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01 Febbraio 2022 - 10:34
Bruno Orso di Pont Canavese
PONT CANAVESE. E’ deceduto la scorsa settimana, a poco meno di 82 anni, uno dei dipendenti comunali più noti di Pont Canavese e quello che è rimasto attivo più a lungo: fino a due anni fa aveva infatti continuato a prestare gratuitamente la propria opera.
Si tratta di Bruno Orso, assunto all’età di 18 anni ma che il municipio lo aveva frequentato fin da bambino ed anzi… vi era nato. Non si tratta di una battuta: è la moglie Rita a pronunciare questa frase e ne spiega il perché.
In famiglia, prima di lui, c’era stato un altro dipendente comunale: il nonno materno, che in qualità di messo aveva a disposizione un alloggio all’interno del palazzo municipale. Lì venne ospitata la madre di Bruno nell’ultimo periodo di gravidanza: si era alle soglie della Guerra e nell’appartamento in cui viveva con il marito faceva troppo freddo per restarvi. Bruno Orso nacque quindi il 20 febbraio 1940 in quell’edificio particolare e vi trascorse molta parte dell’infanzia e dell’adolescenza: erano i nonni ad occuparsi di lui dato che i suoi genitori lavoravano entrambi in Manifattura, come buona parte dei pontesi a quell’epoca. Il padre era assistente nel Reparto Filatura e solo vent’anni più tardi, con la chiusura dello stabilimento, avrebbe aperto una bottiglieria in Via Marconi, anch’essa a due passi dal Municipio, sull’altro lato della strada.
Negli Anni Cinquanta e Sessanta le normative erano ovviamente meno rigide di quelle odierne e lo storico impiegato dell’Anagrafe Michele Roncaglione (meglio conosciuto come “Michelino”) cominciò a portare con sé “al piano di sopra” il nipote del messo comunale, facendosi aiutare nel lavoro d’ufficio: compito di cui un ragazzino non poteva che andare orgoglioso. Una volta terminata la Scuola Media continuò infatti a collaborare con il personale del Comune in modo estemporaneo finché a 18 anni, grazie ad un concorso, venne assunto davvero.
Per lungo tempo, fino al 1994, svolse con serietà e cortesia i propri compiti, diventando col tempo quello che oggi sarebbe il “Responsabile del Settore Amministrativo-Finanziario”. Fu lui ad insegnare il lavoro all’attuale Responsabile prima di andare in pensione e lo fece con grande impegno e passione.
Parlare di pensione, in verità, è un po’ improprio: ufficialmente era un dipendente a riposo, di fatto continuò a dare una mano ogni volta che ce n’era bisogno e per sette anni, dal 2013 al 2020, riprese addirittura servizio a tempo pieno… sempre in qualità di volontario. “Non era un uomo che pensasse al denaro” – dice la moglie – Gli piaceva quel lavoro ed era contento di essere utile”. Aveva preso l’ impegno molto sul serio: pur lavorando gratuitamente, rispettava l’orario d’ufficio e tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, garantiva la sua presenza. Un bell’esempio di disponibilità e non era dovuto al fatto che nel frattempo fosse diventato sindaco il cognato Paolo Coppo. Smise di recarsi in Comune – ed aveva 80 anni! – solo dopo lo scoppio della pandemia: sarebbe stato troppo rischioso.
Oltre a quella per il suo lavoro, Bruno Orso aveva altre due grandi passioni: per i libri e per la montagna. Alla montagna aveva dovuto rinunciare negli ultimi anni a causa delle condizioni di salute ma la lettura aveva continuato a ricoprire un ruolo fondamentale nella sua vita e gli consentiva di trascorrere il tempo senza annoiarsi ora che era bloccato in casa. Possedeva una ricca biblioteca personale ma aveva fatto a suo tempo molto di più: nella seconda metà degli Anni Sessanta, insieme all’assessore Igino Balagna, del quale era amico, si era impegnato per istituire a Pont la Biblioteca Civica che, aperta nel 1968 avvalendosi dell’opera di volontari, poté in seguito essere gestita da personale stipendiato. In quei primi anni Bruno si occupava dell’apertura serale (che era riservata ai lettori adulti ed avveniva il martedì ed il giovedì sera dalle 8 alle 10) e dell’acquisto dei libri. Se poi era necessaria una sostituzione nelle ore diurne, si metteva volentieri a disposizione.
La passione per la montagna era altrettanto intensa. E’ stato anche co-autore di due volumi rivolti agli escursionisti. Il primo, uscito a metà degli Anni Novanta per iniziativa della Pro Loco di Ronco, s’intitolava ”Sui sentieri della Valle Soana”. Per pubblicarlo la Pro Loco si appoggiò alla “Rivista della Montagna” ed in quell’occasione Bruno conobbe il giornalista e scrittore Gianni Valente, che gli propose di scrivere a quattro mani il libro uscito nel 1997 con il titolo “Dalle vigne agli stambecchi – 50 escursioni in Canavese per quattro stagioni”. Valente era stato vittima diversi anni prima di un grave incidente in bicicletta, che lo aveva costretto a muoversi con l’aiuto delle stampelle: sui sentieri facili e per lui accessibili, i due si recavano insieme; quelli difficili li percorreva Bruno insieme alla moglie, girando in lungo e in largo per il Canavese.
Con Rita Brunasso Cassinino si era sposato nel 1967: si erano conosciuti quattro anni prima, quand’era tornato in paese dopo il servizio militare. E’ stato un matrimonio felice, tra persone che condividevano le stesse passioni e facevano tutto insieme.
Negli ultimi anni Bruno Orso aveva dovuto affrontare diversi problemi di salute: aveva cominciato col cuore, poi se ne erano aggiunti altri. Eppure continuava ad andare in ufficio e la partecipazione al rosario e soprattutto al funerale di tanti suoi colleghi presenti e passati dimostra quanto fosse benvoluto: del resto era una persona gentile, che instaurava buoni rapporti con tutti, dipendenti del Comune, amministratori, cittadini.
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