Difficilmente il prossimo anno sarà “tre volte Natale e festa tutto il giorno” come cantava il buon Lucio Dalla in una sua famosissima canzone. Dopo due anni di pandemia e nonostante restrizioni, chiusure e riaperture questo fine 2021 non promette nulla di buono con una preoccupante ripresa dei contagi. Non vogliamo però con questo articolo aggiungere la nostra voce alle tante che ormai quotidianamente si pronunciano, spesso a sproposito, sul tema Covid 19 perché se una cosa l’abbiamo capita è che la comunicazione e l’informazione ufficiali in questi ultimi due anni non sono state in grado di dare ai cittadini delle risposte chiare alle tante domande che ognuno di noi si è posto e si pone e quindi è meglio non aggiungere confusione a confusione.
Vogliamo piuttosto cercare di capire quanti e quali danni questa situazione abbia portato ad un tessuto sociale già provato da anni di crisi economica, sociale e valoriale.
In tema sanitario si è venuta creando una ridda di ipotesi, spesso non avvalorate da alcuna fonte autorevole, che in taluni casi ha rovinato amicizie di lunga data e diviso famiglie al proprio interno tra pro-vax e no-vax, tra pro-pass e no-pass. Come accade ormai un po’ in tutti i settori la società italiana tende a polarizzarsi intorno a due idee contrapposte e la politica, che dovrebbe avere la capacità di trovare un mediazione e una sintesi, è troppo impegnata al mantenimento del proprio status quo per affrontare, e possibilmente risolvere, con responsabile determinazione i problemi dei cittadini.
Se alla questione vaccini e green pass aggiungiamo i periodi di chiusura e le limitazioni agli spostamenti locali, nazionali e internazionali il quadro tende ad assumere tinte molto fosche. Mentre all’inizio della pandemia un po’ tutti pensavamo che sarebbe durata poco e saremmo ripartiti migliori di prima i fatti ci dicono esattamente il contrario e oggi ci troviamo in una società diffidente, disillusa, spesso indifferente, con poca voglia di spendersi per il prossimo o per il bene comune.
Non parlarsi, non discutere di persona ha portato molte persone a rintanarsi in casa e un eccessivo utilizzo dello smart working e della DAD nelle scuole ha ridotto ai minimi termini quelle relazioni sociali necessarie a far funzionare in maniera equilibrata e solidale una società complessa e frenetica come quella attuale.
Una situazione di questo tipo, dove di fatto il dibattito pubblico è scomparso dai radar, ha fatto, e lo fa tuttora, comodo a chi in qualche modo, direttamente e indirettamente, detiene il potere. Questo purtroppo vale sia per il livello locale che per quello nazionale ed internazionale così che la politica si è arroccata nelle stanze del potere trincerandosi dietro un continuo stato di emergenza che le ha permesso di prendere spesso decisioni in modo autoritario senza passare dalle assemblee elette, alla faccia della democrazia e della voce del popolo.
Ormai siamo in una situazione nella quale i Comuni e le comunità amministrate hanno margini di manovra risibili e devono spesso subire decisioni prese dall’alto senza potere, o volere, muovere un dito. Prendiamo ad esempio la sanità, l’istruzione, la viabilità, la salvaguardia dell’ambiente. Mentre in un tempo nemmeno tanto remoto i Comuni e le Province potevano dire la loro oggi le Province, per lo meno quella di Torino, grazie a una scellerata pseudo-riforma sono state eliminate e i comuni, soprattutto quelli poco intraprendenti come il nostro, navigano a vista senza mettere sul piatto un minimo di programmazione.
Per rimanere in casa nostra le vicende irrisolte che ruotano intorno al nuovo Ospedale, al Movicentro, alla Valcalcino, al Piano Regolatore, alla nuova Biblioteca, alla Piscina comunale e agli impianti sportivi in generale, al disastroso servizio di trasporto pubblico, a inesistenti o impalpabili politiche sul turismo e sul territorio non sono che alcune di quelle che ci portiamo dietro da inizio legislatura e che molto probabilmente rimarranno senza una soluzione.
La pandemia oltre ad aver evidenziato situazioni disastrose in campo sanitario che peraltro già si conoscevano, ma per le quali la politica ha fatto poco o nulla, è stata spessovolutamente utilizzata come una scusa valida per tutto, ben coadiuvata dell’altra parola magica di questi ultimi mesi: PNRR.
Qualunque domanda si ponga, qualsiasi richiesta si faccia la risposta automatica che parte come un disco rotto è che c’è stata e c’è la pandemia o che ci penserà il PNRR come una moderna lampada di Aladino.
Tanto per citare un caso emblematico sul trasporto pubblico locale, in una Commissione consiliare convocata ad hoc la Presidente dell’Agenzia per la mobilità piemontese, dopo aver esordito con ilsolito rimando al PNRR, sollecitata da alcune nostre domande sulle tempistiche ha candidamente affermato che, forse, il prossimo anno potrebbe arrivare qualche bus elettrico, ma che la flotta dei catorci che abbiamo oggi dovrebbe venire interamente sostituita entro il 2033!?! (proprio il 2033 ha detto non il 2023).
Crediamo che ogni commento sull’inconsistenza della politica attuale sia superfluo e nel frattempo ogni tanto un bus prende fuoco mentre svolge il servizio … con buona pace dell’Europa e del Green New Deal.
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