l’inferno e le scuole, così come le famiglie, hanno vissuto l’esperienza dell’abbandono da parte di tutte le altre istituzioni. Ciò che fa più male è il dover lasciare indietro la scuola per occuparci solo di tracciamenti” è quanto afferma a La Voce Maria Zindato, dirigente scolastica del comprensivo Settimo I.
La scuola continua ad essere in balia delle onde. Una situazione che al momento resta caotica, seppur da ieri sia stata introdotta qualche modifica. A Settimo ci sono circa 60 classi in quarantena e più di mille studenti in Dad. Dirigenti scolastici costretti a gestire contagi, tracciamenti, quarantene. Norme che cambiano in base alla scuola.
“A ormai due anni dalla pandemia – scrive Zindato - registriamo la consolidata tendenza a riversare sulla scuola moltissime incombenze che non le competono. Sul territorio di Settimo, almeno negli Istituti comprensivi, sono stati dirigenti scolastici di nuova nomina a coordinare il tutto. Sia chiaro: - sottolinea la preside - questo non vuole essere un atto di accusa nei confronti del servizio di sanità pubblica del territorio, né si è tirato indietro, ma diventa difficile fornire chiarimenti alle famiglie quando la politica nazionale e regionale sceglie di anticipare le disposizioni future ai giornali piuttosto che alle Asl o ai dirigenti scolastici. Nonostante l’impegno continuo il personale dell’Asl non è riuscito a processare la mole di segnalazioni relative ai casi di positività inviate dai dirigenti scolastici e dai referenti Covid; eppure non ci sono attriti ma al contrario continui tentativi di raccordare le azioni in modo da cercare di dare risposte alle famiglie”.
Il nodo fondante – secondo Zindato - è questo: al momento i dirigenti scolastici stanno operando su un terreno estraneo e svolgendo un lavoro per cui non hanno né formazione né competenze. Ciòche chiedono è uno snellimento delle regole.
“Ogni accertamento – continua - di un caso di positività presupporne la compilazione di una scheda di segnalazione di caso e di un tracciamento dei contatti che il singolo allievo o docente ha avuto nelle 48 ore precedenti. Si tratta di compilare un file comprensivo non solo dei dati degli studenti ma anche dei loro indirizzi e dei recapiti telefonici dei genitori, il tutto per consentire l’invio delle convocazioni per l’effettuazione dei tamponi di controllo”.
“La segnalazione, come si potrà intendere, dovrà essere più che tempestiva, un mio ritardo potrebbe comportare il prolungamento del periodo di attesa di istruzioni da parte dei genitori. Nonostante questo spesso le lettere di quarantena giungono a seguito del rientro in classe degli studenti, dunque i dirigenti scolastici cercano di compensare il ritardo fornendo indicazioni pratiche ai genitori, da quale giorno ha preso avvio il periodo di quarantena e quando finirà, quando prenotare il tampone di controllo nel caso in cui non giunga un SMS da parte dell’Asl, quale modulo per la richiesta della gratuità compilare, come giustificare l’assenza dal lavoro per assistenza ai figli inclusi nei tracciamenti, ecc.”.
Dopo ciò, viene la parte relativa alla dad (didattica a distanza): “In questa fase c’è a gestire le frustrazioni di alcuni genitori che non riescono a comprendere le procedure, che vorrebbero la dad per essere certi che i propri figli siano al sicuro da rischi, che non la vorrebbero affatto, che pretendono certezze per riuscire a organizzare la propria giornata. Il livello di tensione è altissimo”.
“Quel che mi spaventa – sottolinea la preside - di più però non è tanto questo quanto il livore, sempre latente, tra famiglia e famiglia. La profusione di insulti che ammorba alcune chat fra genitori e che porta alcuni, nel comunicare la positività del figlio, a scusarsi come se fosse una colpa essere toccati dal covid. Cerco di chiamare tutti, di chiedere notizie sullo stato di salute dei nostri piccoli allievi, di non perdere la dimensione umana del problema”.Cosa si potrebbe fare per snellire le procedure? “Intanto chiedere aiuto a esperti informatici autentici che sappiano aiutare le scuole e l’asl a comunicare in modo rapido consentendo sia alle scuole che agli impiegati del sistema sanitario di evitare lunghe compilazioni manuali di tracciamenti. Inoltre sarebbe opportuno pianificare personale esclusivamente dedicato a questo lavoro e non continuare a usufruire di persone che, parallelamente, hanno la necessità di dedicarsi anche alle mansioni proprie del loro ruolo. Essere stati colti impreparati dalla nuova ondata è ingiustificabile, non comprensibile”.
“Un altro punto mi preme sottolineare: tutti i lavoratori hanno diritto anche al riposo e alla disconnessione, non si tratta di un elemento secondario perché l’eccessivo carico di lavoro e l’impellenza delle scadenze conduce a vivere male e a fare errori, trovo personalmente imperdonabile essere costantemente messa al corrente di nuove disposizioni, senza preavvisi, al pomeriggio del venerdì. Tra le righe ricordo che questo è il periodo degli scrutini, delle iscrizioni, che dietro ogni allievo ci sono individualità da attenzionare, riunioni di rete con i servizi sociali o la neuropsichiatria infantile, sportelli psicologici, ansie e desideri che hanno bisogno di ascolto” conclude la preside di Settimo I.
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