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Quando il cemento armato iniziò a sgretolarsi 

Quando il cemento armato iniziò a sgretolarsi 

Oggi vi racconto una storia (di pura fantasia nella quale i personaggi e i fatti sono totalmente inventati). Questi fatti sono accaduti “fra un pò di anni “diciamo .... non lo so, fra un pò.” Ve la racconto così come dei “testimoni oculari” me l’hanno raccontata. Non ponetevi questioni temporali, si sa che l’orologio può andare avanti o anche indietro. O no? Ormai ci siamo abituati a tutto anche all’impossibile. Mi correggo: a quello che si credeva potesse essere proprio impossibile. E’ una storia che riguarda le costruzioni ed il cemento armato. Mi dicono che un bel giorno il tondino “di ferro” non si trovava più sul mercato mondiale, iniziò a costare 10/100 volte il prezzo normale e poi scomparve. I vari paesi dell’intero mondo cercarono di trovare una soluzione ma soprattutto di capire cos’era accaduto. Emerse con grande difficoltà, per la mancanza di una univoca informazione molto frammentaria ed anche molto contraddittoria, che si stavano verificando crolli a ondate in tutto il mondo di strutture costruite in cemento armato. I più anziani vociferavano che era risaputo che il cemento armato non sarebbe stato eterno; qualcuno parlava di cento anni di vita, altri disquisivano adducendo dati scientifici di varia provenienza sostenendo che non esisteva alcuna prova di quanto si sentiva affermare nè in un senso nè tantomeno in quello opposto. 

Le più disparate tesi divenivano oggetto di confronto o anche di scontro acceso ai vari livelli, dal bar sotto casa ai vari talk show. Tutti i media non parlavano d’altro. Furono mesi di scompiglio totale e di panico assoluto tra la popolazione mondiale. Iniziarono ad essere tendenzialmente abbandonati soprattutto i grattacieli di prima generazione e poi, via via, tutte le costruzioni anche quelle più basse e persino quelle di più recente elevazione, mentre i crolli, ad ondate incomprensibili, si verificavano sempre più spesso nei vari continenti.

Si attraversavano con grande timore i ponti e i sottopassi e ci si fidava solo di quelli costruiti dagli antichi, senza ferro e calcestruzzo ed il traffico sia su strada sia su rotaia a poco a poco si bloccò! Si viaggiava più solo in pianura o nei fiumi o per mare, facendo sempre massima attenzione alle varie strutture di attraversamento sovrastanti. Il traffico aereo rallentò tantissimo per la difficoltà di rifornimenti, riservati comunque ai mezzi pubblici. Dopo breve tempo si giunse ad ordinanze di sgombero e demolizione di tutto il costruito in cemento armato. In tutto il mondo o quasi. Furono costruite grandissime tendopoli in cui alloggiare le popolazioni che abbandonavano le città. Si demoliva e si ricostruiva con un nuovo materiale di costruzione: tondini di plastica dura e una particolare colla cementizia. Questo materiale commercializzato in tutto il mondo era prodotto solo da due o tre industrie che ne avevano iniziato la produzione gia’ da tempo ed avevano enormi depositi di stoccaggio. Il prezzo inizialmente quasi competitivo rispetto al tondino e al calcestruzzo man mano che la domanda aumentava lievitava di pari passo. Le popolazioni alloggiate in queste enormi tendopoli, nonostante gli indescrivibili disagi, erano indotte, da una martellante informazione, a sentirsi fortunate e quindi a considerare i vari Stati che, con enorme solerzia provvedevano alla loro salvezza, come un generosissimo capofamiglia che vede e provvede ed infine protegge tutti più o meno in egual misura. Se non ci fosse lo Stato che pensa a tutto, cosa avrebbero fatto i singoli cittadini? Sarebbero rimasti a turno sommersi dalle macerie delle proprie abitazioni prima o poi inesorabilmente crollate. Questo era il messaggio, questa era la vulgata. Chi aveva le possibilità economiche si ricostruiva la casa con il nuovo materiale e chi non le aveva, senza mezzi economici, non poteva che attendere la ricostruzione da parte dello Stato di enormi capannoni o pseudo caserme popolari attribuite gratuitamente in cambio della cessione del suolo originario di proprietà dove insisteva la casa crollata o abbattuta. Non c’era altra soluzione. Ma lo sgombero coatto e la demolizione non fu possibile in tutti i casi, sia per motivi tecnici sia burocratici sia legislativi e in tanti non vollero abbandonare la propria casa. Le costruzioni non liberate e non lasciate demolire furono private per motivi di sicurezza del gas inizialmente e poi della luce. Fu lasciata solo l’acqua e in alcuni casi la fogna che richiedeva anch’essa di essere ridisegnata totalmente. Chi resisteva, riceveva continui avvertimenti ed inviti a lasciar casa perchè in caso di crollo sarebbe morto o si sarebbe fatto molto male e non sarebbe stato possibile ricevere soccorsi immediati perchè si sarebbe potuto verificare un sovraccarico di lavoro emergenziale. Quindi per il suo bene, ma anche per rispetto nei confronti dello Stato, che tanto si stava dando da fare per apprestare ospedali da campo, scuole prefabbricate e nuovi casermoni per tutti, era invitato ad evacuare. “Ma nella mia casa non c’è cemento armato, è del 700 con volte in mattoni e muri in tufo o pietra. Non importa, il Ministero con i suoi tecnici paventa un possibile crollo. E’ possibile che non vi siano serviti d’esempio tutti i crolli ad ondate che si sono verificati?” “Ma io non ho cemento armato”. “Ora basta siete proprio ignoranti e irresponsabili.” Nel contempo molti ingegneri e geometri contestavano sia le demolizioni sia il nuovo materiale: radiati dai propri albi! Certo radiati perchè loro per primi avrebbero dovuto demolire la propria casa e propagandare il nuovo materiale senza minimamente contestarlo o avanzare dubbi dannosissimi per il nuovo indispensabile ordine sociale. Non tantissimi, ma comunque un numero significativo di cattedratici di scienze delle costruzioni dicevano: fermatevi !...... tutto questo e’ assurdo! Licenziati dalle varie Università. In tutto questo solo gli indigeni dei paesi del terzo mondo che vivevano in villaggi dove il cemento armato non sapevano cosa fosse furono risparmiati dal dover affrontare drastici e radicali cambiamenti di vita quotidiana. L’immigrazione clandestina non rappresentò più un problema perchè occorreva manovalanza per demolire e ricostruire. E di fatto però si autolimitò per la situazione che interessava soprattutto i paesi più sviluppati. I paesaggi cambiavano fisionomia per l’accumulo di materiali di demolizione solo parzialmente differenziati e le pianure diventavano colline. Pare che la mafia avesse trovato il modo di inserirsi in questo enorme giro di lavoro, occupandosi dello smaltimento dei detriti inquinanti o tossici, finiti in gran parte nelle profondità abissali degli oceani. A questo punto si faceva interessante il racconto ma i miei interlocutori si accomiatarono raccomandandomi di muovere le lancette dell’orologio molto più avanti per sapere da altri la conclusione. Chissà “come andò o andrà” a finire?

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